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MUOVIAMOCI Insieme per sostenere la ricerca sulla SLA

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9-30 aprile mostra fotografica e iniziative al Museo Lia

LA SPEZIA – Sabato 9 aprile alle ore 11 al Museo Lia si inaugura MUOVIAMOCI, una mostra fotografica ideata e curata allo scopo di sostenere la ricerca finalizzata a trovare una cura per la SLA. Un’esperienza coinvolgente, in cui fotografia, parole, musica e voci si fondono per raccontare gli alberi e il cielo come metafore della malattia e della speranza. Idea e cura di Roberto Besana. Gli autori delle fotografie sono Roberto Besana e Cristiano Vassalli.
 
La mostra sarà aperta al pubblico, con ingresso gratuito, fino al 30 aprile con orario 10/18 tutti i giorni eccetto il lunedì.


 
Nel periodo della mostra è stato predisposto un calendario di incontri:
 
– Mercoledì 13 aprile ore 18,00: Incontro con autori, fotografi, scrittori e giornalisti che con i loro contributi hanno partecipato all’iniziativa. Interventi di Marco Buticchi, Beppe Mecconi, Cristiano Vassalli, Luca Pollini, Roberto Besana e Riccardo Bonvicini.
 
– Martedì 19 aprile ore 17,30: “Note per la Sla” – gli studenti del Conservatorio Statale di Musica “Giacomo Puccini” della Spezia in concerto con un quartetto di saxofoni.
 
– Sabato 30 aprile ore 10,30: Convegno “Sclerosi laterale amiotrofica e progresso della ricerca”. Intervento delle dottoresse Letizia Mazzini, Ospedale Maggiore di Novara, e Luana Benedetti, già responsabile dell’unità di Malattie Neuromuscolari dell’Ospedale Sant’Andrea della Spezia. Con il patrocinio dell’Ordine dei Medici ed il supporto della Fimmg-Snami della Spezia.
 
L’evento è organizzato in collaborazione con UR Sla di Novara
 
Per informazioni: Museo Civico “Amedeo Lia” Via Prione 234 La Spezia (T. 0187.731100 – attivita.museolia@comune.sp.it)


MUOVIAMOCI. La mostra fotografica
Per presentare la missione e la filosofia di URSLA – acronimo di “Uniti per la Ricerca sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica” – di Novara, era scritto in una pubblicazione dell’associazione questa frase: «Mirare all’orizzonte e trovare sempre il coraggio di riprovarci».
E un orizzonte particolare, caratterizzato da suggestivi scorci naturali è quello che ritroviamo nella mostra Muoviamoci, frutto di collaborazioni prestigiose e generose per le quali il nostro “grazie” è espresso con tutto il cuore.
Del resto in questo mostra c’è molto, in commozione ed emozione.
Le immagini sanno cogliere aspetti del paesaggio che ci circonda, e che spesso nemmeno notiamo, con una poesia e un affetto capaci di rendere vive e vibranti anche le fronde più contorte e segnate dal tempo.
Nella sensibilità con cui tali immagini sono state colte, proposte e infine interpretate negli scritti dei vari autori, c’è la chiave di quella speranza che con l’attività dell’URSLA cerchiamo di rendere concreta, attraverso il sostegno al mondo della ricerca contro la SLA.
Così il titolo stesso, Muoviamoci, palesa il suo profondo significato: bisogna “fare”, con volontà sempre rinnovata, per stimolare attenzione e attenzioni a vantaggio della ricerca scientifica; bisogna “muoversi” per aprire ad altri un cammino.
E può bastare un albero, solo apparentemente sperduto e immoto, a indicare il percorso.


MUOVIAMOCI. Nota del curatore Roberto Besana
Ho una passione.
Ho un’idea che è diventata un progetto.
Ho aperto il mio cuore e intrapreso un viaggio ai confini del dolore.
Lungo la strada ho incontrato tantissime persone sensibili alla sofferenza degli altri, che mi hanno affiancato e hanno dedicato un momento della loro arte, del loro lavoro, del loro pensiero, della loro abilità manuale, o che semplicemente mi hanno sostenuto con il loro incoraggiamento per arrivare fino a qui.
 
La prima tappa di questo lungo viaggio si è concretizzata, ed è nata la mostra Muoviamoci, che vuole proporre anzitutto un aiuto concreto per chi soffre, dando sostegno alla ricerca scientifica sulle staminali nell’ottica di una cura per la SLA.
 
Una semplice successione di immagini che gli amici di questa avventura hanno “legato in cordata”, per creare un momento di empatia da condividere con loro – gli ammalati – e con voi, che speriamo di coinvolgere e sensibilizzare per un sostegno.
 
Protagonisti di questi scatti sono gli alberi – vivi e immobili come i malati di SLA – nel loro protendersi verso il cielo, immagine di speranza: la speranza in un tempo che il nostro contributo può rendere più breve, la speranza di tornare ad essere liberi, staccarsi da terra e seguire la vita, per divertirsi con le nuvole in un orizzonte infinito, dove si potrà trovare un futuro.
 
Quanto sarebbe migliore il mondo se tutti potessero donare una parte di se stessi agli altri, e avere il cuore per scrivere una frase come quella che ha accompagnato l’adesione di un artista al nostro progetto: «This sounds like a worthy project and I am happy to donate music to this cause. Thanks for thinking of me again!».
 
Grazie a tutti voi che vorrete condividere questa nostra avventura e al sostegno che vorrete darci.
 
Un grazie particolare a Cristiano Vassalli – vero amico ed entusiasta attore di questa mostra sin dalla genesi dell’idea e alle colonne portanti di questo progetto: Davide Grecchi, Luca Finessi, e Paolo Crespi ed agli amici spezzini che hanno “camminato” con noi , Andrea Marmori e Beppe Mecconi.


 
MUOVIAMOCI. Metafore di un ripensamento. Nota critica a cura di Nello Rossi.
Nella cultura dei Pellerossa gli alberi non sono cose ma esseri viventi, cui è toccato in sorte di nascere riprodursi e morire nello stesso posto: per questo motivo, prima di tagliarli, si chiede loro scusa, ricordando che il corpo di chi interrompe la loro vita diventerà in futuro alimento per altri alberi.
Una traccia di quella cultura si ritrova in un mito greco che avrebbe dovuto spiegare come una giovane, raggiunta dal dio della luce invaghitosi di lei, si era tramutata in una pianta di alloro.
La sclerosi laterale amiotrofica, terribile malattia che si preferisce non nominare nascondendola dietro un apparentemente innocuo acronimo, può facilmente apparire come un ripensamento della “matrigna” cantata dall’immenso poeta di Recanati: togliere alla vita capace di spostarsi e di parlare la libertà di movimento e la facoltà di esprimersi.
Per questo motivo, invece dei malati, le immagini presentate in questa intelligente quanto lodevole iniziativa, ideata e curata da Roberto Besana, visualizzano degli alberi, impossibilitati a muoversi, cui le didascalie hanno prestato la voce. Le bellissime fotografie – che sarebbero state osservate con grande interesse da Ando Gilardi, cui piacevano enormemente gli alberi: negli ultimi anni, quando non era più in grado di camminare, si faceva accompagnare da un amico in macchina per le strade delle colline dell’Alto Monferrato a fotografarne le radici sporgenti – le bellissime fotografie di Roberto Besana e di Cristiano Vassalli sono trentasei: casualmente, ce ne siamo accorti mentre ne parlavamo, quante sono le impronte della luce che un rullino fotografico sa conservare. Un numero, in fondo, un po’ magico per la fotografia, per questa immagine creata dalla luce – e di nuovo fa capolino il mito legato a quell’antica divinità solare non solo greca – alla cui magia Ando Gilardi aveva dedicato la sua lunga vita, che il caso aveva cercato di rendere in parte simile a quella degli alberi, prima colpendolo, quando era bambino, con la poliomielite e negli ultimi anni costringendolo su una sedia a rotelle.
A queste trentasei immagini ottiche – una delle più incredibili scoperte, anche se spesso non ce ne rendiamo conto, che hanno cambiato il nostro modo di conoscere, di comunicare, di vivere – è affidato il compito di dare una mano per aiutare la ricerca tesa a trovare il rimedio a questa malattia.
Fra i vari “doveri” della fotografia, individuati dalla rivoluzionaria e non ancora del tutta capita prospettiva iconica proposta da Ando Gilardi, c’è anche quello, fondamentale, di fare dimenticare ingenue antiche ma ben radicate superstizioni. E viene in mente La malattia come metafora, il saggio scritto da Susan Sontag, la grandissima studiosa della fotografia, su un altro terribile male che dalle mie parti, sempre per non nominarlo, chiamano “brutto”, il tumore, l’amnesia di cellule che non sanno più quale sia il loro “dovere”: la malattia, è questo il difficile compito demandato all’immagine dipinta dalla luce, non è una punizione divina, le uniche metafore che possono, razionalmente, esprimerla visivamente sono immagini ottiche come quelle presentate in questa mostra.
L’immaginario, ci ha insegnato Susan Sontag, è molto più difficile da vincere delle malattie: e si pensi, per rendersene maggiormente conto, alla melensa moralistica stupida ignoranza contro cui deve combattere, forse con più impegno che contro il morbo, chi è affetto da una malattia come l’AIDS, la sindrome da immunodeficienza acquisita, il cui contagio è quasi sempre imputabile alla “peccaminosa” sessualità.
Ringraziando, oltre a chi ho già ricordato, chi ha dedicato il proprio tempo sapere e sensibilità a questa affascinante iniziativa – le scrittrici e gli scrittori che hanno regalato i loro pensieri agli alberi, le attrici e gli attori e chi di mestiere presta la propria voce, che hanno regalato la loro, e quanti hanno aderito con le proprie composizioni musicali – mi piace dedicare le mie riflessioni su queste immagini, accompagnate da altrettante splendide  didascalie voci e musiche, a Lilly Spina, una cara amica la cui incredibile vitalità nomade era stata fermata da un dio innamorato e forse anche geloso.

                                              

URSLA- Novara.  L’associazione ha la finalità, nell’area d’intervento socio sanitario, di promuovere e sostenere iniziative di ricerca, di studio e di attività clinica volte a determinare le cause e rendere più efficaci le cure per sconfiggere la SLA, con la collaborazione anche del “Centro Regionale Esperto SLA” dell’AOU Maggiore della Carità di NOVARA.
Costituita il 7 dicembre 2011, l’associazione novarese U.R.S.L.A. (Uniti per la Ricerca sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica) si propone di promuovere e sostenere iniziative di ricerca, studio e attività clinica in ambito socio-sanitario, con la collaborazione del Centro Regionale Esperto SLA dell’Azienda ospedalierouniversitaria “Maggiore della Carità” di Novara, allo scopo di determinare le cause e rendere più efficaci le cure per sconfiggere la SLA. Nell’ambito delle proprie attività, URSLA si occupa di promuovere azioni di sensibilizzazione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sulle problematiche connesse alla SLA, svolgere attività di aiuto e supporto alle famiglie dei malati, promuovere e sostenere la realizzazione di studi, ricerche e convegni sulla malattia, anche attraverso l’istituzione di borse di studio.


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