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Il commento | Su quel palo che trema ancora…

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Calaiò colpisce di testa – Foto Patrizio Moretti 

Quando si unisce il furore agonistico alla tecnica in un mix entusiasmante anche per i palati più fini, allora il quadro appare davvero completo. Ce n'è per tutti i gusti, ed è un banchetto ricco e spettacolare

LA SPEZIA – C’è stampata tutta la forza di questa squadra su quel palo colpito da Nenè nel finale di partita contro il Modena. Un palo che trema ancora, ne siamo certi.
C’è tutta la voglia di non lasciare nient’altro di intentato sul cammino, e continuare a seminare punti dopo averci preso gusto, cavalcando una fiducia mentale ed una condizione fisica che vanno sempre più di pari passo. La teoria studiata a gennaio è messa in pratica nel migliore dei modi sul campo, su ogni campo.
Quando disponi, poi, di questa qualità, di questo spirito di sacrificio e di questaintensità agonistica, ti spieghi più facilmente la lieta novella di questo periodo.
Mimmo Di Carlo batte il “dieci” a tutto uno stadio che applaude le giocate delle aquile a più riprese, talvolta incessantemente, sempre più coinvolto e convinto col passare del tempo.
E’ cosi che si conquista il Picco, con questo furore, con questa prepotenza atletica, con questa “fame” di vittoria che, prima ancora, è voglia di arrivare primi su ogni palla.
Ma quando si unisce il furore agonistico alla tecnica in un mix entusiasmante anche per i palati più fini, anche per quelli, cioè, che oggi verrebbero tacciati come tifosi più “borghesi“, allora il quadro appare davvero completo. Ce n’è per tutti i gusti, ed è un banchetto ricco.

Non c’è stata partita, contro il Modena di un applauditissimo Hernan Crespo. Chi gioca di più, chi gioca meno, pare ogni volta rivestirsi della stessa voglia di partecipare ad un meccanismo quasi perfetto, oliato con cura di dovizia da un tecnico esperto che davvero, può confermarsi fino al termine della stagione come l’arma in più in questa categoria.
L’arma dalla quale ripartire ad occhi chiusi anche nel prossimo campionato, qualunque sia l’esito di questo. Un tecnico che oggi ha presentato una versione ancor più efficace dell’ultimo Spezia vincente, una squadra che verticalizza e duetta, palla a terra, con estrema naturalezza tra le linee avversarie.
Con un centrocampo ed un attacco che, nei movimenti senza palla, sovente riflette spettacolo negli occhi di chi guarda, permettendo sempre più di una soluzione al compagno in possesso del pallone; il tutto svolto con una continuità importante, figlia di una grande condizione fisica.
Una condizione fisica da dover conservare e mantenere, oro colato per la forza mentale di una squadra rifondata dalle ceneri di una sfiducia che poteva deprimerla definitivamente, un paio di mesi or sono. Ma quella era una storia sbagliata, troppo brutta per essere vera.

Sul piano più squisitamente tecnico, è indispensabile rimarcare come, anche ieri, certe manovre sembrino quasi un ballo cadenzato al ritmo scelto dalla musica che lo Spezia ha voglia di ballare, a seconda dei momenti della partita.
Citare i singoli, stavolta davvero, sarebbe come fare un piccolo torto a quel concetto di squadra con la “S maiuscola” che oggi sappiamo cosa significa, dopo tanto averne sentito parlare.
Così ti spieghi tanti piccoli dettagli che funzionano, come la compattezza tra i reparti, in cui spicca un rapporto strettissimo di interdipendenza funzionale tra centrocampo, difesa e gol subiti nelle ultime settimane.
Lo Spezia che si allunga, che arranca e presta il fianco alle ripartenze avversarie, è sempre più un lontano ricordo. Quello era uno Spezia che bruciava in un amen quanto di buono costruiva davanti, pur concretizzando poco. Ora non più.
Ora, difendere bene e fare schermo davanti alla difesa è il primo presupposto per creare con serenità qualcosa di importante in fase offensiva, dove gli esterni viaggiano ad un ritmo estenuante per gli avversari, col duplice scopo di crearesuperiorità numerica costante a centrocampo, e dare supporto alla prima punta negli ultimi venti metri, giocando mai troppo lontani.

E’ uno Spezia fisico, veloce, tecnico, coriaceo, padrone del gioco, compatto. E belloda vedere. Una squadra che trova la via del gol con regolarità, e che dà sempre l’impressione di poterne fare di più.
Una squadra il cui portiere resta il più delle volte inoperoso, un “6 politico” da fantacalcio. Questo incantesimo va coltivato, senza paura di sognare terre prestigiose mai esplorate.
Il quarto posto raggiunto oggi consente di guardare con estrema fiducia al match di venerdì prossimo a Chiavari, consci che anche solo muovere la classifica potrà essere determinante, senza alcuna urgenza e pressione di troppo.
La primavera è solo agli albori e tanti scontri diretti sono prossimi a venire; i colpi da dover sparare restano tanti ma le munizioni paiono rifornite come non mai nella storia recente della nostra serie B.

Entusiasmo. E prendiamoci Chiavari.

 
Dennis Maggiani – © Riproduzione Riservata
www.speziacalcionews.it
 

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