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Walter Tocci: la riforma di Renzi

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"Ignora il patrimonio morale e culturale della scuola italiana"

LA SPEZIA – Walter Tocci, Direttore del Centro Riforma dello Stato, invitato dall’Associazione Culturale Mediterraneo ha presentato all’Urban Center il suo libro “La scuola, le api e le formiche”. Il Presidente Giorgio Pagano ha presentato il libro sottolineando la sua coerenza con uno degli assunti su cui è nata e cresciuta l’Associazione: la riflessione sull’anima della scuola, sui suoi fondamenti valoriali, sulla nuova didattica. Per Tocci, infatti, “la riforma della scuola non è una questione di leggi ma una grande questione culturale del nostro tempo”. Tra i punti principali del suo intervento quello sulla “didattica tutta da inventare per il nuovo mondo” e sul “ripensamento dei fondamenti teorici e pratici della didattica”, problemi “non affrontati dalla buona scuola del Governo Renzi”. Così come, hanno detto sia Pagano che Tocci, non vengono affrontate dalla riforma governativa altre questioni chiave: la riforma dei cicli scolastici, l’abbandono degli studenti, il neoanalfabetismo degli adulti, le diseguaglianze sociali. L’unica novità è “l’applicazione ossessiva della logica di uno solo al comando anche nel mondo della scuola”: “ci sono – ha detto l’autore –  presidi capaci e presidi incapaci, il rafforzamento solo amministrativo della figura aiuta solamente il preside inadeguato, chi è capace il suo ruolo lo ha già conquistato sul campo”.

Tocci ha poi criticato la competizione tra insegnanti (“il lavoro migliore è quello di equipe, il clima di condivisione nelle scuole non va minato”) e una concezione tutta formale della valutazione (“con i quiz ministeriali la scuola di Mario Lodi e di don Milani non sarebbe mai diventata un modello per generazioni di insegnanti”). Focus anche sul rapporto con il mondo del lavoro: “Il nostro sistema produttivo è arretrato e non ha bisogno di tante competenze: abbiamo circa la metà dei laureati rispetto agli altri Paesi europei, ma non trovano lavoro”. La soluzione “non è abbassare il livello dell’asticella per adeguarsi al mercato, perché così si lavora per il declino, ma invece investire su scuola e ricerca per sviluppare l’economia”. Infine una considerazione sul metodo: “Non c’è stato un coinvolgimento delle competenze, né un rapporto con i fermenti che ci sono nelle scuole: dentro la scuola italiana c’è un patrimonio morale e culturale, il vero riformatore deve entrare in connessione con questo patrimonio, non fare editti decisionisti che poi non riescono a modificare la realtà”.

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