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Basile, Natale e Pollio confermano le dimissioni, Federici le respinge. Ma la guerra continua

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Di Marco Ursano

LA SPEZIA – Luca Basile, Davide Natale e Alessandro Pollio confermano le dimissioni, chiedendo che si faccia un “dibattito franco e aperto” nel PD; il sindaco Massimo Federici le respinge e congela le deleghe. E’ questa l’estrema sintesi di una delle giornate più convulse del PD spezzino e della Giunta di centrosinistra. Il livello dello scontro tra correnti PD è al massimo storico, tanto che alla base delle dimissioni dei tre assessori c’è il principio che le dinamiche di partito non possono e non devono condizionare l’attività amministrativa. Lo hanno spiegato loro stessi oggi pomeriggio durante una conferenza stampa auto convocata al bar Cantieri. Archiviata la scena delle scatole di cartone alla Lehman Brothers di stamattina in Comune, i tre dimissionari, che tra un paio di giorni riprenderanno i rispettivi lavori (meno Basile, che in questo periodo non ha un’occupazione e questo fa sicuramente onore alla coerenza politica della sua scelta di dimettersi e quindi rinunciare allo stipendio da assessore) hanno sentito l’esigenza di articolare le motivazioni del loro gesto.

“Non sono dimissioni che hanno a che fare con questioni nazionali- hanno detto in coro- l’elemento scatenante è stato l’allontanamento di Stretti. Non perché la sostituzione di un assessore non rientri nelle prerogative di un sindaco; ma nel caso di Stretti non sono state motivazioni amministrative sul suo operato, è stato dimesso per una posizione che ha assunto durante un’assemblea del PD.  Ci troviamo di fronte ad una dinamica interna di corrente che va a modificare un assetto istituzionale: è inaccettabile, la città viene prima del PD. Ci siamo voluti dissociare da una gestione del potere con tratti patologici. Siamo qui sulla base di una valutazione che non verte sul dissenso rispetto al cosa, ma al come.” 

Metodo, quindi, non merito. Lo hanno rilevato gli stessi ex assessori, anche se hanno lasciato intravedere che le differenze ci sono e verranno fuori: “Sul merito delle questioni non c'è mai stata una presa di distanza da parte nostra per lealtà e per spirito di coesione, ma da domani ci riserveremo di esprimerci più liberamente.”

Le dimissioni sono state rassegnate tramite lettera formale e successivamente Basile e Natale hanno avuto due separati colloqui con il Sindaco, mentre Pollio non ci ha ancora parlato, ma “solo per questioni logistiche”. “Il congelamento deleghe lo leggiamo come un atto di attenzione nei nostri confronti, ma ad oggi non ci sono le condizioni per revocare le dimissioni.” L’unica cosa certa è che a questo punto il pallino è nelle mani del Sindaco. Da parte della componente orlandiana, maggioritaria nel gruppo consiliare in Comune, non c’è l’intenzione di sfiduciare la giunta (anche perchè è vietato dallo Statuto del PD), ma il clima da resa dei conti è evidente. Il primo appuntamento è giovedì prossimo all’Unione Comunale del Pd. Basile, Pollio e Natale hanno inoltre tenuto a precisare che il Ministro Orlando, loro riferimento politico nel PD, non ha avvallato affatto la loro decisione, anzi.

Adesso, gli scenari possibili sono molteplici. C’è quello di una ricomposizione, che molti ritengono poco probabile; e quello di ulteriore aumento della conflittualità tra correnti, che potrebbe anche sfociare in una accelerazione verso la tornata elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale, ora prevista nel 2017, previo commissariamento del Comune. Conterà molto la tattica che sarà adottata della componente paitaiana del PD, e segnatamente della sua leader, che fino ad oggi ha dato prova di un atteggiamento muscolare e non certo conciliante nel dibattito interno al partito. Il congelamento delle deleghe da parte di Federici può essere anche letto come un sintomo di difficoltà e di sottovalutazione della reazione della corrente avversa. In altre parole, probabilmente non si aspettava le dimissioni dei tre. La verità più amara è che, un’altra volta, i veri problemi della città e dei cittadini, che sono stufi di assistere a questa guerra continua, rimangono sullo sfondo. Centro destra e Grillini ringraziano e si fregano le mani.

Marco Ursano

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