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Paita: “Sconfitta pesante a Savona. Serve una riflessione politica. Ma indietro non si torna”

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Raffaella Paita, capogruppo Pd in Regione Liguria.

GENOVA – Il quadro nazionale ci consegna sconfitte pesanti nelle grandi città e una situazione a macchia di leopardo nelle città medie. Ciò che è certo è che c’è un fronte anti-Pd che somma opposizioni diverse e spesso in assenza di un progetto alternativo a noi, che ha come unico scopo bloccare il Paese e fermare il cambiamento in atto. A questa dinamica dobbiamo contrapporci dando ancora più slancio all’azione di Governo, senza paura e senza tentennamenti.

A Savona evidentemente queste forze della conservazione si sono ricompattate ribaltando il risultato del primo turno e favorendo la vittoria della Caprioglio, a cui comunque voglio fare i complimenti e gli auguri di buon lavoro. E’ indubbio però che i grillini l’abbiano votata. Non si spiegherebbe altrimenti il recupero del gap sul primo turno e l’avanzata di 4400 voti complessivi. Il Pd ha pagato la stanchezza di tanti anni di governo della città e una crisi economica violentissima che è ricaduta tutta sulle nostre spalle. Non è certo stata colpa di Cristina Battaglia se abbiamo perso. Lei era la migliore candidata che potessimo mettere in campo. Ce l’ha messa tutta e ha fatto un gran lavoro. Non vorrei che adesso qualcuno provasse a puntare il dito su chi ci ha messo la faccia. A Cristina mando un grande abbraccio.

Quanto avvenuto ieri, in realtà, ci mostra un fenomeno ben più complesso, che non era stato abbastanza approfondito nell’ambito delle elezioni regionali dell’anno scorso e che confermerebbe il valore tutto locale e anche contradditorio di questa consultazione. In Liguria la crisi di un modello di sviluppo e il nostro ritardo regionale e locale a tracciare nuove coordinate di crescita soprattutto nelle città con alta presenza industriale hanno innescato dei processi di disaggregazione sociale che premiano la destra populista. Anche perché questa destra è oggi molto più in grado di garantire equilibri di conservazione di blocchi di potere e rendite di posizione che si oppongono alla trasformazione.

Dobbiamo quindi aprire una riflessione molto seria su come strutturare la nostra iniziativa politica nel ruolo di opposizione. Ma guai a un ritorno indietro. Perché rifugiarsi in antichi modelli, anche di alleanza, non servirebbe a nulla. L’unica possibilità è continuare nella sfida al cambiamento e rinnovare l’Italia, anche in vista del referendum, che a questo punto diventa decisivo per il futuro del Paese. Pertanto occorre che su questi temi si apra un dibattito sia interno al Pd sia fra il Pd e i cittadini, lasciando perdere i personalismi e i posizionamenti tattici, che hanno prodotto tanti danni.

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