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Champions League: domani alle 20,30 la Pro Recco affronta lo Jug Dubrovnik

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RECCO – A Dubrovnik la Pro Recco si gioca la vetta della classifica. Dopo lo sgambetto operato dallo Szolnok, in Ungheria, la formazione biancoceleste cerca il riscatto in terra croata per ritrovare il primo posto in graduatoria. 
Con un Tempesti e un Ivovic in più, rispetto alla gara magiara, mister Pomilio può contare su tutti gli effettivi; all'andata – tra le mura amiche di Sori – il Recco ha archiviato la gara in poco più di due tempi mostrando brillantezza e gioco di livello. Nella vasca di Dubrovnik, però, il clima sarà tutt'altro che amico e la bomboniera croata potrebbe nascondere più di un'insidia per i tredici biancocelesti.

Entrambe le formazioni guidano il Girone B a quota 15 punti e lo scontro è, quanto mai, diretto; fondamentale il gradino più alto nel girone in vista soprattutto della Final Six in programma a Budapest. 
Nello Jug – forte dei suoi stranieri e non solo – militano (più e meno) vecchie conoscenze della pallanuoto recchelina: il primo è Maro Jokovic, protagonista assoluto della finale di Barcellona in cui la Pro ha messo le mani sull'ottava Champions League della propria storia, permettendo il tanto atteso Triplete. Maro, mancino temibile, ha nel tiro la sua arma più affilata; così come Felipe Perrone (che ha militato in biancoceleste dal 2010 al 2012), destro naturale brasiliano di nascita ma naturalizzato spagnolo che ha contribuito non poco alla causa recchelina. Potrebbe definirsi incursore e playmaker per ogni team, ma sarebbe troppo riduttivo.
Lo Jug, tuttavia, non è solo ex Pro Recco ma anche giocatori del calibro di Obradovic, Loncar, Fatovic e Markovic per citarne alcuni.
Servirà la massima concentrazione "per uno dei match pù importanti della stagione", proprio come ha assicurato Michael Bodegas dopo la gara contro l'Ortigia che lo ha visto protagonista con quattro marcature.

La Pro Recco ricorda Jesus Rollan
Una parata, una di quelle fondamentali in uno di quei match in cui un gol poteva significare gloria o abisso. Un bacio al pallone e un sorriso verso il pubblico; uno di quei sorrisi che quella calotta rossa ha sempre portato sotto il numero 1 e tra i pali. Esattamente dieci anni fa, l'angelo della porta biancoceleste Jesus Rollan volava via, portando la pallanuoto e il suo cuore buono tra le stelle. 

Un po' come ne "Il Piccolo Prinicipe" di Saint Exupery, ha insegnato a tanti grandi campioni come rimanere bambini nonostante tutto, nonostante i grandi impegni e le forti pressioni. 

Portiere della Pro Recco e della Nazionale spagnola, in molti lo ricordano con affetto e simpatia: il primo di tutti è senza dubbio Alessandro "Sandrone" Calcaterra: "Porto il suo nome tatuato sul polso. Jesus era l'anima dello spogliatoio, senza di lui non esisteva squadra, quel ragazzo spagnolo è stato un amico fraterno e un vero leader per quel team che era unito da sentimenti forti. Eravamo una famiglia".

Il Caimano, il vice Presidente Eraldo Pizzo, ricorda con amicizia e tenerezza quel ragazzo dolce e fragile che tanto ha dato (in termini sportivi e di umanità) alla città: "Dobbiamo ringraziarlo per quanto ha fatto tra le fila della Pro Recco, ha contirbuito a grandi successi e, ancora oggi, lo ricordo per davvero con tanto affetto".

Stefano Tempesti, lo ha conosciuto bene e anche da vicino. "E' stato senza dubbio il numero uno della mia generazione, uno dei miti con i quali io sono cresciuto. Ricordo bene un aneddoto di quando arrivai a Recco, era appena stato ufficializzato il mio passaggio dalla Florentia e, per chiarire ogni possibile dissapore iniziale, uscimmo insieme a bere una birra. All'inizio non fu facile, ma in poche settimane diventammo immediatamente amici. Ripeto, è stato un grande".
Dieci anni fa ha lasciato tutto e tutti, scioccando il mondo dello Sport – paradossalmente – proprio come quando una parata delle sue mandava letteralmente in visibilio le folle e i tifosi biancocelesti. La sua presenza manca a tutto il movimento pallanuotistico e non solo, per questo motivo rivolgiamo al nostro Jesus un affettuoso pensiero, ricordandolo con quel sorriso e quello sguardo distratto e scapestrato che lasciava l'animo pieno di gioia.

La chiosa, d'obbligo, arriva con il ricordo del Presidente Maurizio Felugo: "Una delle pagine più tristi della mia carriera legate a un personaggio straordinario, ha lasciato nei compagni e negli avversari un ricordo fantastico. Ero giovane ma affrontarlo era un piacere. Il suo punto forte? Prima ancora di quello sportivo il lato umano, aveva un rispetto verso il prossimo davvero unico".

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