laspezia.cronaca4.it - La Spezia News in Tempo Reale

PD. Ti odio e poi ti amo. Ma il segretario è mio

Più informazioni su

La contropartita degli orlandiani è Barli candidato unico. di Marco Ursano

LA SPEZIA – I cronisti politici di razza insegnano a noi neofiti che bisogna sempre guardare di là dalle apparenze, scavare, non fermarsi alla comoda velina di partito. Se poi ci aggiungiamo il motto evergreen della politica italica “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, ecco che il quadro che esce dalla crisi di giunta di ieri, con la dimissione dei tre moschettieri (definizione coniata da colleghi), può essere letto in relazione allo scontro per il controllo del PD provinciale che va avanti da mesi. Bella scoperta, diranno in molti. Certo, proviamo però sottolineare alcuni passaggi di questa House of Cards al pesto.

Intanto, la defenestrazione di dirigenti qualora saltino nella fazione avversa è patrimonio genetico comune ad entrambe. Quello che è successo a Stretti è equiparabile alla vicenda di Venturini di qualche mese fa, fatto dimettere dagli orlandiani da capogruppo in Consiglio Comunale perché passato nelle file paitiane. Peraltro, la gestione personalistica dell’amministrazione pubblica da parte delle correnti PD è prassi ormai consolidata, pensiamo a Renzi che in realtà governa con una decina di suoi amici, alcuni neanche iscritti, fregandosene di ogni assetto istituzionale e soprattutto del Parlamento. Federici ha utilizzato la sua carica in più occasioni per fare campagna elettorale a favore della Paita. E i continui attacchi a Forcieri negli ultimi mesi? Non sono certo sul merito dei problemi portuali, ma per combattere le presunte ambizioni di candidatura del presidente AP alla carica di sindaco. Non ci si può scandalizzare, quindi, per il licenziamento di Stretti, anche se è vero che rappresenta un vulnus nuovo. Pollio, Natale e Basile hanno detto che si sono dimessi perché prima viene la città e poi il PD e l’amministrazione non può essere ostaggio della battaglia correntizia. Sfidiamo chiunque a non essere d’accordo. Ma allora ci si dimette su questioni di merito su cui esercitare pubblico dissenso, e ce ne sono tante, da Piazza Verdi, al porto, allo sviluppo della città. Anche sul modello di governo di un Comune, come equilibrare il rapporto tra democrazia rappresentativa e coinvolgimento dei cittadini e delle loro istanze organizzate. Quando Federici ha di fatto negato il dialogo su tutta la linea con comitati civici e ambientalisti, non abbiamo visto insorgere nessuno del trio di assessori dimissionari. Pollio, Natale e Basile hanno chiesto un chiarimento interno al PD, e la prima tappa sarà l’Unione Comunale di giovedì. Neanche una riunione di coalizione, tanto meno un’assemblea pubblica o qualcosa che gli somigli. Anche questa volta, tutto comincia e finisce dentro alle stanze chiuse del PD. L’identificazione tra partito e cosa pubblica è totale.

La vera posta in gioco, dicevamo, è il controllo del partito. Adesso, un Federici indebolito da questa continua guerriglia contro tutto e tutti, in parte ispirata dalla Paita, è in palese difficoltà. L’appello all’intervento risolutore di Andrea Orlando non è solo ispirato alla condivisione di responsabilità di una crisi, che altrimenti porterebbe interamente sulle sue spalle. E’ un tentativo reale di salvare la legislatura ed andare a votare nei tempi previsti. Elezioni anticipate, con un PD al minino storico di simpatia tra gli spezzini e la componente paitiana in difficoltà, sarebbero un suicidio. E’ chiaro però che per ricomporre la frattura gli orlandiani chiedono una contropartita. Che è la candidatura unica di Federico Barli alla segreteria provinciale del PD. I paitiani dovrebbero rinunciare alla Pecunia (peraltro Mazzanti è stato già giubilato settimane fa) e votare compatti l’ex collaboratore di Ignazio Marino. A quel punto, il trio dimissionario rientrerebbe o si troverebbe una soluzione simile per far continuare Federici. Un accordo che, se andasse in porto, come per magia potrebbe rinnovare una temporanea armonia tra le anime. Che comunque, è facilmente intuibile, potrebbe facilmente sfaldarsi quando la ricerca del candidato a sindaco PD per le amministrativa 2017 entrerebbe nel vivo.

Anche qui, le ipotesi si sprecano. Della eventuale candidatura di Lorenzo Forcieri abbiano già scritto. In questo momento, sembra l’unico notabile PD ad avere chance di vittoria. In alternativa, c’è l’ipotesi “Rosaia”, che piace tanto ad Orlando. Trovare un esponente di spicco della società civile da candidare, tenendo il PD in secondo piano. Nei corridoi che contano, si sussurra che uno dei nomi più gettonati sia quello dell’imprenditrice Giorgia Bucchioni.

Marco Ursano

Più informazioni su