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Incontro con Massimo Gandolfini a Pontremoli

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LA SPEZIA – Grande partecipazione venerdì sera a Pontremoli per la conferenza del professor Massimo Gandolfini, il leader del Comitato “Difendiamo i nostri figli”, che ha organizzato i due Family Day del 20 giugno 2015 e del 30 gennaio 2016 a Roma.

Davanti alla platea del Teatro della Rosa, il neuro-chirurgo bresciano ha presentato con dovizia di dati lo stato dell’arte della ricerca scientifica, che mostrano con chiarezza l’irriducibile differenza tra il cervello maschile e quello femminile. L’analisi ha confutato la teoria del gender, secondo la quale l’identità sessuale (maschile e femminile) sarebbe legata soltanto ai genitali e non al “genere”, cioè al ruolo sociale di uomo e donna, che sarebbe invece liberamente sceglibile, mentre attualmente verrebbe imposto da stereotipi sociali sessisti da superare.

L’ideologia del gender sta penetrando capillarmente nella società. Nelle scuole si vuole combattere il bullismo e le discriminazioni cancellando la differenza tra maschile e femminile, l’unica aperta alla vita. Gandolfini ha invitato i genitori a stare molto attenti ai progetti scolastici – sia curricolari sia extra-curricolari – che dietro a nomi accattivanti nascondono l’ideologia di genere, e li ha esortati a collaborare costruttivamente con gli insegnanti per evitare la diffusione di informazione scorretta e pericolosa. Sono invece positivi quei progetti, come ad esempio il Pioneer, che promuove la conoscenza e il rispetto di sé e degli altri, valorizzando la differenza sessuale.

A livello legislativo, all’ideologia del gender è ispirata la legge sulla cosiddette “unioni civili”, in realtà “matrimonio” tra persone dello stesso sesso. I diritti per le persone conviventi, infatti, sono già presenti nel nostro ordinamento. Gandolfini ha denunciato con forza il fatto che la legge è stata approvata al Senato senza passaggio in Commissione, violando l’articolo 72 della Costituzione. Su una legge con gravi implicazioni di coscienza, inoltre, il governo ha impedito il dibattito in aula, imponendo la fiducia. Nella notte tra il 19 e 20 aprile, la commissione giustizia della Camera ha concluso l’esame del testo, bocciando – come chiesto dal governo attraverso il sottosegretario Cosimo Ferri, presente venerdì sera in teatro – tutti gli oltre ottocento emendamenti, numerosi dei quali presentati dalla stessa maggioranza. Si prospetta quindi anche alla Camera la richiesta della fiducia per l’approvazione definitiva della legge senza intoppi. La pressione – ha detto Gandolfini – va ora sulla Corte costituzione e sul presidente della Repubblica, che si troverà a firmare una legge con evidenti profili di incostituzionalità. A tal riguardo, il leader di “Difendiamo i nostri figli” ha sottolineato l’appello, raccolto dal Centro sudi Livatino, di oltre seicento giuristi contro un testo approntato dal governo in una notte, dopo che il Movimento Cinque Stelle si era rifiutato di approvare il “canguro” che avrebbe fatto saltare le centinaia di emendamenti che erano stati presentati in aula.

E immediatamente dopo la legge sulle “unioni civili” verrà la già preannunciata legge di riforma sulle adozioni, che intende “allargare” le adozioni anche a single ed a persone dello stesso sesso.

Gandolfini ha infine annunciato la costituzione di un comitato per il “no” al referendum di ottobre sulle riforme costituzionali, per evitare un accentramento dei poteri nelle mani del governo, che, ad esempio, potrebbe sfruttare una maggioranza relativa, per imporre a tutto il Paese, senza discussione, una vera e propria rivoluzione antropologica. La vicenda dell’approvazione della legge sulle “unioni civili” è un grave monito in tal senso.

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