laspezia.cronaca4.it - La Spezia News in Tempo Reale

«Zuppa o pan bagnato, la sostanza è la stessa, sempre no voteremo»

Più informazioni su

Sandro Bertagna ex Sindaco della Spezia.

LA SPEZIA – Francamente non mi aspettavo un così positivo e rapido riscontro favorevole all’iniziativa promossa per dar vita ad un Comitato del NO, nato dal corpo stesso del PD, iscritti o elettori che siano. Mi ha colpito, inoltre, nei pochi giorni successivi alla pubblicazione dell’appello, anche la disponibilità di molti nostri concittadini, politicamente autonomi ed indipendenti, ma di saldo orientamento democratico, disposti ad impegnarsi per condividere e sostenere questa nostra comune iniziativa.

Confrontandomi, anche brevemente, con loro ed ascoltando i loro argomenti, sono sempre più persuaso che occorra ora concentrare i nostri sforzi sulla questione centrale che è il vero nodo da sciogliere col referendum: quale democrazia vogliamo.

Penso perciò che occorra accantonare i tecnicismi, le sottigliezze da addetti ai lavori che hanno certamente la loro importanza, ma che rischiano, a livello di opinione pubblica, di sminuzzare e disperdere l’attenzione e la reale comprensione della vera posta in gioco di questo referendum.

La questione di fondo è se vogliamo una democrazia solo formale e svuotata di poteri e contenuti oppure una democrazia costituzionale e di popolo. Questa è la posta in gioco.

Per l’intreccio e la saldatura tra riforma della costituzione proposta da Renzi – Boschi e legge elettorale, il cosiddetto Italicum imposto al parlamento con voto di fiducia, ancora una volta si ripropone il ricorrente tentativo di alterazione della democrazia, pericolosamente declinante verso il “Premierato assoluto”.

Cioè quel marchingegno che sottomette il potere ed il controllo del parlamento al volere esclusivo del premier, eletto con l’Italicum direttamente dai cittadini a capo di una docile ed ubbidiente maggioranza parlamentare assoluta. Occorre sempre ricordare che la legge elettorale attualmente in vigore è quel meccanismo ipermaggioritario che trasforma il 20% circa dell’elettorato avente diritto al voto in una maggioranza di un solo partito a cui viene assegnato il 54% dei seggi parlamentari. Oggi se ne avvantaggerebbe forse il PD, domani potrebbe essere un partito o un movimento di destra o peggio ancora di estrema destra. Chi può escluderlo? E’ già successo in Ungheria. Solo per inciso noto che,grazie all’Italicum. l’Italia è il solo paese dell’Unione Europea, assieme appunto all’Ungheria,con un sistema elettorale che attribuisce con certezza un’ampia maggioranza assoluta di seggi a un solo partito.

Tuttavia, a prescindere da chi ne ricaverebbe il premio, tutto ciò è in profondo contrasto non solo con i principi fondamentali della nostra costituzione ma anche, come Leopoldo Elia, fermamente contrario al premierato assoluto, argomentava “con il principio cardine del costituzionalismo elaborato in più di due secoli dopo le rivoluzioni di fine Settecento: il principio che si oppone alla concentrazione di troppi poteri in un solo titolare di un ufficio pubblico.”

Ho sopra accennato a tentativi ricorrenti di alterare in tal senso la Costituzione. Nel dopoguerra, dopo la nascita della Repubblica, ve ne sono stati: alcuni di tipo eversivo, ma anche di tipo solo formalmente democratici, ma infine provvidenzialmente bocciati con referendum popolare.

Ricordo la legge di riforma costituzionale approvata dall’allora maggioranza di centrodestra, respinta poi nel 2006 col voto referendario a larga maggioranza di popolo. Quel tentativo di riforma, alterando i poteri del Presidente della Repubblica, poneva il parlamento sotto schiaffo e costante ricatto del premier che avrebbe avuto il potere di chiedere e ottenere comunque lo scioglimento delle Camere allorquando la sua stessa maggioranza non si fosse piegata del tutto ai suoi voleri.

Ricordo bene quel referendum per i risultati, quasi il 62% di NO in tutta Italia, nella nostra provincia il NO arrivò al 67%, ma anche per i contenuti di quella battaglia che andava ben oltre la partigianeria del “Berlusconi a casa!”. Io allora, come tutti i dirigenti dei D.S. e dell’Ulivo (un anno dopo fondammo il PD) ponemmo al centro del nostro impegno referendario la battaglia contro lo svilimento democratico insito nel “premierato assoluto”. Ricordo le assemblee a cui partecipai e le riunioni del Comitato provinciale del NO, in cui ero solito citare Leopoldo Elia, allora decano dei Presidenti della Corte Costituzionale, che pubblicamente aveva affermato che “Il premierato assoluto non lo vorremmo neppure se fosse Prodi a potersene servire”. Ed oggi aggiungo, rivolgendomi rispettosamente agli smemorati o ai disinvolti rispetto a quanto successo nel 2006, che nel confronto referendario riprenderò ancora quella illuminante citazione.

Se si vorrà seriamente ragionare e riflettere con onestà culturale e politica, si vedrà chiaramente che la sostanza di quella riforma che allora respingemmo è analoga a quella di oggi. L’obiettivo politico di fondo è sempre quello: un leader, a capo del governo e del partito, che signoreggia su istituzioni assoggettate. Oggi,con più furbizia rispetto al centrodestra di allora, si assiste ad un gioco pericoloso di funamboli sulla corda intrecciata di riforma costituzionale e Italicum. Sottolineo perciò che con quest’ultimo, anche grazie al sistema dei 100 capolista bloccati, il 60-70% dei futuri deputati sarà nominato dal leader che controlla il partito vincitore delle elezioni.

Le forme delle due proposte di nuovi assetti dei poteri costituzionali, quella del centrodestra di dieci anni fa e quella di oggi sostenuta attivamente da chi si impegna per il SI, sono diverse ma la sostanza è la stessa: se la prima era zuppa, questa è pan bagnato. Sempre col “premierato assoluto” abbiamo a che fare. Dunque noi voteremo NO al referendum.

Mi auguro, con rispetto ed anche amicizia, che tutti, almeno tra quanti ci impegnammo per il No vittorioso di allora, tralasciando il propagandismo di maniera, rifletteremo sulle questioni e i nodi che ci stanno di fronte, confrontandoci pacatamente tra di noi.

Più informazioni su