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Emanuele Calaiò: “Un gol speciale che ricorderò a lungo, ora pensiamo all’obiettivo della squadra”

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Il mister ci chiede movimenti senza palla e giocate in verticale. In questo momento abbiamo una buona identità a livello caratteriale, ma dobbiamo acquisirla anche a livello tattico

È arrivato il 150esimo gol in carriera per Emanuele Calaiò e l’arciere lo ha segnato in una delle partite più importanti del campionato, quella contro il Cagliari. Tre punti pesanti e la gioia di un traguardo davvero bello per l’attaccante palermitano, che quest’oggi ha parlato nella consueta conferenza stampa di ripresa allenamenti presso la sala polifunzionale del C.S. “Bruno Ferdeghini“.

È stata una giornata indimenticabile a livello personale perché ho raggiunto un traguardo bellissimo” – ha esordito Calaiò – “In più questo è successo in una partita che ha rappresentato tantissimo per noi: una vittoria fondamentale per dimenticare in fretta la sconfitta contro il Trapani. Nel primo tempo della gara contro il Cagliari non c’è stata una squadra che ha dominato, poi nella ripresa i nostri avversari si sono un po’ allungati perché forse avevano troppa voglia di venire e noi siamo stati molto cinici e abbiamo finalizzato le due occasioni che ci sono capitate“.

Raccontaci com’è stato il gol: “Il tiro cross di Migliore è stato molto insidioso, Storari non ha trattenuto, io mi sono trovato lì e ho segnato: non è stato un gol da ricordare negli annali a livello tecnico, ma per me è stato davvero importante. Per un attaccante è fondamentale trovarsi sempre al posto giusto come poi ha fatto Piccolo in occasione del secondo gol“.

Oltre al gol di sabato, ce n’è un altro che ricordi con piacere? “Questa rete la ricorderò per tutta la vita perché sancisce un traguardo importante. In quasi tutte le squadre in cui ho militato ricordo un bel gol: ad esempio la rovesciata contro il Varese dello scorso anno con la maglia del Catania, oppure la rete al “San Nicola” a Bari sempre in rovesciata con il Napoli. Sono tutti gol belli e li ricordo con piacere“.

Ti sei prefissato un traguardo all’inizio della tua carriera? “Per un attaccante è fondamentale andare in doppia cifra perché questo ti dà una certa importanza: non ho mai tenuto i conti, ma ultimamente quando ne mancavano così pochi ci tenevo a segnare. Non so a quanti gol arriverò in carriera, non ho vent’anni, ma finché sarò in forma penso che continuerò a giocare“.

Come vedi il tuo post carriera e quando pensi di smettere? “Vi porto l’esempio di Rigoni, ex trequartista che ha giocato con me a Torino, mi ha raccontato la sua esperienza dicendo che ad un certo punto gli si è spenta la luce della passione. Ecco io la passione ce l’ho ancora e penso che ce l’avrò sempre: smetterò di giocare solo quando avrò problemi fisici, finché starò bene continuerò. Di questo ne è un esempio Luca Toni, che lo scorso anno ha vinto la classifica cannonieri“.

Come vedi questo finale di campionato dello Spezia? “Nelle ultime dieci partite la squadra che sta meglio fisicamente arriva più in alto in classifica: ora noi non dobbiamo fare calcoli e giocare partita dopo partita. La squadra deve mantenere l’atteggiamento che ha avuto nel girone di ritorno e che ci ha permesso di ottenere tutti i risultati positivi. Negli scontri diretti siamo sotto con Cesena e Bari, ma questi sono dettagli che valuteremo alla fine, ora dobbiamo rimanere uniti e lottare tutti insieme per il nostro obiettivo. Le partite in serie B si possono vincere con episodi, proprio come è successo a noi a Cagliari e al Trapani al Picco“.

C’è un consiglio che ti senti di dare ai giovani per fare una carriera simile alla tua? “A me ha aiutato molto il fatto di essere andato via di cassa da piccolo: a 13 anni sono andato a Torino e questo è stato un momento fondamentale nel mio percorso di crescita: ho forgiato la mia personalità, ho fatto esperienza e ho migliorato il mio carattere. Vivere da solo ti aiuta e capisci molte cose prima degli a altri: ad esempio io vado sempre prima al campo a fare stretching e sto attento all’alimentazione; bisogna avere cura del proprio corpo e non fare tardi la sera, insomma avere un comportamento da professionista, perché la carriera del calciatore è breve, quindi va gestita bene. Questi consigli li do ad Acampora, Ciurria, Crocchianti, tutti giovani con grande potenzialità e spero possano essere utili a loro per non fare gli errori che un giovane può commettere“.

Infine un accenno al lavoro di Di Carlo con la squadra: “Noi lavoriamo sulle cose negative, non su quelle positive: il mister ci chiede movimenti senza palla e giocate in verticale. In questo momento abbiamo una buona identità a livello caratteriale, ma dobbiamo acquisirla anche a livello tattico: siamo un po’ troppo lenti nello sviluppo del gioco, ma i margini di miglioramento ci sono quindi è giusto continuare a lavorare. Da qui a fine campionato possiamo fare ancora meglio e magari riuscire a fare quello step che ci manca per raggiungere un traguardo importante“.

Giulia Lorenzini – © Riproduzione Riservata
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