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Giorgio Pagano presenta “Eppur Bisogna Ardir. La Spezia Partigiana 1943-1945”

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Sabato 30 aprile, ore 17 Sestri Levante, Sala Riccio del Palazzo Comunale.

LA SPEZIA – Il libro di Giorgio Pagano “Eppur bisogna ardir. La Spezia partigiana 1943-1945”, dopo le affollate presentazioni alla Spezia, Sarzana, Levanto, Lerici, Sesta Godano, Migliarina, Follo, Valmozzola, Pontremoli ed Arcola verrà presentato sabato 30 aprile alle ore 17 a Sestri Levante, nella sala Riccio del Palazzo Comunale. All’iniziativa, organizzata dalla sezione Anpi di Sestri Levante, interverranno, oltre all’autore, Donatella Alfonso, giornalista e scrittrice, autrice della prefazione al libro, e Luca Borzani, presidente della Fondazione Palazzo Ducale di Genova.

Il libro, edito da Cinque Terre, è una storia della Resistenza nella IV Zona operativa, fatta rivivere attraverso le testimonianze dei protagonisti, le ragazze e i ragazzi di settant’anni fa. “Eppur bisogna ardir” si apre con l’introduzione e prosegue con i tre capitoli “La Storia”, “Racconti e ritratti” e “Facio e Laura” (si tratta delle pagine dedicate alle figure di Dante Castellucci “Facio”, partigiano ucciso da altri partigiani, e della sua compagna Laura Seghettini).
Forti sono gli intrecci della Resistenza spezzina con quella del Tigullio: la Brigata “Coduri” operò infatti anche in Val di Vara, nel territorio dei Comuni di Varese Ligure, Carro e Maissana. Sede del Comando di Brigata fu sempre Valletti di Varese Ligure, e di Valletti fu parroco don Giovanni Bobbio, partigiano della “Coduri” ucciso dai fascisti e Medaglia d’Oro, uno dei protagonisti del libro. La “Coduri” e la Brigata spezzina “Cento Croci” operarono insieme nell’amministrazione civica di Varese Ligure e delle zone circostanti dopo la costituzione della Repubblica del Vara.

La conclusione del libro è affidata al saggio “La Resistenza e la sua eredità 1945-2015”, una riflessione su come trasmettere ai giovani la scelta morale e la concezione della politica della Resistenza e su come far sì che l’antifascismo e la Costituzione siano alla base di uno “spazio repubblicano” condiviso da tutti gli italiani. “Oggi -sostiene l’autore- i partiti non ci sono più, o almeno non ci sono più quelli veri, radicati nel popolo. Prima l’eredità della Resistenza cercavano, anche se non ci sono mai riusciti fino in fondo, di trasmetterla loro. Ma oggi? Dobbiamo ripartire dalle persone, dalle donne e dagli uomini semplici che hanno fatto la Resistenza, che sono i protagonisti delle tante piccole storie di questo libro. Ma ripartire anche, più in generale, dalle donne e dagli uomini semplici della nostra storia del dopoguerra e di oggi. Non dai poteri costituiti, ma dai germogli che nascono dal basso, dalla società”.

Il titolo del libro è quello di un verso originario di “Fischia il vento”, la canzone più amata dai partigiani ai monti. Giorgio Pagano spiega così lo spirito che pervade il libro: “L’ardore, inteso come coraggio morale, è il tema di questo libro. Perché, come disse Robert Kennedy, ‘il coraggio morale è merce più rara del coraggio in battaglia o dell’intelligenza’. Settant’anni fa ognuno si trovò solo di fronte alla propria scelta. Ogni partigiano ebbe un suo personale ‘ardir’: da tutte queste storie individuali sorse una storia collettiva. Fu la dimensione morale, che Piero Calamandrei indicava come una sorta di impulso diffuso, generato ‘da una voce sotterranea’, a indicare agli italiani la via della ribellione e del riscatto. Le ombre della Resistenza, che pure ci furono, non scalfiscono la luce della dimensione morale. Il valore del coraggio morale dei partigiani è più che mai attuale in una fase in cui è del tutto assente dalle qualità degli uomini pubblici, sostituito dall’accondiscendenza supina e dalla cedevolezza d’animo. Di coraggio morale abbiamo bisogno per tornare alla politica-virtù contro la politica-cinica tecnica del potere”.

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