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«Il Pd e la città la necessità di partecipazione»

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Federico Barli membro della direzione provinciale già candidato a segretario provinciale.

LA SPEZIA – C’è una riflessione che mi porto dietro da tempo. L’avevo sempre rimandata: un po’ per motivi di opportunità, un po’ perché dopo il congresso mi sembrava che la maggioranza non fosse disponibile a confrontarsi sul tema. Concentrata su altro – il mantenimento degli equilibri e delle rendite di posizione – e non c’è mai spazio, ne dibattito interno, sulle questioni di fondo: i gruppi dirigenti sembrano vivere la partecipazione come un peso, anziché come un’opportunità; il congresso del resto era stato per alcuni vissuto come un mero votificio; il Pd così facendo rischia di chiudersi sempre più in se stesso e non rappresentare il malessere sociale e le nuove povertà.

Il risultato, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti. Questa tornata elettorale, che ha visto il Partito democratico perdere moltissime amministrazioni, lascia militanti e dirigenti davanti a un fallimento e alla necessità di ripartire. Di riflettere, innanzitutto, sull’errore più grande tra tutti quelli compiuti finora: il peccato di superficialità e di supponenza. L’illusione, cioè, che basti la sola azione del governo nazionale o qualche slogan a dare risposte ai problemi e alle aspettative dei cittadini. Che una discussione vera e profonda possa essere liquidata con un post sui social media.

Che gli elettori siano soprattutto dei votanti da chiamare a raccolta nel momento del voto, mentre sono – ben prima di questo – dei cittadini da coinvolgere, sia singolarmente sia nei corpi intermedi come sindacati e associazioni. Che le altre forze del centrosinistra si possano aggregare schioccando le dita, senza preoccuparsi innanzitutto di ricucire le lacerazioni esistenti.

Non ci si chieda, allora, il perché della disaffezione e dell’astensionismo, o il rifugio in una destra che da sempre è l’approdo di chi ha paura. Non si continui a dividere il mondo in persone e categorie, squadre e filiere, a giocare con le casacche dei renziani e dei gufi. Se l’anno prossimo vogliamo vincere in città si riparta dai circoli, dall’unione comunale spezzina , dalle persone – che per fortuna nel nostro Pd non mancano – capaci di parlare a mondi diversi. Si coinvolgano coloro che hanno preso la tessera senza mai partecipare, così come quelli che non l’hanno rinnovata.

Si smetta di vivere la politica come una questione personale, perché il futuro della nostra comunità è più importante dei singoli destini. Ricordo che al congresso la proposta mia e di chi mi sosteneva ha convinto la maggioranza degli iscritti al Pd cittadino di Spezia, credo che quella proposta sia utile per intraprendere un dialogo fruttuoso con le altre forze politiche e sociali. Ma più che il passato recente mi interessa il futuro prossimo: la città andrà al voto l’anno prossimo, e non ci potremo arrivare con un partito in queste condizioni non ci si può arrivare crogiolandosi nell’autosufficienza.

Chiedo dunque alla segretaria provinciale, Pecunia, alla sua segreteria voluta di maggioranza e al presidente dell’assemblea, del Bello, di farsi interpreti della necessità di riorganizzare il Pd: convochino i delegati spezzini e diano il via a un percorso condiviso, che – a cominciare dai programmi e dalle alleanze – dovrà evitarci di ripetere gli errori commessi in molte altre città chiamate al voto.

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