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Gianni Pastorino (Rete a Sinistra): Cassa integrazione Fincantieri di Riva Trigoso, “mancano i presupposti”

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"E' inaccettabile da un’azienda che ha appena ricevuto commesse per 6,3 miliardi di euro”

GENOVA – Una cassa integrazione concessa senza che vi sia crisi aziendale: è quanto sta succedendo in questi giorni alla Fincantieri di Riva Trigoso. Rete a Sinistra porta il caso in consiglio regionale e chiede spiegazioni immediate: «Una brutta storia, del tutto incomprensibile, che penalizza i lavoratori e pone qualche perplessità sulla concessione degli ammortizzatori sociali – dichiara il consigliere Gianni Pastorino -. Inevitabile per noi chiedere alla giunta se sia d’accordo sull’attribuzione di una cassa integrazione guadagno ordinaria (CIGO) a un’azienda che negli ultimi mesi ha ricevuto commesse per 6,3 miliardi, e che fino a poco tempo fa prometteva a destra e a manca un aumento di posti di lavoro».
La questione dei numeri fa davvero riflettere: «Fincantieri ha chiesto la cassa integrazione per 15 dipendenti, un numero irrisorio se paragonato ai 700 lavoratori impiegati nel cantiere di Riva Trigoso – sottolinea Pastorino -; è chiaro che qui emerge l’incapacità del management: qualcuno non riesce (o non vuole) affrontare un problema organizzativo interno, che dovrebbe essere piuttosto semplice da risolvere. La cassa integrazione dovrebbe essere l’extrema ratio: ma non è certo questo il caso»,

C’è anche da considerare l’atteggiamento tenuto dall’ente previdenziale: «Ci chiediamo se sia giusto che l’INPS conceda una cassa integrazione che, a nostro giudizio, manca di presupposti – prosegue Pastorino -. Gli ammortizzatori sociali servono per sostenere le aziende in momenti di crisi: ribadiamo, allo stato attuale non è il caso di Fincantieri. Riteniamo che chiedere la cassa integrazione per il 2,1% del proprio personale sia offensivo nei confronti di quelle aziende che davvero non ce la fanno ad andare avanti, che sono costrette a riduzioni di personale. Queste sono le imprese che bisogna aiutare».

Infine, il retroscena: «questa triste vicenda si inquadra in un contesto di pessimi rapporti fra direzione aziendale e organizzazioni sindacali – puntualizza Pastorino -, a tal punto da far pensare che, dietro a tutto questo, ci sia la scelta di voler incrinare i rapporti delle parti sociali all’interno dell’azienda».

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