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Il commento – Lo scherzetto di Mimmo

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Mister Mimmo Di Carlo – Foto Patrizio Moretti

In settimana, Di Carlo meditava lo scherzetto a Rastelli, e lo scherzetto è arrivato. L’ha vinta Mimmo, di esperienza, perché anche a questo servono gli allenatori che in serie B possono avere un notevole peso specifico

Pare che Rastelli non l’abbia presa bene.
Quando un allenatore, dopo una partita giocata dalla propria squadra a ritmo presso che balneare, arriva ad esclamare che se c’era una squadra che doveva vincere, quella era il Cagliari, evidentemente comanda in lui una parte sbagliatadi quell’area del cervello, detta “area di Wernicke”, che guida il linguaggio, e che può spesso fregare nei commenti a caldo.
Quante ne abbiamo sentite, di dichiarazioni del genere…

L’Avellino dello scorso anno, allenato proprio dal tecnico adesso a Cagliari, ha vinto diverse partite in contesti nei quali, se c’era una squadra che doveva vincere, non sarebbe dovuta essere la sua, compresa quella famosa partita secca nei Play Off al Picco, quando certo, anche lo Spezia gli diede una grossa mano per quelcolpaccio contro pronostico che ancora, da queste parti, fa sanguinare il ricordo.
Ad ogni allenatore, probabilmente, andrebbe tolta la parola nell’immediato dopo partita; ogni allenatore dovrebbe avere la facoltà, ed in certi frangenti anche il buon gusto per sé e per chi lo ascolta, di rilasciare analisi e dichiarazioni di sorta a mentefredda, dopo aver meditato, magari dopo aver masticato bocconi amari e aver avuto il giusto tempo per digerirli.

Di Carlo ha amministrato la merenda pomeridiana come poteva e come doveva, fuori da casa sua.
Un primo tempo di contenimento e di costante cura tattica dell’avversario, senza buttarsi all’avventura onde evitare allungamenti tra i reparti che, contro un avversario cosi tecnico e veloce, avrebbe fatto male negli spazi, finendo per indirizzare nel verso sbagliato la partita.
Perché se concedi metri e fiducia ad una squadra come il Cagliari, in uno stadio come il Sant’Elia, poggi più di un piede nella sconfitta.
Squadra corta e compatta dunque per il Mimmo sprugolino in versione isolana, con tanta voglia di arrivare all’intervallo senza subire danni per poi giocare un altro tipo di partita nei secondi 45 minuti.
E cosi è stato, concedendosi fin da subito qualche giocata in più, qualche inserimento in più dei centrocampisti e maggiore coraggio nell’alzare il baricentro della squadra, andando ad affondare compatti non appena ha capito che c’era la possibilità di “bucare” una squadra non irresistibile dalla cintola in giù.

Calaiò di rapinaPiccolo di classe mirando un angolo e sparando nell’altro, ed una squadra intera a spazzare via palloni negli ultimi minuti dopo il gol di Giannettiche aveva riaperto la partita.
La beffa poteva essere dietro l’angolo, per uno Spezia che ha dovuto rinunciare aTerzi in un momento cruciale del match, dapprima arretrando Errasti, e poi inserendo Crocchianti, altro giovane della “Cantera” aquilotta ad esordire in prima squadra.
La sofferenza di quei minuti di recupero vale una gioia davvero grande al momento del triplice fischio di un ottimo Pairetto.
Una gioia che sfiora lacrime ed emozioni intensissime.

In settimana, Di Carlo meditava lo scherzetto a Rastelli, e lo scherzetto è arrivato.
L’ha vinta Mimmo, di esperienza, perché anche a questo servono gli allenatori che in serie B possono avere un notevole peso specifico.
Servono a vincere partite del genere, non da favorito, con la strategia prima di tutto, con la cura dei particolari, pensando prima a sopravvivere, e poi a cercare lagloria, gli archi e le frecce, attaccando i punti deboli dell’avversario. Con umiltà.

Lo Spezia ora è terzo da solo, ma solo provvisoriamente.
Comunque vadano i posticipi, le aquile hanno comunque sistemato i conti con la sconfitta di sabato scorso contro il Trapani, e questa era la cosa più importante oltre che difficile.
Ma gli attributi e l’andatura di questo gruppo da tre mesi a questa parte parlano chiaro, e dettano legge in questo campionato; se non fosse per quel girone d’andata infausto e pure sfortunato, questa squadra sarebbe a giocarsela per la promozione diretta.
Ma quella era anche un’altra squadra, tatticamente, mentalmente esostanzialmente.

Ci siamo, non ci siamo spenti dopo quel lungo filotto interrotto una settimana fa, ed anzi gridiamo ancora a voce alta: “Nessuno come noi nel 2016”!

Dennis Maggiani – © Riproduzione Riservata
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