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Parole di Giustizia. Orlando: “Il terrorismo non si batte riducendo la democrazia”

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Di Marco Ursano

LA SPEZIA – “Non rispondiamo al terrorismo con torsioni autoritarie. Chi ci attacca si augura la risposta della paura e la riduzione della democrazia. Significativo quello che disse Renzi dopo gli attentati di Parigi: per ogni euro sulla sicurezza spenderemo un euro sulla cultura.” E’ stato questo uno dei passaggi fondamentali dell’intervento del Ministro Andrea Orlando ieri in Piazza del Bastione per la chiusura dell’edizione 2016 di Parole di Giustizia. Orlando è stato intervistato dai giornalisti Luigi Ferrarella e Donatella Stasio di fronte ad una gremita platea più che altro composta di addetti ai lavori, amministratori, dirigenti politici e militanti PD, mentre i bar attorno brulicavano di ragazzi e ragazze assolutamente disinteressati a quanto era detto dal palco. Una sorta di metafora fisica della distanza tra la politica e le nuove generazioni.

Un’intervista pubblica interessante e durata un’ora e mezzo, in cui il Ministro della Giustizia ha toccato temi importanti come, appunto, la relazione tra giustizia, sicurezza e garanzie democratiche nella lotta al terrorismo: “L’inasprimento delle pene non spaventa certo terroristi disposti a suicidarsi, è stupido solo pensarlo- ha detto Orlando- è un dato di fatto che in tutta Europa, a partire da Francia e Inghilterra, il fenomeno di radicalizzazione islamica si è verifica in buona parte all’interno delle carceri. Il carcere deve avere una funzione riabilitativa oppure è “il semenzaio della criminalità” come diceva Turati 150 anni fa. Al terrorismo rispondiamo riaffermando  lo Stato di Diritto.” E proprio il tema delle carceri è stato un altro dei punti chiave del ragionamento di Orlando: “A oggi abbiamo 41 mila trattati con pene alternative al carcere; l’obiettivo è arrivare uno a uno questa è la vera riforma. I contribuenti italiani spendono ogni anno 3 miliardi di euro per le carceri e siamo il Paese con il tasso di recidiva più alto in Europa. Il carcere deve essere organizzato in modo diverso; aumenteremo a 10 milioni lo stanziamento per gli uffici a esecuzione di pena esterna.”

Orlando ha poi sottolineato con forza concetti importanti: “Il carcere non può risolvere i problemi sociali: non risolve il problema della droga, dell’immigrazione, della miseria. Per questo ci vuole giustizia sociale. Sull’immigrazione poi ereditiamo pesanti inefficienze e luoghi comuni. Io sono contrario al reato di clandestinità, e non solo per un motivo umanitario; di fatto impedisce una seria lotta al traffico di esseri umani e aggrava i costi per lo Stato. Mentre il centrodestra ha sempre parlato, io ho firmato gli accordi con il governo marocchino per il rimpatrio dei loro detenuti secondo regole di diritto internazionale.”

Orlando si è soffermato anche sul tema, caro ai giornalisti, della pubblicazione delle intercettazioni telefoniche: “Non è una delega bavaglio, si vuole limitare soltanto l’utilizzo di conversazioni che non hanno rilevanza penale, disciplinare la modalità della captazione e semplificare le autorizzazioni alle intercettazioni per i reati contro la pubblica amministrazione. Purtroppo in questo Paese si pensa che le garanzie riguardino sempre qualcun altro, ma alle intercettazioni sono esposti tutti, non solo i politici”.
Considerazioni un po’ scivolose queste ultime, perché è vero che le intercettazioni dell’ex ministro Guidi, solo per citare l’ultimo caso, non hanno rilevanza penale, ma politica, e molta, sì. Presenti tra il pubblico almeno tre papabili candidati a sindaco e tutti gli attori del braccio di ferro interno al Pd spezzino; è previsto in queste ore un incontro tra il Ministro e il sindaco Federici che ieri sera ha introdotto brevemente l’iniziativa di Piazza del Bastione. Ma questa è un’altra storia.

Marco Ursano

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