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«La Palmaria va innanzitutto pensata, poi curata, non costruita, non snaturata»

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Roberto Mazza, Forum Salviamo il paesaggio, Stefano Sarti, Vice Presidente Legambiente Liguria. 

LA SPEZIA – «L’isola Palmaria si è fortunatamente salvata, da quella che da anni in Liguria viene chiamata “rapallizzazione” del territorio, grazie anche agli insediamenti della Marina Militare i cui presìdi  (forti, batterie, depositi) hanno inconsapevolmente vegliato sulle possibili intemperanze dei numerosi assessori all’urbanistica liguri: da quelli dei piccoli comuni, fino a quelli regionali, comprendendo naturalmente molti dei loro validi tecnici. Naturalmente grazie anche a tutti coloro -in primis l'Italia Nostra del Prof. Faggioni e della Prof ssa Tartaglione – che negli anni 60 e 70 si adoperarono per contrastarne la lottizzazione – e al parco. Si è così salvata la costa, il mare, la fauna marina, i fondali e naturalmente il paesaggio, la cui bellezza non può essere svenduta in cambio di qualche porticciolo per Vip o alcuni Hotel di Charme sparsi nella radura. Anche perchè queste operazioni richiederebbero infrastrutture e viabilità, e produrrebbero di sicuro maggiori danni al turismo di quanti ne favorisca il lusso di nicchia (ci confermano i dati ISPRA che oggi la maggioranza del turismo privilegia di gran lunga i borghi e la natura più selvaggia).

Se ce ne fosse bisogno prendiamo due semplici analogie dalle cinque terre, una propositiva e virtuosa e l’altra rovinosa . La prima è che una delle mete più amate del turismo mondiale è “assediata”, principalmente “per essere osservata”, proprio per quel delicato rapporto tra natura, cultura e lavoro dell’uomo (che affascinava già Petrarca intorno al 1350) e rimasto quasi inalterato; la seconda è che nonostante i mezzi della moderna razionalità le nostre amministrazioni pubbliche non sono capaci di trarne vantaggi particolari, addirittura non riescono a coordinarne lo sviluppo. Ma non parliamo di telematica d’avanguardia o opere avveniristiche, ma di organizzazione turistica, di sentieri inagibili, di treni!

Naturalmente il nostro pensiero preoccupato va anche al drammatico “crocevia all’italiana”, rappresentato dall’incontro tra politica, grandi imprese e interessi privati, dove il cammino delle pratiche urbanistiche in aree di pregio esce dai binari  del buon senso e dell’interesse comune, e sfugge alla guida anche degli amministratori più attenti e perbene,  in un “pericoloso discontrollo” da cui è molto difficile uscire.

La Palmaria va innanzitutto pensata, poi curata, non costruita, non snaturata, e infine  riparata  e protetta. Naturalmente un Parco, anche il più rigoroso, ha bisogno di qualche servizio che ne faciliti l’uso turistico e le escursioni. Che ne valorizzi i luoghi (il forte, la cava di portoro).
Abbiamo apprezzato molto le parole confortanti del presidente Toti: “non costruiremo mezzo metro quadrato in più”. Possiamo rassicurarlo che vigileremo, lo terremmo letteralmente "d'occhio" affinché queste sue non siano solo vuote parole.

È anche troppo facile costruire case, la vera sfida sarà costruire amministrazioni in grado di capire il vero valore della protezione del territorio, la sua bellezza e le sue risorse.»

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