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Investimenti in calo ma la Liguria “resiste”

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La diminuzione registrata nella nostra regione negli ultimi dieci anni è inferiore a quella media nazionale e di alcune regioni del Nord. Grasso (Confartigianato): «I dati ci dimostrano che i contributi mirati hanno salvato il nostro tessuto economico. Ora riponiamo grandi aspettative sui bandi in uscita». 

GENOVA – Anche la Liguria non è stata risparmiata dal calo degli investimenti che ha riguardato tutto (o quasi) il territorio italiano tra 2005 e 2013. Ma da quanto emerge dall’ultima analisi dell’Ufficio studi di Confartigianato (dati Istat e ministero dell’ ligure, zzo (ate segnate da un calo importante, rispettivamente del nto o il territorio italiano Economia e delle Finanze), la nostra regione è riuscita a tenere testa alla media nazionale e a diversi territori del Centro-Nord: a fronte di un calo generale nel Paese pari al 24,4%, la Liguria, decima in Italia, registra una diminuzione del 23,6%.
Il crollo maggiore si è verificato nel Sud (-29,7%) e nelle Isole (-41,6%), ma anche regioni come Veneto ed Emilia Romagna sono state segnate da un calo deciso, superiore a quello ligure e pari, rispettivamente, al 27,2% e al 26,3%. L’unica regione che ha registrato una crescita in quest’arco temporale è stata l’Abruzzo (+5,3%). In calo anche la provincia autonoma di Bolzano (-8,3%), Piemonte (-14,7%) e Lazio (-15,2%).

«Il 2013 coincide con l’ultimo anno di significativi incentivi in Liguria – commenta Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – e i dati ci dicono che, nonostante un andamento nel lungo periodo segnato da una discesa generale, inevitabile a causa della crisi economica, gli ampi contributi mirati, da alcuni criticati, hanno salvato il nostro tessuto economico rispetto ad altre aree del paese. Le micro imprese hanno potuto accedere ai fondi europei e investire nel proprio sviluppo, e, in particolare, nell’innovazione».

Nel 2013 gli investimenti fissi lordi in Liguria hanno superato la quota dei 7 miliardi, rappresentando il 15,6% del Pil regionale.
Tra 2005 e 2015, a livello nazionale, gli investimenti che hanno tenuto sono stati proprio quelli in ricerca e sviluppo e software, registrando un +2,5%: non è un caso che il 38,3% delle micro e piccole imprese italiane sia impegnata in attività di innovazione, quota al di sopra di 6,2 punti percentuali alla media Ue del 32,1%. Nello stesso periodo, tra i settori calati maggiormente, gli impianti e costruzioni, circa del 30%.

«Ora – aggiunge Grasso – riponiamo grandi aspettative sui bandi, alcuni appena usciti e altri previsti a breve, che sono ancor di più tarati sulle microimprese, e avranno lo scopo di ridare ossigeno ad imprese stremate dalla crisi e cercare di far ripartire la nostra economia regionale».

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