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PD. Vince la Pecunia e i duellanti continuano a duellare

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Di Marco Ursano

LA SPEZIA – Che Federica Pecunia abbia vinto, e con largo vantaggio, la competizione nei circoli è chiaro nei numeri e nel laconico augurio di buon lavoro del Ministro Andrea Orlando, che invece ha sostenuto Federico Barli. Detto questo, proviamo a imbastire un’analisi sulla situazione determinata dall’elezione della Pecunia a Segretaria di Federazione, la prima donna nella storia del PCI-PDS-DS-PD, come ha rimarcato con la consueta enfasi la sua principale sponsor Raffaella Paita.

I votanti

Una vittoria netta. Lo dicono i numeri, che in politica significano voti. E che proviamo a interpretare. Intanto, bisogna distinguere i voti dei militanti, si chiamavano così quando il partito era ancora un partito, quelli che la sera fanno le riunioni e magari un paio di volte la settimana danno i volantini al mercato; sempre meno, in verità, e sempre per questioni elettorali, non sia mai che il partito degli iscritti si esprima pubblicamente su temi come la gestione dei rifiuti, il decoro urbano, le crisi occupazionali e le soluzioni per lo sviluppo futuro. Per questo ci sono gli amministratori e i capetti, capi intermedi e capi supremi di corrente. La base è solo corpo elettorale, chiamata a raccolta dai vari leader quando c’è bisogno, appunto, di voti.

Poi ci sono gli “occasionali”, quelli che non sanno neanche dove sia la porta d’ingresso dei circoli del partito e lo scoprono solo in occasione delle primarie o delle tornate elettorali come quella di ieri. Una specie di entità ectoplasmatica, le cosiddette “tessere di plastica” come li ha definiti lo stesso Barli, protagonisti assoluti del “votificio”, altra definizione di esponenti illustri dell’area orlandiana; questi ultimi però dimenticano che codesta pratica è in auge sin dai tempi in cui c’era ancora il muro di Berlino e che, progressivamente, grazie anche alla pervicace pratica della gestione verticistica del partito, la partecipazione democratica al dibattito politico interno al PCI-PDS-DS-PD nel corso degli anni è progressivamente scemata sino a quasi scomparire. Certo, Renzi ha dato il colpo di grazia, interessato com’è al PD solo come contenitore di consenso plebiscitario alle decisioni sue e della sua cerchia di amici; ma la materia prima c’era sin da quando il premier partecipava alla Ruota della Fortuna.

Analizzando poi la geografia del voto, si scopre che è vero che Barli ha vinto alla Spezia, ma l’area paitiana ha recuperato parecchio lo svantaggio iniziale, arrivando sino al 45%. Una mezza vittoria, quindi, mitigata solo in parte dalla soddisfazione di avere prevalso in una “piazza” paitiana come Migliarina o nel circolo in cui è iscritta la stessa Lella. Che stravince in tutto il resto della provincia, dal Manzanarre al Reno. Roccaforte assoluta Sarzana, in cui l’asse con il sindaco Cavarra fa il bello e il cattivo tempo e genera risultati da periferia di Bucarest anni cinquanta, come il 119 a 16 a Grisei e il 79 a 6 a Sarzanello per la Pecunia. Spicca, stentoreo, il 91 a 1 di Battifollo, il luogo più paitiano che ci sia.

Gli eterni duellanti

Il risultato di ieri, quindi, sancisce oggettivamente la netta vittoria della Lella e la altrettanto netta sconfitta di Orlando. L’ennesimo capitolo della saga mutuata da “i Duellanti”, il bellissimo film di esordio di Ridley Scott in cui i due ufficiali francesi Armand D’Hubert e Gabriel Feraud se le danno di santa ragione per tutta la vita. Per la Lella è una rivincita dopo la sconfitta delle regionali. Dimostra di avere sotto stretto controllo il partito e può cosi rilanciare tre cose: la rete di sostegno per il SI al referendum costituzionale di Renzi, l’azione amministrativa di Federici e la sua personale candidatura alla prossima tornata elettorale nazionale. I punti uno e tre sono strettamente correlati: sia che Renzi vinca o perda il referendum, nel 2017 si andrà a votare per le elezioni nazionali e nel PD chi si sarà impegnato nella causa avrà una corsia preferenziale per la candidatura alla Camera; se poi c’è anche il controllo dei voti del partito tramite il segretario provinciale, il gioco è fatto. Sul punto due veniamo dopo.

La sconfitta di Orlando è esattamente speculare a quella della sua storica rivale: sancisce il distacco del Ministro dal territorio e la debolezza politica della sua area. Hai voglia di insistere sul chiedere il dibattito sui contenuti quando tre tuoi assessori si dimettono per questioni correntizie. A livello nazionale, poi, i Giovani Turchi sono diventati ormai de facto (non ce ne voglia il Ministro) la sinistra renziana, mentre la sinistra cuperliana, altra area di riferimento dei sostenitori di Barli, si sa che parla, ma non agisce. Dalla sua Orlando ha autorevolezza ed esperienza politica pluriennali e nazionali e una positiva gestione del suo Ministero, riconosciuta obtorto collo anche dallo stesso Renzi. Nonostante ciò, il prossimo scenario elettorale nazionale potrebbe rivelarsi di qualche complicazione anche per lui. Ripartire dal territorio, quindi, dalla sua città, diventa ora imperativo categorico.

La crisi spezzina

La crisi del Comune della Spezia probabilmente si risolverà a breve con un rimpastone di che porterà la legislatura a scadenza naturale. Federici esce rafforzato dal voto di ieri; non è probabile che la minoranza, per giunta acciaccata, si assuma la responsabilità di far cadere la giunta del capoluogo. Ma il problema vero è un altro: le alchimie di corrente ed istituzionali non bastano a contenere crisi di consenso e mancanza di fiducia. La popolarità di Federici e del Pd spezzino, compresa la Lella, al di fuori degli stretti circuiti di partito non è mai stata così bassa. I motivi sono chiari, a partire dalla gestione di Piazza Verdi, se vogliamo ricordare fatti concreti. In generale, il PD cittadino sconta una visione personalistica e privatistica della cosa pubblica, in cui il potere coincide con il partito, anzi, con le sue diverse correnti. Si è già visto alle regionali come è andata e oggi, se è possibile, la percezione generale sul PD sembra ancora peggiorata. Dei futuri sviluppi per la corsa a Palazzo Civico abbiamo già scritto. Mentre la Lella lancia, o fa finta di farlo, Corrado Mori, in attesa di calare il nome del vero candidato, Orlando pensa al “modello Rosaia”, una persona della società civile, e il nome che emerge è quello del brillante avvocato Roberto Rio. Sullo sfondo, Lorenzo Forcieri si prepara, lasciando però circolare la voce che non intende sottoporsi a primarie. Scenari aperti, specialmente dopo il voto di ieri. Due fatti, però, sono certi: che i duellanti, aldilà delle dichiarazioni unitarie di facciata, continueranno a duellare all’arma bianca; e che il controllo del partito e la vittoria delle primarie non significano più automatica vittoria alle regionali e comunali. I bei tempi sono finiti.

Marco Ursano

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