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Giorgio Pagano e il dibattito sulla Palmaria

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Giorgio Pagano, Presidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo

Da Sao Tomè, uno Stato insulare africano dove sto lavorando al Piano di sviluppo sostenibile di una regione, seguo il dibattito sulla Palmaria. La somiglianza è sorprendente. In entrambi i casi le isole sono un paradiso incontaminato e un ecosistema ricco di biodiversità, e ospitano edifici abbandonati di grande valore storico e architettonico: i forti e le batterie in un caso, le roças, piantagioni già coloniali, nell’altro caso.

Comuni sono i rischi: lo sfruttamento incontrollato della risorsa turistica, l’economia dei resort, la perdita dell’identità. Paradisi naturali unici che diventano uno dei tanti paradisi immobiliari. Ma comune è anche la soluzione: l’ecoturismo che rispetta l’identità dei luoghi e ha come interlocutore privilegiato il turista “attivo”, esploratore e amante della natura, della cultura, della gastronomia, della vita comunitaria dei luoghi. Un tipo di turismo in continua crescita, come dimostrano i dati di tutto il mondo, anche quelli spezzini e di Sao Tomè.

In Africa ho imparato che la partecipazione comunitaria delle popolazioni locali è un fattore decisivo dello sviluppo dell’ecoturismo. Un anno fa, a Sao Tomè, è nata, la “Plataforma do turismo responsavel e sustentavel”: un’associazione che raduna oltre 50 associazioni, ong, comunità e imprese. La “Plataforma” si è dotata di un fondo, che serve per promuovere le attività: gestione del Parco, manutenzione dei sentieri, informazione e marketing turistico, formazione delle guide… Al di là delle differenze, vale l’esempio di una gestione comunitaria di un bene comune, che vuole supplire alla carenza di risorse pubbliche, umane e finanziarie. E’ la stessa sfida del neonato “Laboratorio Palmaria”: “un programma di riuso civico” e “una gestione a carattere ecologico-economico, a partire dalla natura di Parco e di proprietà pubblica dell’isola”. Una sfida anche alla partecipazione di capitali privati, disponibili a investire nell’ecoturismo.

A Sao Tomè partecipano alla “Plataforma” anche imprese, locali e straniere, che hanno investito molto nell’ecoturismo, con buoni ritorni. E’ la prova che si deve tornare ai territori per ritrovare estro e competitività: ripartire dal capitale territoriale e dalla resilienza del locale nell’epoca della finanziarizzazione dell’economia e dei flussi globali. Non ci salveranno gli emiri ma le virtù civiche, i saperi e le imprese che si fondano sul capitale sociale e la coscienza dei luoghi. A Sao Tomè come alla Palmaria.

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