laspezia.cronaca4.it - La Spezia News in Tempo Reale

Messaggio per la santa Pasqua

Più informazioni su

di Luigi Ernesto Palletti*

LA SPEZIA – «Se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra». Così l’apostolo Paolo ci invita a guardare al grande mistero della risurrezione. Un evento che ha in sé una verità profonda, della quale gli Apostoli sono testimoni autorevoli: «Il Signore è veramente risorto!». Nella sua prima lettera, san Giovanni presenta tutto ciò non solo come un fatto isolato, ma in un mandato di annuncio, affinché si possa stabilire una comunione nuova: «Quello che abbiamo toccato con le nostre mani, che abbiamo udito con i nostri orecchi, visto con i nostri occhi, lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi». Con l’evento della Pasqua, infatti, la nostra comunione trova la sua pienezza proprio nella appartenenza a Colui che è morto e risorto per la salvezza di tutti. Il mistero pasquale di morte e risurrezione del Signore Gesù non ci è dato però né per far sorgere una speranza ideale, quasi utopica, né per fondare una semplice filosofia di vita. Il Risorto ci conduce invece al valore e al senso vero della nostra esistenza. Con la redenzione, ovvero la vittoria sul male e il perdono dei peccati, Gesù ci conduce alla comunione con il Padre suo, e ci apre l’orizzonte dell’eternità. Essa diventa così il metro autentico del nostro cammino e ci rivela quanto sia prezioso il tempo presente. In esso infatti siamo chiamati a compiere le scelte essenziali, quelle che nell’oggi segneranno il per sempre della nostra vita. «Vieni servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto».

Nella misericordia e nella carità riceviamo e costruiamo il nostro futuro. Infatti è nella misericordia che siamo stati salvati: «Quando eravamo ancora peccatori il Padre ha mandato suo Figlio». Ma è altrettanto vero che non otterrà misericordia colui che non avrà avuto misericordia. Guardare al Risorto vuol dunque dire essere salvati ma anche divenire strumenti di salvezza per il prossimo. Dono e responsabilità si incontrano, si esigono reciprocamente. Accogliere nella fede il Signore risorto diventa così la vera porta della misericordia, come Egli  stesso ci ricorda: «Ecco sto alla porta e busso, se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me».

Ancora una volta il Signore ci chiede di guardare in alto, non per sfuggire alla realtà, ma per poterci immergere in modo più profondo e consapevole nel cuore del mondo: «Non chiunque mi dice:” Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio». Lì infatti siamo inviati per far risuonare il Vangelo della Misericordia come testimoni autorevoli. Testimoni non perché infallibili, ma perché per primi abbiamo fatto, e ogni giorno siamo chiamati a fare, la continua esperienza del perdono di Dio. Esprimiamo dunque tutto ciò facendo nostri quei gesti, quelle tappe, che Papa Francesco ci ha indicato per il grande giubileo della Misericordia. – Non giudicare: sia veramente uno stile nuovo per la nostra vita. Il bene è bene, il male è male. Così devono essere chiamati senza compromessi.

Ma il rapporto con ogni uomo sia sempre nella luce della misericordia e della fraterna correzione, ricordando che Cristo è morto ed è risorto per tutti. – Perdonare: se abbiamo fatto il cammino indicato all’inizio della Quaresima, potremo ora compiere quel gesto significativo di riconciliazione che ci permetta di ricomporre la comunione con quel fratello, con quella sorella. Comunione incrinata per un fatto grave o magari a causa di una banale incomprensione. – Donare: non si tratta solo di risanare le fratture, ma anche di fare il primo passo, di anticipare lo sguardo sulle necessità dei fratelli. Se abbiamo occhi, non possiamo non vedere: a meno che non sia subentrata in noi quell’indifferenza che distrugge la carità e che fa sentire i problemi sempre come cose che riguardano “gli altri”. Ma alla fine del cammino terreno saremo giudicati proprio su questo: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare …».

Termino desiderando ricordare proprio tutti e ringraziare particolarmente coloro che si dedicano, a qualunque titolo, al servizio dei fratelli più bisognosi. Un pensiero particolare a coloro che, per qualunque motivo, stanno vivendo un momento di difficoltà. Un ricordo nella comunione e nella Fede a tutti quei fratelli e quelle sorelle che, nel mondo, sono perseguitati a causa del nome di Gesù. Su ciascuno invoco la benedizione del Signore.

*Vescovo

Più informazioni su