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“Festa della famiglia” organizzata dalla diocesi

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SARZANA – Grande partecipazione di giovani e famiglie, ieri a Sarzana, per la “Festa della famiglia” organizzata dalla diocesi. La festa è iniziata col pranzo al sacco presso la fortezza Firmafede. E’ proseguita, in uno splendido pomeriggio di primavera, con i giochi per i molti bambini presenti, insieme ai giovani e ai genitori, prima della processione verso la chiesa con-cattedrale di Santa Maria Assunta, dove il corteo ha attraversato la Porta Santa della misericordia.
Commentando il vangelo del giorno – l’apparizione di Gesù risorto ai discepoli mentre questi tornavano verso riva dopo una nottata di pesca infruttuosa -, il vescovo Luigi Ernesto Palletti ha evidenziato che la Parola di Dio odierna «ci interpella in maniera particolare» proprio nel giorno della festa della famiglia.

«Il matrimonio è il dono che trasfigura l'amore umano. L’amore diventa salvezza per gli sposi e salvezza per i fratelli. La famiglia è scuola della fede e della vita. E’ la prima cellula della società. Guardando il matrimonio alla luce di Dio, vediamo che è uno spazio di gioia. Lo ricorda, fin dal titolo, l’esortazione del Papa, intitolata: “La letizia dell’amore”».

«Certo, anche nel matrimonio e nella famiglia c’è la fatica. Ma quale realtà nel mondo, se è bella, non costa anche fatica? Chi vince una corsa senza affanno? Chi arriva in fondo senza allenamento? È talmente bella, la famiglia, che vale la pena affrontare tutto. Il sacramento del matrimonio è un dono efficace, perché aiuta ad affrontare le difficoltà».
Giunti i discepoli sulla spiaggia del lago di Tiberiade, Gesù incontra l'apostolo Pietro. Prima della Pasqua, Pietro aveva detto a Gesù che lo avrebbe salvato e che sarebbe morto per Lui. «Poi, nel cortile del sommo sacerdote, di fronte ad una domestica – non all’esercito romano dispiegato – dirà di non averlo mai visto. Gesù ora riaccoglie Pietro. E gli chiede: “Simone di Giovanni mi ami più di costoro?” Pietro gli risponde: “Ti voglio bene”. Di nuovo: “Simone di Giovanni mi ami più di costoro? Ti voglio bene”. Gesù si ripete una terza volta, ma questa volta non chiede più “Mi ami?”, ma “Mi vuoi bene?”. Gesù si abbassa alla fragilità di Pietro, che probabilmente non voleva fare un’altra brutta figura».

Gesù aveva chiesto a Pietro di salire all'amore di Dio. Pietro non riesce. Allora «Gesù si abbassa e si accontenta. Pietro arriverà a dire “ti amo”. E lo farà donando tutta la sua vita. Ma c'è bisogno di un cammino, che comporterà tutta la pazienza, l’attesa e il perdono di Gesù. Così anche noi, di fronte ad un amore più fragile, dobbiamo saper scendere. Gesù scende non per accondiscendere alla fragilità, ma per accompagnare e superarla. Gesù “scende” perché Pietro possa iniziare a camminare: se Gesù non fosse sceso, Pietro non sarebbe salito».

«Questa è la lezione dell'anno di misericordia: non chiamare bene il male, ma riportare a quell’amore che non si saprebbe raggiungere. Gesù non termina il dialogo con un “fa quello che vuoi”.  Ma, con un “vieni e seguimi”».
Il comportamento di Gesù sia di esempio per la famiglia. «Bisogna sapersi accontentare di un “ti voglio bene” per riportate l'altro alla pienezza dell’amore di Dio. Portiamo nella nostra casa questa pagina del vangelo, nelle nostre relazioni, nelle piccole cose. Prima di dire “Non capisci niente”, lasciamo risuonare queste parole. Aiuteremo gli altri e porteremo la gioia nel nostro cuore».

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