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Il PD al tempo delle mele

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di Marco Ursano

LA SPEZIA – È una proposta irricevibile, quasi indecente, agli occhi di Raffaella Paita e Massimo Federici, quella di dimissionare i due pezzi più pregiati della giunta, Corrado Mori e Jacopo Tartarini. Lo sa bene anche chi l'ha fatta, il segretario cittadino del PD Luca Erba: a un anno dal voto la scomparsa dalla scena politica e amministrativa dell'assessore ai lavori pubblici e commercio e di quello alle aree militari, Palio e Marineria significa inficiare pesantemente la corsa a Sindaco del primo (o di chi per lui, ma sempre di area paitiana). Di qui non ce ne andiamo, mica siamo matti! avranno pensato. Lo sanno anche i bambini che la liturgia politica prevede che a un anno dalle elezioni chi si vuole candidare a sindaco, se non ne fa ancora parte, entra in giunta e utilizza la sua posizione per fare una campagna elettorale all'ultimo respiro, altro che dimettersi. Le istituzioni non sono mica da amministrare in funzione degli interessi dei cittadini e del bene comune, quando mai. Bisogna occuparle militarmente e piegarle agli interessi di corrente del partito e alle esigenze di mantenimento e riproduzione della nomenclatura. E cosa vuoi che sia far mancare il numero legale in Consiglio Comunale per interessi di bottega? Anche noi, mica siamo qui per rispettare le istituzioni democratiche, non scherziamo!

Quella di Erba è stata una provocazione bella e buona, utile ad alzare il livello del muro contro muro. Ci si chiede però fin dove i duellanti vogliono arrivare: la metafora dei due autobus lanciati in corsa uno contro l'altro, e nessuno dei due che vuole frenare per primo, è dietro l'angolo. La strumentalità del dibattito interno al partito democratico è palese e i suoi meccanismi teatrali ormai sono più efficaci di quelli della Commedia dell’Arte. Basti pensare alle dichiarazioni a caldo della neo eletta segreteria Federica Pecunia, che raccontavano di "spirito unitario" e di "grande partecipazione degli iscritti". Ma lei è nuova, la scusiamo, si deve ancora fare. I cittadini, almeno quei pochi rimasti attenti e alle dinamiche politico-amministrative, sono esterrefatti e invocano un evento straordinario, tipo un rapimento degli alieni, che li liberi da questa classe dirigente del Pd alla quale, senza distinzioni di corrente, nulla importa dei destini della città, ma solo dei propri.

Purtroppo, gli alieni hanno ben altro da fare: toccherà quindi agli spezzini regalare l'oblio ai suddetti e a tutte le loro corti, se lo vorranno. Ai cittadini che non ne possono più delle liti, dei personalismi, della spudoratezza, della sostanziale inadeguatezza a rispondere alle domande reali della città. Quelli che ogni giorno vivono lo strano destino dell'elettore, cioè che se un loro eletto dedica il 5% del suo tempo a tentare di risolvere i problemi veri, possono dire di avere avuto una gran fortuna quel giorno che misero la croce sulla scheda elettorale.

Davvero, non si è mai visto un simile ed indecoroso, a voler essere buoni, spettacolo. Ma noi siamo i soliti moralisti, qualunquisti e populisti. E, a pensarci bene, un poco ingenerosi. In fondo, cosa ti vuoi aspettare da una città di provincia quando un ministro del governo più figo e innovativo della storia, rampolla di una delle meglio dinastie imprenditoriali e confindustriali del Paese, dice al suo compagno imprenditore assetato di appalti pubblici "non mi puoi trattare come una sguattera del Guatemala"? Se ci pensiamo bene e con sincero e genuino spirito riformista, i nostri fanno tenerezza.

Alla fine, questi dichiarano in pubblico di odiarsi, ma in fondo si amano e si proteggono l'un l'altro. A noi piace immaginarli la sera quando si ritrovano in Via Lunigiana, sfiniti dopo una giornata d’insulti reciproci sui social. Ognuno porta qualcosa, chi una torta di verdura, chi un po' di focaccia, una crostata. Qualcuno apre una bottiglia, qualcun altro mette su un disco. In genere è un lento, dancing check to check, uno dei più gettonati è il tema del Tempo delle Mele. Dreams are my reality, the only kind of real fantasy…..

Marco Ursano

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