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Restaurati dalla Fondazione Carispezia gli affreschi del presbiterio di San Michele Arcangelo

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LA SPEZIA – È stato presentato questa mattina, mercoledì 23 marzo, il restauro dei dipinti murali del presbiterio della Chiesa vecchia di San Michele Arcangelo a Pegazzano, sostenuto dalla Fondazione Carispezia con uno stanziamento di 22.000 euro. L’intervento si unisce al progetto di recupero volto a salvaguardare dal degrado e a ripristinare il valore culturale e architettonico dell’importante sito, promosso dal Comitato Pro San Michele vecchio, presieduto da Gino De Luca, che ha già raccolto da privati cittadini le risorse necessarie per il restauro della volta del presbiterio.


Hanno partecipazione alla presentazione, tra gli altri, il presidente della Fondazione Carispezia Matteo Melley; il vescovo della Diocesi di La Spezia-Sarzana-Brugnato, Monsignor Luigi Ernesto Palletti; Don Luca Pescatori, parroco di San Michele Arcangelo a Pegazzano; Angela Acordon ed Enrico Vatteroni, funzionari della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria; Gino De Luca, presidente Comitato Pro San Michele Vecchio.


 

L’iniziativa rientra nelle linee programmatiche della Fondazione mirate alla valorizzazione dell’identità storico-culturale del territorio e, in particolare, alla conservazione del suo patrimonio artistico. San Michele Arcangelo a Pegazzano è infatti un edificio di culto di grande interesse storico, architettonico e culturale, utilizzato dalla comunità per seicento anni (dal 1348 al 1952) e ancora oggi molto apprezzato, al punto che, nel 2014, è stato inserito ai primi posti tra i siti spezzini votati al censimento nazionale “I Luoghi del Cuore” condotto dal FAI – Fondo Ambiente Italiano.  


Il restauro dei dipinti murali del presbiterio – cinque paraste decorate con motivi geometrici e sei ampie composizioni raffiguranti i Santi Evangelisti ed i Santi Pietro e Paolo – è stato condotto sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria. Gli interventi di restauro sono stati eseguiti da Francesca Gatti e Lorenzo Rugiati.


La chiesa di San Michele Arcangelo risale al XIV secolo, come testimoniato da un’iscrizione marmorea del 1349 posta alla base del campanile. Rimaneggiata all’inizio del VXII secolo, la chiesa conserva diverse interessanti testimonianze architettoniche ed artistiche risalenti ad epoche anche molto diverse (XIV, XVII, XIX e XX secolo) che fanno dell’edificio uno dei più importanti siti del patrimonio storico e culturale cittadino.
Il restauro dei dipinti murali del presbiterio della Chiesa vecchia di San Michele Arcangelo a Pegazzano – La Spezia. 

Il restauro dei dipinti murali si è reso necessario a causa dello stato di avanzato degrado che li aveva gravemente compromessi.

I dipinti, realizzati dall’artista spezzino Giovanni Tronfi nel 1929, sono stati eseguiti a tempera murale in stile neo gotico, in linea con il gusto dell’epoca.


La chiesa in cui è conservata l’opera è caduta in disuso nel 1952 ed è convertita in falegnameria fino agli anni ottanta del secolo scorso. Lo stato d’abbandono, l’incuria, unite alla presenza di gravi infiltrazioni d’acqua piovana, provenienti dal tetto, hanno provocato un progressivo decadimento degli intonaci e delle relative pitture.


La ricostruzione del tetto risalente agli anni novanta ha rallentato il processo di degrado dell’intera struttura ma non ha impedito l’attacco da parte di biodeteriogeni e la formazione di sali e nitrati sulla superficie pittorica, veri responsabili del deterioramento.

A seguito dei dovuti sopralluoghi e constatate le effettive precarie condizioni dell’opera, si è deciso, in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio della Liguria, di restaurare le aree danneggiate ma recuperabili e di ricostruire le ampie zone lacunose.


La scelta metodologica è stata dettata dal reperimento di materiale fotografico d’archivio ed è stata resa possibile per l’evidente particolare modularità, ripetitività e simmetria dei decori; nelle zone in cui non è stato possibile adottare la tecnica sopra descritta si è optato per mantenere aree cromaticamente neutre, in modo tale da conciliare le esigenze devozionali liturgiche con quelle deontologiche rispetto alle procedure di conservazione delle opere d’arte.


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