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PD. La manfrina è finita, sarà pace armata

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Di Marco Ursano.  

LA SPEZIA – Significato di manfrina, da Treccani.it: “messinscena fatta allo scopo di ottenere qualcosa, di convincere o comunque coinvolgere qualcuno, e sim.: fare la m.; non fidarti, è tutta una m., è solo una m.; ormai conosco bene le sue manfrine; Le si erano messe intorno, facendo tutta una m., per avere qualcosa (Pasolini).”
Ora, senza scomodare Pasolini, che non è proprio il caso, il termine in oggetto riassume in modo efficace il senso della saga, ma non è Star Wars, tra le varie anime del PD spezzino. Le altre puntate le abbiamo già raccontate. Adesso, la trama entra nella fase dei toni più suadenti e unitari, apparenti, e l’accordo è dietro l’angolo. Uno dei tre assessori transfughi orlandiani, il gramsciano Luca Basile, potrebbe rientrare in giunta e addirittura come vice sindaco. Mossa figlia dell’incontro al vertice tra il Ministro Orlando e il sindaco Massimo Federici, che scontenta la stessa ala orlandiana e erbiana, “ma come, te ne sei andato e adesso rientri?”, mente i renziani se la ridono e neanche tanto sotto i baffi. Ne hanno ben donde, sono loro i veri vincitori. The Untouchables (è una saga piena di citazioni filmiche), Tartarini e Mori, rimangono ben saldi al loro posto, forse entrano un paio di tecnici e si immola, consenziente, l’assessore Angelicchio. Questo è il quadro che dovrebbe, salvo aggiustamenti Cencelli alla mano, essere annunciato a breve.

La prova di forza della minoranza in provincia e maggioranza in città si è così rivelata alla stregua di un refolo di vento al Mirabello. Del resto, questi non li senti mai, e diciamo mai, prendere posizione ufficiale su temi politici, veri, locali e nazionali, non una parola, ne pubblica né via social network. Si esprimono solo su posti, ruoli, correnti, componenti. Così è dura fare una battaglia politica contro un’area che, invece, ogni giorno dice la sua su molti argomenti che interessano i cittadini, spesso per voce della sua leader Raffaella Paita, peraltro sempre in perfetta sintonia con il leader maximo premier e segretario di partito.

La pax democratica alla fine si farà, in modo o in un altro, e la giunta comunale andrà avanti con a capo Federici fino alla fine del mandato; e con i suoi assessori di punta, Mori e Tartarini, che non faranno altro che stare in campo sul territorio e sui media con iniziative elettorali quotidiane. In altre parole, inaugureranno ogni tombino, marciapiede, campetto da calcio tra la Foce a il Favaro da qui ad un anno.

Un esito finale che si è sempre saputo, dall’inizio. Figuriamoci se il Ministro Orlando poteva consentire ai suoi di far cadere una giunta PD a un anno dalle elezioni, pura fantascienza. L’ordine di scuderia era tirare un po’ la corda, mettere in difficoltà Federici e i suoi, puntare i piedi e poi trattare, magari ottenere il segretario provinciale; direttiva che è stata interpretata con un po’ troppo eccesso di zelo.

Certo, i battibecchi pubblici, e soprattutto sotterranei, continueranno. Sarà una pace armata, apparente e guerreggiata. Ma senza conseguenze estreme, figuriamoci. La paura di perdere le prossime elezioni è troppo forte: è questo il vero collante che ha ricomposto la crisi. Pardon, la manfrina.

Marco Ursano

P.S. Molti militanti PD, brava gente degna di rispetto, mi fermano per strada e mi dicono cose molto più dure di quelle scritte in queste poche righe. Sono proprio inc……. Per dire (mi scuserete la personalizzazione).

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