laspezia.cronaca4.it - La Spezia News in Tempo Reale

La vita nel quartiere operaio Umberto I° di fine 800

Più informazioni su

LA SPEZIA – Venerdì 29 aprile alle ore 17 a Casa Massà, in via Cadorna 24 appuntamento con “La Spezia e i suoi palazzi” –  le conferenze e visite guidate che chiuderanno il 6 aprile, organizzate dalle Edizioni Giacché con l’associazione “Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia” e con il “Lions club” – con Annalisa Coviello, giornalista e scrittrice, coautrice assieme a Valeria Scandellari, del libro “Storia del quartiere umbertino, dalle case operaie ai palazzi liberty”.

La storia del quartiere operaio è storia della città, della sua crescita, della sua identità; un quartiere che nasce quando la città venne “presa d’assalto” dalle maestranze di mezza Italia, e che, dopo un primo progetto del ministro Saint-Bon, mai realizzato, viene edificato a seguito della terribile epidemia di colera del 1884.
Coviello ripercorre le principali tappe storiche, con un inquadramento storico e sociale della “questione operaia” anche attraverso il confronto con altre realtà dell’epoca.

Ed è anche grazie alla lettura dei fascicoli del personale dell’Arsenale, a cui l’autrice ha avuto accesso per la prima volta dopo oltre cento anni, che esce uno spaccato di vita di questi lavoratori di fine Ottocento; già combattenti con Garibaldi o soldati nelle guerre d’Indipendenza, divengono qui “ottonai, armaroli, operai pirotecnici, maestri d’ascia”, ma anche “scritturali” e “amanuensi”. Operai che spesso vengono premiati “per aver svolto al meglio il loro lavoro”, ma che passano la loro giornata in una fabbrica-caserma in cui all’uscita vengono quotidianamente perquisiti. Dove qualcuno viene punito, ad esempio, per essere “uscito non in riga con gli altri”, o per essersi “andato a scaldare in ore di lavoro”.
Operai che, anche dopo aver perso un occhio per cui si “distingue solo la luce dalla tenebra”, sono costretti a continuare a lavorare fino alla pensione, o che si ammalano per avvelenamento da piombo, senza saperlo, come i “coloritori” o gli “impiombatori”. La storia del quartiere operaio è anche questa.

E ci sono poi i ragazzini di 13-14 anni, gli allievi operai; il futuro. Più fortunati dei loro coetanei perché impareranno un mestiere; che lavorano “senza mercede” per tutti i mesi, cinque o sei, nei quali frequentano la scuola, e ci commuove leggere che qualche volta vengono puniti perché “cadono in preda al sonno in officina”…
Sono loro gli abitanti di quel quartiere umbertino nei cui cortili “sporgevano 64 poggioli con le rispettive porte a poggiolo, 64 finestre normali, 64 finestrini per i servizi, 24 finestroni per dare luce ed aria alle scale…”

Un quartiere che – come scrive Annalisa Coviello – “è da sempre il vero cuore della città popolare”.

Conferenza con proiezione d’immagini a ingresso libero: info 0187 23212.

Più informazioni su