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Assemblea generale delle aggregazioni laicali

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LA SPEZIA – Oltre cento persone, in rappresentanza di una trentina di associazioni attive sul territorio, hanno partecipato ieri all’assemblea generale delle aggregazioni laicali della diocesi della Spezia. Accolti dall’ospitalità delle monache benedettine del monastero di Castellazzo, i partecipanti hanno lavorato in gruppi, approfondendo, sulla base della propria esperienza, i cinque verbi del convegno ecclesiale di Firenze del 2015: “uscire”, “annunciare”, “abitare”, “educare”, “trasfigurare”.

«Si tratta di un inizio di un cammino da fare insieme, in cui dobbiamo convergere su Gesù. Non c’è un nostro progetto, dobbiamo convergere sul Suo», ha detto il vescovo Luigi Ernesto Palletti, illustrando il significato della giornata e del percorso che si articolerà nei prossimi mesi nelle varie associazioni, parrocchie e vicariati.

Dopo i lavori in gruppi, il vescovo ha celebrato la Santa Messa, con Don Sergio Lanzola, assistente ecclesiastico della segreteria delle associazioni, e Don Giulio Mignani, uno dei rappresentanti spezzini al convegno di Firenze.

Commentando il Vangelo del giorno, che raccontava una giornata di Gesù nella sua Cafarnao – con vari incontri e guarigioni – , mons. Palletti ha evidenziato che «la pagina del Vangelo rappresenta da una parte dei fatti storici, dall’altra uno spaccato della nostra umanità», perché parla di cose che anche noi viviamo ogni giorno. «E’ un richiamo alla concretezza della storia», la quale non consiste solo in «grandi eventi politici e sociali». «La Parola ci invita a scendere nella nostra storia concreta. Il nostro “uscire” deve avvenire nella realtà quotidiana, non in un ambiente ideale o artificiale, creato da noi». Così i cinque verbi di Firenze trovano concretezza.
«Il Vangelo racconta di Gesù che esce, e accosta la persona dove la trova. Gesù educa alla fede, guarisce, si china sul problema concreto, sa farsi carico delle nostre infermità. Gesù entra nella storia, vi cammina dentro, non accanto. E continua ancora oggi, a stare dentro la storia, non in un ambiente ideale. Quel giorno, a Cafarnao, Gesù incontrò il centurione, che col cuore aperto gli espose il suo problema». Questa è la concretezza dell’incontro, e questo è il senso dei cinque verbi. «È facile “abitare” senza stare nel luogo dove si è. A noi viene chiesto di stare, di tessere reti, instaurare relazioni».

Nella conclusione, il vescovo ha esortato ad affidare «tutto al Signore». «L’Apocalisse chiede di ascoltare ciò che lo Spirito dice alle Chiese. In comunione, dobbiamo metterci in ascolto di che cosa ci chiede Lui. Affidiamo a lui le nostre capacità. Perché Lui possa moltiplicare i nostri cinque pani e due pesci, la nostra piccolezza. Gesù è venuto per salvare i peccatori, cioè per noi».

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