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Veschi, PD: “Ricostruire il centrosinistra. E il PD riparta dai territori”

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Di Marco Ursano

LA SPEZIA – Non ci sta a passare per il “grande vecchio” della sinistra PD spezzina, perché la voglia di “menare le mani”, di fare ancora politica militante, sul territorio, in mezzo alla gente, è ancora tanta. Moreno Veschi, 65 anni, non solo vanta un curriculum di tutto rispetto- segretario provinciale Pd dal 2010 al 2013, tre legislature come consigliere regionale dal 1995 al 2010, segretario regionale Ds dal 1997 al 2000- ma oggi è un dirigente politico che non le manda a dire, che rivendica un ruolo attivo e che ironizza sulla sua fama di essere uno “sovietico”, ostico da intervistare anche per il cronista più scaltro. Con lui facciamo una chiacchierata sui temi più stringenti della politica spezzina, con qualche incursione nelle tematiche nazionali.

Veschi, un commento sulla recente tornata elettorale

Sul territorio giudico molto positivo il risultato della Sisti a Santo Stefano, che è andata oltre il 50% pur avendo 4 liste avversarie. Un risultato che è frutto unità ritrovata del Pd (e che unità, perché alle primarie se le sono date di santa ragione, e non solo in senso figurato N.d.R.), che dimostra che può vincere anche un candidato non renziano. Altra bella affermazione è stata quella di Riomaggiore, ottenuta grazie al fatto che abbiano ricostruito il partito già nel pieno di Mani Unte. In generale, le cose che preoccupano di più sono l’astensione e l’avanzata dei 5 Stelle, anche se nei comuni medi non vanno oltre il 15%. Questo è un dato che ci deve far riflettere anche sulle prossime elezioni alla Spezia.

E’ noto che lei, l’ha espresso anche di recente, è un fautore della ricostituzione del centro sinistra. Obiettivo che a oggi pare difficile da realizzare: da una parte c’è la politica di Renzi che guarda al centro e all’elettorato di centro destra, neo liberista e sostanzialmente anti sindacale. Mentre le divergenze con il mondo a sinistra del Pd sono sostanziali, a partire dal giudizio sulla riforma costituzionale.

E’ vero che il referendum divide, ma la prospettiva della sinistra in questo Paese può essere costruita solo con il Pd. Non esiste una sinistra che si ponga come forza di governo a sinistra del Pd: i recenti risultati, come quello di Fassina a Roma, lo dimostrano. E’ invece importante che la sinistra Pd e la sinistra fuori dal Pd lavorino per una convergenza. Inoltre, mi sembra ormai chiaro che Renzi si deve coprire di più a sinistra, l’alleanza con Verdini e pezzi di centro destra è stata un errore. Se Renzi è veramente intelligente politicamente deve aprire a sinistra.

Sono processi che però si scontrano con situazioni come quelle di Spezia, in cui la frattura tra PD e sinistra, e la stessa conflittualità tra le due anime del PD, rimangono molto profonde

A Spezia c’è bisogno di un Pd che non sia appiattito, con un ruolo forte programmatico, una politica che guardi ai territori e ai ceti più deboli. Con la flessibilità in Europa dobbiamo finanziare i comuni, l’obiettivo è un nuovo sviluppo basato sugli enti locali.

Quali sono le cose da fare nei prossimi anni alla Spezia?

Dobbiamo lavorare per costruire uno sviluppo equilibrato. Come rendiamo strutturale una città turistica dal punto di vista dell’accoglienza, della logistica, della sostenibilità ambientale? Al contempo, dobbiamo cercare di mantenere il comparto produttivo. Sono queste le grandi sfide, ma per affrontarle dobbiamo tenere presente che l’economia per svilupparsi ha bisogno di una società partecipata, consapevole e responsabile. Come diceva Cavour “là dove non è vita pubblica, dove il sentimento nazionale è fiacco, non sarà industria potente”. Dopo 150 anni questa frase di uno dei fondatori della Spezia moderna mi sembra sempre valida.

E’ d’obbligo un’ultima domanda sulla recente crisi di giunta. Una vicenda che i cittadini, anche gli stessi elettori PD, hanno faticato a comprendere e che ha creato diversi malumori

Può darsi che non siamo riusciti ad argomentarla bene, specialmente nelle sue conclusioni. Le dimissioni dei tre assessori sono state una risposta a un atto sbagliato del sindaco (le dimissioni forzate di Stretti per ragioni di corrente, N.d.R.), ma non volevano certo provocare una crisi di giunta. Al contrario, il nostro intento era di raggiungere una mediazione avanzata. Nel proseguimento del mandato il Sindaco Federici dovrà acquisire i nostri elementi di critica. E’ una vicenda che insegna che bisogna trovare candidature che siano in grado di unire e non di dividere e che la maggioranza non deve continuare a escludere la minoranza dalla gestione del partito.

Marco Ursano

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