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“Na rèsa ‘nte na sèsa”, circonlocuzione di Renzo Fregoso

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LA SPEZIA – Un’interminabile standing ovation ha concluso la circonlocuzione che Renzo Fregoso dal 1982 regala ininterrottamente alla città in occasione della festività patronale. Il gremitissimo salone “G.Sforza” dell’Accademia Lunigianese di Scienze “G.Capellini” ha accolto sabato scorso la performance sulla spezzinità del novantaquattrenne poeta, intitolata “Na rèsa ‘nte na sèsa”. “Solo i poeti esprimono parole che rimangono nel tempo”, ha affermato Giuseppe Benelli, presidente dell’Accademia, e Fregoso, attingendo in gran parte al dialetto spezzino, ha coinvolto nel suo amabile racconto l’intera platea nel corale senso di appartenenza alla città. Il dialetto rappresenta una componente fondamentale del suo ricco bagaglio culturale ed è riconosciuta la sua abilità nel riuscire a trasferire alle parole significati immediati ed ancora più ampi, ricostruendo momenti del proprio vissuto attraverso persone e fatti mai dimenticati.

Con la modulazione bassa della voce, vera e propria cantilena congeniale per far emergere la musicalità della parlata locale, Fregoso ha proposto uno speciale viaggio autobiografico nel passato e nel presente, sostando su vari temi non separandoli dall’attualità. L’ironia, su cui fa leva ogni passaggio della narrazione del poeta spezzino, è stata come sempre il valore aggiunto del suo monologo, giocato con imbattibile arguzia sulle assonanze di particolari parole. Non casualmente, infatti, ha colto nel termine “entropia” l’occasione per citare dal poema dantesco sia Pia de’ Tolomei che Farinata degli Uberti, per poi approdare all’amata “farinata”, specialità della tradizione alimentare spezzina. Con altri simpatici e commoventi richiami in “Na rèsa ‘nte na sèsa” hanno trovato posto riflessioni sull’esistenza, sul dialogo religioso, ricordi dell’infanzia e, simpaticamente, anche papa Francesco, che “dice buona sera quando è sera”, ma soprattutto ama i “disperati che trovano l’abbraccio di un filo spinato”. Al termine, tutti in piedi ad applaudire Fregoso.

Valerio P.Cremolini

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