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Consiglio Regionale di mercoledì 29 giugno

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Minuto di silenzio per le vittime della strage a Istanbul

Questa mattina il presidente del Consiglio regionale Francesco Bruzzone ha aperto la seduta chiedendo all’Assemblea di osservare un minuto di silenzio per ricordare le vittime dell’attentato compiuto ieri sera nell’aeroporto di Istanbul.

«La Turchia è scossa ancora una volta, la settima dall’inizio di quest’anno, da un attentato kamikaze. La dinamica di questo più recente attacco – ha esordito – non è chiara e non vi sono certezze sulla matrice di questa ennesima azione terroristica. Abbiamo ancora davanti agli occhi le immagini drammatiche e devastanti di un altro aeroporto, quello di Bruxelles, colpito il marzo scorso. Un altro aeroporto, altre vittime innocenti, falciate impietosamente da una manciata di spietati assassini. Davanti a questo nuovo, vergognoso atto criminale, ci sentiamo vicini al popolo turco, stretto in questo periodo da un vortice di violenza tanto efferata, e alle famiglie delle decine di vittime».

 

Chiusura del reparto cure intermedie ospedale Sant’Antonio di Recco

Il Consiglio regionale ha respinto con 16 voti contrari (maggioranza di centro destra), 9 favorevoli (Pd e Rete a sinistra)) e 5 astenuti (Mov5Stelle) la mozione, presentata da Sergio Rossetti (Pd), e sottoscritta dai colleghi del gruppo Valter Giuseppe Ferrando, Giovanni Barbagallo, Luca Garibaldi, Juri Michelucci, Raffaella Paita, Luigi De Vincenzi e Giovanni Lunardon, in cui il consigliere ha chiesto alla giunta che venga riaperto il reparto cure intermedie presso l’ospedale Sant’Antonio di Recco, chiuso il 31 gennaio scorso «per riavviare l’esperienza preziosa per il territorio in termini di innovazione medica e di servizio non solo utile al Comune di Recco ma anche ai Comuni limitrofi». Rossetti ha chiesto, inoltre, che venga pianificata l’apertura dell’ospedale di comunità realizzando l’integrazione tra i medici di medicina generale e le strutture per acuti e per post acuti necessarie ad un comprensorio con molti anziani. Il consigliere ha rilevato che spesso pazienti cronici dimessi da una struttura ospedaliera, se non sono correttamente accuditi, sono destinati a ulteriori ricoveri: «La degenza in una struttura di assistenza di bassa intensità – ha spiegato – può permettere anche, come proiezione nel tempo, una riduzione della spesa ospedaliera». Rossetti ha ricordato che all’ospedale Sant’Antonio di Recco era stato avviato nel dicembre 2012 un servizio per le cure intermedie con quattordici posti letto che si occupava del recupero dello stato di salute dei pazienti anziani sia del completamento delle terapie in corso: il numero di pazienti seguiti presso il reparto cure intermedie di Recco è stato di 342 unità.

   Matteo Rosso (FdI-An), dopo aver rilevato che nei primi giorni di luglio verranno aperti 25 posti letto di rsa a disposizione degli abitanti della zona, ha chiesto a Rossetti di ritirare la mozione in quanto sarebbe superata. Rossetti non ha accolto la richiesta.

   Fabio Tosi (Mov5Stelle) ha annunciato il voto di astensione del gruppo e ha ricordato gli interventi del Movimento5Stelle per potenziare il polo sanitario di Recco, criticando le scelte assunte sul tema dalla precedente giunta Burlando.

   Franco Senarega (lega Nord Liguria-Salvini), facendo anche riferimento alla sua esperienza precedente di assessore a Recco, ha sottolineato il ruolo strategico dell’ospedale.

   L’assessore alla sanità Sonia Viale ha espresso parere contrario alla mozione, spiegando che il servizio in questione non era un reparto di cure intermedie, ma una “comunità famigliare” che presentava dei limiti con il rischio di non appropriatezza delle cure e di una bassa efficacia rispetto al recupero del pieno del paziente. Viale ha ribadito che l’imminente apertura della rsa con 25 posti letto, decisa dalla Asl3 nel febbraio scorso, risponderà perfettamente alla necessità di attivare servizi di continuità assistenziale dopo le dimissioni ospedaliere garantendo un percorso post acuzie per i soggetti più fragili come gli anziani. L’assessore si è impegnata, infine, a potenziare la piastra ambulatoriale e il rapporto con i medici di medicina generale del territorio.

   Claudio Muzio (FI) ha sottolineato il ruolo fondamentale, rispetto alle questione sanitarie, della conferenza dei sindaci, che svolge un compito propositivo.

   Lilli Lauro (Giovanni Toti Liguria), dopo avere criticato il rifiuto di ritirare la mozione da parte di Rossetti, ha annunciato il voto contrario del gruppo .

 

Impianto della Volpara a Genova

Su questo argomento sono state presentate due mozioni.

La prima, originariamente firmata da Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) e dal Pd, è stata approvata con alcune modifiche; la seconda, presentata da Marco De Ferrari (Mov5Stelle) e sottoscritta dai colleghi di gruppo Alice Salvatore, Andrea Melis, Fabio Tosi, Francesco Battistini e Gabriele Pisani, è stata rinviata in commissione.

La prima mozione è stata approvata con 16 voti a favore (maggioranza di centro destra) e 9 contrari (Rete a sinistra, Pd e Mov5Stelle): la mozione era stata presentata da Gianni Pastorino (Rete a Sinistra), e successivamente sottoscritta anche dai consiglieri del Pd , ma i firmatari, poiché non hanno condiviso l’emendamento al documento proposto in aula da Andrea Costa (Gruppo misto-Ncd Area Popolare) e poi approvato dalla maggioranza del Consiglio, hanno ritirato la propria firma dal documento e hanno votato contro al testo modificato.

Nella prima mozione si chiede di inserire il Depuratore di area centrale (DAC), che prevede la concentrazione del trattamento fanghi di buona parte del sistema depurativo genovese, nei progetti previsti nel Piano di Tutela delle Acque approvato dal Consiglio regionale del 29 marzo 2016. Illustrando il documento Pastorino aveva ricordato che i fanghi da trattare vengono condotti attraverso 7 km di tubature da Punta Vagno alla Volpara con gravi disagi per gli abitanti della Val Bisagno. «Negli ultimi quattro anni sono stati progettati e realizzati dalla città metropolitana – aveva aggiunto – oltre 6 milioni di euro di opere collegate al progetto DAC e la Città Metropolitana ha consentito nel 2011 l’acquisizione da parte del Comune di Genova della proprietà di 15.000 mq di aree della Società per Cornigliano S.p.A. e dell’Autorità portuale di Genova indispensabile a realizzare l’impianto in questione». Nella mozione si ricorda che l’Assemblea dell’Ambito Centro – Est della Città Metropolitana di Genova, il 21 marzo 2016, aveva approvato, in coerenza con quanto già previsto nel Piano d’Ambito metropolitano, il Programma degli Interventi 2016 – 2019, che prevede 5 milioni di euro di ulteriori investimenti rispetto a quelli già effettuati. Tuttavia nel Piano di Tutela delle Acque è indicato l’impianto della Valpolcevera con priorità di intervento pari a 0 (minimo stabilito) con misure relative a soli interventi di manutenzione e conservazione e non viene indicato il DAC (Depuratore dell’Area Centrale), nonostante quanto programmato e finanziato negli scorsi anni».

La seconda mozione, presentata da Marco De Ferrari (Mov5Stelle) e sottoscritta dai colleghi di gruppo Alice Salvatore, Andrea Melis, Fabio Tosi, Francesco Battistini e Gabriele Pisani chiede alla giunta di superare in tempi certi tutti gli impianti della Volpara attivando un’indagine epidemiologica per verificare l’impatto sanitario che, in questi anni, gli stessi impianti potrebbero aver prodotto. Il documento, inoltre, chiede di attivare una verifica sulle procedure amministrative che hanno autorizzato l’attività dell’impianto, in particolare in relazione alle procedure di VIA ed AIA e, infine, di relazionare alla competente Commissione consiliare regionale sullo stato di attuazione delle prescrizioni previste dalla legge regionale 43 del 16 agosto 1995. L’ impianto di conferimento e triturazioni rifiuti – ha spiegato il consigliere – riceve quotidianamente 200 tonnellate di rifiuti giornalieri provenienti da Genova e da altri Comuni dell’Area Metropolitana, ed è composto da 10 “fosse” di compattamento dove giorno e notte i rifiuti vengono sversati, compattati e poi caricati sui tir (in media una settantina al giorno) per il trasbordo fuori regione. Nel sito sono attivi anche un impianto di trattamento fanghi, che riceve i liquami dall’impianto di Punta Vagno; un impianto di stoccaggio di rifiuti contenenti amianto e un centro per la raccolta differenziata dei rifiuti. «L’ IST (Istituto Tumori di Genova) ha elaborato e pubblicato uno studio pubblicato sul sito – ha concluso – per il periodo 1992 – 2005 da cui si rileva l’indice elevato e significativo di mortalità delle persone decedute per tumori nel quartiere di Staglieno e i cittadini residenti e i Comitati Spontanei per la Tutela Ambientale della Valbisagno da lustri denunciano la grave situazione ambientale attraverso esposti presentati alla Procura della Repubblica di Genova e denunce inviate alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo».

La proposta di rinvio in commissione, avanzata da Andrea Costa (gruppo misto- Ncd Area Popolare) per avviare un percorso di approfondimento condiviso, è stata accolta da De Ferrari.

Nella lunga discussione comune che ha preceduto il voto sui due provvedimenti i consiglieri di minoranza hanno criticato l’assenza dell’assessore all’ambiente Giampedrone , che era impegnato in alcuni incontri di natura istituzionale.

Luca Garibaldi (Pd) ha accusato l’assessore di scarsa chiarezza sul tema della gestione delle acque e sui depuratori.

Giovanni Lunardon (Pd) ha criticato il fatto che il Piano di tutela delle acque, approvato a marzo scorso, non tiene conto i due impianti già previsti, cioè il Dac genovese e il depuratore a Chiavari.

Lilli Lauro (Giovanni Toti Liguria) ha replicato spiegando che le competenze in materia sono del Comune e della Città metropolitana, quindi l’impegnativa delle due mozioni attribuisce alla Regione poteri che non avrebbe, in quanto può svolgere solo un ruolo di vigilanza.

Sergio Rossetti (Pd) ha ribattuto spiegando che la mozione è stata formulata in modo corretto e ha accusato la giunta di non volersi impegnare da un punto di vista finanziario nella depurazione delle acque realizzando gli impianti già previsti.

Alice Salvatore (Mov5Stelle) ha ribadito la correttezza della mozione presentata dal gruppo poiché le indagini epidemiologiche e verifiche ambientali, richieste nel documento, rientrano fra le competenze regionali.

Raffaella Paita (Pd) ha accusato la giunta di non avere il coraggio di prendere posizioni chiare e nette nella programmazione degli impianti di depurazione delle acque per problemi di natura politica, che riguardano l’impianto previsto nel Tigullio.

Claudio Muzio (FI) è intervenuto spiegando che, in precedenti occasioni, l’assessore Giampedrone aveva dato risposte esaurienti sul tema, sia in Commissione che in Consiglio, specificando che il Piano delle acque non deve entrare nel merito delle scelte perché rappresenta un disegno strategico mentre una legge ad hoc del 2014 definisce le competenze in materia di depurazione..

Andrea Costa (Gruppo misto-Ncd Area popolare) in merito alla prima mozione e alla questione Dac, ha sottolineato che la Regione non può assumere impegni che non rientrano nelle sue competenze spiegando che la Regione ha un ruolo di controllo e di verifica, mentre la localizzazione e la pianificazione degli investimenti è di competenza delle Autorità d’Ambito. Costa ha chiarito di essersi assunto nei mesi scorsi, nell’ambito di una pubblica assemblea, l’impegno di trovare una soluzione condivisa e ha proposto un emendamento al dispositivo della mozione affinché la Regione Liguria si attivi a valutare la coerenza del piano dell’Ambito della Città Metropolitana con Piano di tutela delle acque regionale, approvato lo scorso marzo. Garibaldi e Pastorino si sono dichiarati contro l’emendamento perché – hanno spiegato – permetterebbe ancora alla Regione di non assumere una posizione definitiva.

 

No alla fusione dei piccoli Comuni

Il Consiglio regionale ha approvato con 24 voti a favore (maggioranza di centro destra, Pd e Rete a Sinistra) e 5 astenuti (Mov5Stelle) la mozione presentata da Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini) e sottoscritta dai colleghi di gruppo Giovanni De Paoli, Franco Senarega, Stefania Pucciarelli Alessandro Puggioni che impegna la giunta ad attivarsi presso il Parlamento, le Commissioni Parlamentari competenti e la Conferenza Stato-Regioni affinché la proposta di legge presentata l’11 novembre 2015, presso la Camera dei Deputati, “Modifica al testo unico di cui al decreto legislativo 180 agosto 2000, n. 267, in materia di popolazione dei Comuni e di fusione dei Comuni minori” non sia approvata. La proposta stabilisce che il limite minimo di abitanti non deve essere inferiore a 5.000 per ogni Comune. Secondo Piana la proposta di legge non tiene conto dei servizi forniti dagli enti comunali ai cittadini residenti in altri Comuni o nell’Unione Europea e l’eventuale fusione di Comuni potrebbe portare ad una considerevole riduzione di servizi ai cittadini, con la chiusura di uffici ed attività anche nei territori montani, dove gli spostamenti non sono semplici e il trasporto pubblico soffre di carenze da tempo. «Se tale proposta venisse accolta, oltre a comportare un grave deficit di democrazia ed una grave perdita di rappresentatività per i cittadini, – ha concluso – avrebbe effetti negativi su gran parte del territorio nazionale, in modo particolare su quello della Liguria, caratterizzato storicamente da piccoli Comuni, anche montani, la cui fusione potrebbe essere non omogenea».

L’assessore allo sviluppodell’entroterra Stefano Mai ha ribadito che il processo di fusione va fatto soltanto se c’è una chiara e motivata volontà da parte dei Comuni. «Se vogliono fondersi – ha detto – è a loro discrezione». Nel ribadire che è del tutto contrario agli accorpamenti obbligati, Mai ha sottolineato che qualora la volontà di fusione dei Comuni risulti chiara, fondata su valide motivazioni, la Regione accompegnerà i Comuni in questo percorso.Giovanni Barbagallo (Pd) ha di fatto ribadito che spesso la fusione rappresenta una valida soluzione per i piccoli Comuni, sempre alle prese con molte difficoltà.

Fabio Tosi (Movimento 5 Stelle) si è definito piuttosto scettico, annunciando l’astensione del suo gruppo..

Andrea Costa (Gruppo Misto-Ncd Area Popolare) ha dichiarato di non credere alle fusioni come mero elemento per tagliare i costi della politica, sottolineando che nei piccoli centri gli amministratori ricevono compensi irrisori, a fronte di un importante servizio reso alla collettività, anche nei casi di particolari emergenze. «Non credo siano questi i costi della politica» ha concluso sottolineando che la fusione ha un senso quando porti ad un miglioramento dei servizi per i cittadini.

Andrea Melis (Mov5Stelle) ha ribadito le difficoltà finanziarie dei Comuni e che, quindi, è ineludibile un accorpamento e non ha condiviso l’opposizione netta su una proposta ancora in esame nel Parlamento.

 

Sgravi fiscali per veicoli ultraventennali

Con 19 voti favorevoli (maggioranza di centro destra e Pd), e 6 astenuti (Mov5Stelle e Rete a Sinistra) è stato approvato un ordine del giorno, sottoscritto da Stefania Pucciarelli e Alessandro Puggioni (Lega Nord Liguria-Salvini), relativo ai veicoli ultraventennali. In particolare nel documento si rileva che fino ad oggi i benefici fiscali risultano accessibili soltanto per i veicoli iscritti alle sigle ASI e FMI. Con il documento si impegna, pertanto, la giunta ad intraprendere «il riconoscimento di altri operatori, oltre ASI ed FMI, che possano interfacciarsi col mondo dei veicoli ultraventennali e garantire ai proprietari di quest’ultimi l’accessibilità ai benefici fiscali».

Nel dibattito sono intervenuti Fabio Tosi (Mov5Stelle), che ha annunciato il voto di astensione, e Sergio Rossetti (Pd) che ha annunciato voto favorevole

 

Carlo Felice, sbloccare i fondi della legge Bray

E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi relativo all’emergenza finanziaria del Carlo Felice. Nel documento si impegna la giunta a esplicitare, d’intesa con il Comune di Genova, la richiesta di sbloccare le risorse della legge Bray in tempi rapidi. Nell’ordine del giorno si rimarcano i forti ritardi nella corresponsione dei 13 milioni di fondi destinati alla Fondazione Carlo Felice, previsti dalla legge nazionale e già riconosciuti nelle procedure autorizzative dal MEF, dal MIBACT e della Corte dei Conti. Questo ritardo – si legge nel documento – sta determinando una difficile situazione di liquidità che rischia di vanificare il pèrcorso di risanamento in atto.

 

Tutelare il Progetto Regionale “Il lupo in Liguria”

Con 16 voti contrari (maggioranza di centro destra), 12 voti favorevoli (Pd, Rete a sinistra e Mov5Stelle) e un astenuto (Valter Ferrando del Pd) è stato respinto l’ordine del giorno che ha come primo firmatario Giovanni Lunardon (Pd) e sottoscritto dagli altri componenti del gruppo, Raffaella Paita, Giovanni Barbagallo, Luigi De Vincenzi, Valter Ferrando, Luca Garibaldi e Juri Michelucci con il quale si ricorda che la Regione Liguria, ha avviato nel novembre 2006 uno specifico progetto “Il Lupo in Liguria” relativo alla gestione del lupo sul territorio ligure, e che prevede diversi filoni, tra i quali la gestione lupo-zootecnia basata sul risarcimento dei danni da predazione ma soprattutto volta alla prevenzione dei danni. Il Progetto ha ricevuto mediamente oltre 50.000 euro di finanziamenti annuali dalla Regione fino al 2011 e ha goduto di un finanziamento POR-FESR di 180.000 euro dal 2012 al 2014, affiancato da ulteriori fondi regionali per la prevenzione dei danni. L’ordine del giorno impegna la giunta a creare un tavolo di coordinamento per favorire la corretta segnalazione ed identificazione dei casi di predazione, rendere più efficiente e uniforme il sistema del riconoscimento dei danni e dei rimborsi e per sviluppare una maggior conoscenza del fenomeno dei cani vaganti ed evitare fenomeni di bracconaggio. L’ordine del giorno chiede, fra l’altro, uno specifico capitolo nel Bilancio Regionale per gli indennizzi alle aziende zootecniche che subiscono predazioni da parte del lupo; a tutelare il lupo e favorirne la coesistenza con l’uomo senza ricorrere all’abbattimento selettivo; a dare continuità e stabilizzazione al finanziamento del Progetto, proseguendo il monitoraggio e le attività di comunicazione ed informazione; a rivedere la normativa regionale sulla gestione del lupo e dei cani randagi o inselvatichiti.

 

Utilizzare i pastori maremmani per difendere le greggi dai lupi

Con 16 voti contrari (maggioranza di centro destra e Valter Ferrando del Pd), 8 voti favorevoli (Francesco Battistini, Andrea Melis, Marco De Ferrari, Alice Salvatore e Fabio Tosi del Mov5Stelle, Giovanni Battista Pastorino di Rete a Sinistra, Juri Michelucci e Giovanni Lunardon del Pd) e 5 astenuti (Stefania Pucciarelli della Lega Nord Liguria-Salvini, Giovanni Barbagallo, Raffaella Paita, Luca Garibaldi e Luigi De Vincenzi del Pd) , è stato respinto l’ordine del giorno presentato da Marco De Ferrari (Mov5Stelle) e sottoscritto dagli altri consiglieri del gruppo Fabio Tosi, Francesco Battistini, Gabriele Pisani, Alice Salvatore e Andrea Melis che impegna la giunta “a incentivare gli allevatori a proteggere le greggi e gli animali al pascolo con l’utilizzo di cani da pastore maremmano – abruzzese e a custodirli, di notte, in stalla o con recinti elettrificati, anche per ottenere l’indennizzo per i pochi capi effettivamente predati dal lupo; a individuare esattamente, prima di lanciare allarmi, con il personale specializzato delle ASL, del Corpo Forestale e della Polizia Provinciale, la specie a cui appartengono i predatori responsabili degli attacchi e degli sbranamenti; a proseguire e intensificare i censimenti dei lupi sul territorio, utilizzando i moderni sistemi incruenti d’indagine, quali le foto-trappole e, infine, a diffondere istruzioni chiare, redatte da esperti del settore, su come comportarsi quando s’incontra un lupo ed affrontare senza pregiudizi arcaici, ed invece apprezzare, la sua presenza nei nostri territori”.

Nel dibattito congiunto sui due provvedimenti sono intervenuti, fra gli altri, Giovanni De Paoli (Lega Nord Liguria-Salvini), Matteo Rosso (FdI- An), Valter Ferrando, Luigi De Vincenzi del Pd, Francesco Battistini (Mov5Stelle), Gianni Pastorino (Rete a Sinistra), Angelo Vaccarezza (FI).

 

No alle sanzioni alla federazione russa, sì alla difesa delle produzioni italiane

All’unanimità il Consiglio regionale ha approvato la mozione, presentata da Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini), sottoscritta anche dagli altri consiglieri del gruppo Stefania Pucciarelli, Alessandro Puggioni, Franco Senarega, Giovanni De Paoli, e da Laura Lauro (Lista Giovanni Toti Liguria), Angelo Vaccarezza (FI), Andrea Costa (Gruppo misto Ncd-Area Popolare) e Giovanni Berrino (FdI-An), che impegna la giunta, fra l’altro, ad attivarsi presso il Governo ed il Parlamento nazionali e le Istituzioni europee per rivedere i rapporti tra Unione europea e Federazione russa, a promuovere la costituzione di un Comitato per chiedere la revoca delle sanzioni alla Russia, a invitare il Governo italiano a condannare la politica internazionale dell’Unione europea nei confronti della Crimea, chiedendo di riconoscere la volontà espressa dal Parlamento di Crimea e dal popolo nel referendum del 2014, a chiedere l’immediato “ritiro delle inutili sanzioni alla Russia che stanno comportando gravi conseguenze all’economia”. Nel documento si precisa che, in seguito alla crisi politico – militare con l’Ucraina, a partire dal mese di marzo 2014 l’Unione europea ha promosso una serie di sanzioni economiche contro la Russia che sono costate finora all’Italia 3,6 miliardi di euro di export mentre l’incidenza dell’export italiano in Russia è passata dal 2,8% del 2013 all’1,7% del 2015 e la Russia, che nel 2013 era l’ottavo Paese per destinazione dell’export italiano, è passata nel 2015 al tredicesimo posto ed è stata scavalcata dalla Polonia, dalla Cina, dalla Turchia, dai Paesi Bassi e dall’Austria. La mozione, infine, chiede di riprendere il dialogo con la Federazione russa anche per rafforzare la sicurezza internazionale nella lotta al terrorismo.

Al testo sono state apportate alcune modifiche in aula, su richiesta del consigliere Valter Ferrando (Pd) che ha tra tracciato un excursus storico sui rapporti fra la Liguria e la Russia. Fabio Tosi (Movimento 5 Stelle) ha ricordato che su questo tema è importante che si muova il governo. Andrea Melis (Movimento 5 Stelle) ha chiesto che in Commissione Controlli si compia una verifica sugli impegni presi con la mozione. Angelo Vaccarezza (FI) ha rimarcato che un atto politico è più forte con il voto di tutti i gruppi ed ha auspicato azioni da parte del governo. Alessandro Puggioni (Lega Nord Liguria-Salvini) ha sottolineato che la competenza è anche della Regione, a causa delle ripercussioni negative che le sanzioni provocano sull’economia regionale. Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) ha evidenziato che le questioni internazionali meriterebbero discussioni approfondite per comprendere come mai ci si sta muovendo in un certo modo verso la Russia, ma ha annunciato comunque il suo voto favorevole perché ritiene importante l’autodeterminazione dei popoli. Francesco Battistini (Movimento 5 Stelle) ha ribadito che il suo gruppo voterà a favore della mozione, ma chiedendo immediatamente di calendarizzare, in seno alla Commissione Controlli un percorso di verifica su ciò che la mozione dispone. Alice Salvatore (Movimento 5 Stelle) ha rimarcato l’importanza di un atto votato unitariamente da tutto un Consiglio regionale.

L’assessore allo sviluppo economico Edoardo Rixi ha spiegato che occuparsi delle sanzioni è anche occuparsi della Liguria, viste le pesanti perdite causate alle aziende liguri dalle sanzioni. L’assessore ha assicurato che la giunta tiene conto delle sensibilità dei consiglieri e si è quindi dichiarato disponibile ad accogliere le richieste di modifica avanzate da Ferrando.

 

Piano Regolatore Portuale, no agli ampliamenti a Ponente

Il Consiglio regionale ha approvato con 22 voti a favore (maggioranza di centro destra, Mov5Stelle e Rete a Sinistra) e 8 contrari (Pd) l’ordine del giorno presentato da Alice Salvatore (Mov5Stelle) e sottoscritto dagli altri consiglieri del gruppo Fabio Tosi, Francesco Battistini, Gabriele Pisani, Marco De Ferrari e Andrea Melis, in cui chiede alla giunta di “assumere posizione contraria rispetto ai riempimenti a mare ed alla modifica della diga previsti dal nuovo Piano Regolatore Portuale e di considerare favorevolmente il nuovo canale di calma previsto, che potrebbe restituire un oggettivo miglioramento per il territorio e la cittadinanza, riducendo i rumori e attenuando l’impatto visivo delle attività del porto”. Il documento si riferisce alla nuova proposta del Piano Regolatore Portuale (PRP) presentata il 27 febbraio 2015, che è al vaglio della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), e sottolinea che alcuni comitati di cittadini si sono dichiarati assolutamente contrari ad ulteriori espansioni del porto, sia verso levante Pegli, sia verso Voltri. Il nuovo Piano Regolatore Portuale – si legge nell’ordine del giorno – prevede circa 300 mila metri quadrati di riempimenti verso ponente e un allargamento della diga verso sud e il suo prolungamento di 800 metri verso Voltri). Infine “la nuova imboccatura di ponente della diga – si legge nel documento – prevista dal PRP, costringerebbe le grandi navi portacontainer a passare a pochissime centinaia di metri dalla spiaggia”.

Salvatore ha accolto alcuni emendamenti chiesti durante il dibattito in aula dall’assessore ai porti Edoardo Rixi.

 

Piano regolatore portuale di Pra Voltri

Con 24 voti a favore (maggioranza di centro destra e Pd) e 5 astenuti (Mov5stelle) è stato approvato, l’ordine del giorno che ha come primo firmatario Valter Ferrando (Pd) e sottoscritto anche da altri componenti del gruppo, Giovanni Lunardon e Sergio Rossetti, con il quale si impegna la giunta a garantire la realizzazione delle opere di recupero e riqualificazione urbana propedeuticamente o contestualmente a quelle di stretta rilevanza portuale;      a richiedere ad Autorità Portuale l’esecuzione delle opere, già concordate, per la mitigazione dell’impatto ambientale delle lavorazioni portuali e la salvaguardia del litorale di Voltri, come precondizione all’approvazione di ogni schema di nuovo Piano Regolatore Portuale;       a richiedere in sede di Valutazione Ambientale Strategica uno studio approfondito che valuti l’impatto sul contesto urbano e gli effetti sul litorale del territorio anche di ogni futura proposta di ampliamento delle banchine portuali nell’ambito del VP5 bis, della configurazione della diga foranea di protezione a mare, delle previste manovre che effettueranno le navi per entrare nel Porto. Il documento chiede, inoltre, di  promuovere in sede di Valutazione Ambientale Strategica la partecipazione dei cittadini attraverso l’attivazione della procedura di inchiesta pubblica, a condizionare il parere definitivo della Regione Liguria sull’ampliamento delle banchine nell’ambito VP5 bis e sulla conformazione della diga foranea agli esiti delLO studio tecnico-ambientale.

Nel dibattito congiunto sui due provvedimenti sono intervenuti Gianni Pastorino (Rete a Sinistra), Marco De Ferrari (Mov5Stelle) e Giovanni Lunardon (Pd).

L’assessore ai porti Edoardo Rixi ha condiviso lo spirito dei due provvedimenti ma ha chiesto alcune modifiche alla mozione presentata da Salvatore. Rixi ha assicurato che ogni eventuale intervento dell’assetto portuale e del VTE dovrà essere ambientalmente compatibile per tutelare gli abitanti del Ponente genovese.

 

Abbassare le tariffe autostradali

Rinviata nella competente commissione la mozione presentata da Alice Salvatore (Mov5Stelle) e sottoscritta dagli altri consiglieri del gruppo Fabio Tosi, Francesco Battistini, Gabriele Pisani, Marco De Ferrari e Andrea Melis che impegna la giunta a chiedere alla Società Autostrade l’abbassamento delle tariffe autostradali. Nella mozione si ricorda che dal primo gennaio 2016 sono entrati in vigore gli adeguamenti dei pedaggi con un rialzo medio dello 0,86%, dopo il + 1,32% del 2015 e il + 3,2% del 2014 e in Liguria l’aumento riguarda il tratto gestito da Autostrade per l’Italia con +1,09%. Nel documento si rileva che c’è stato un “calo del 3,3% in un anno dei costi di produzione che evidenzia come non ci sia motivo di prevedere un aumento dei prezzi al consumo per il 2016, mentre puntuali come ogni anno, sono già arrivati i primi rincari”. Nonostante l’inflazione sia stata pari allo 0’1%, i pedaggi sono aumentati mediamente del 2%, quindi il Governo ha approvato che l’aumento fosse di gran lunga superiore all’inflazione.

Nel dibattito sono intervenuti in aula Gianni Pastorino (Rete a Sinistra), Alessandro Piana (Lega Nord Liguria- Salvini), Lilli Lauro (Giovanni Toti Liguria), Raffaella Paita (Pd), Matteo Rosso (Fdi-An) e il presidente della giunta Giovanni Toti il quale ha specificato che non rientra fra i poteri della giunta regionale intervenire sulle tariffe autostradali, che riguardano concessioni di competenza governativa e sono stabilite sulla base di accordi nazionali. Toti ha chiesto, dunque, ai proponenti a riportare la mozione nella competente commissione per approfondire alcuni aspetti e ha rilevato che le grandi opere infrastrutturali sulla rete autostradale sono finanziate attraverso le tariffe del pedaggio.

Francesco Battistini (Mov5Stelle) ha accolto la richiesta di rinvio commissione.

 

Aprire un Centro Ictus al San Paolo di Savona

Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la mozione presentata da Andrea Melis (Mov5Stelle) e sottoscritta dagli altri consiglieri del gruppo Fabio Tosi, Francesco Battistini, Gabriele Pisani, Marco De Ferrari e Alice Salvatore che impegna il Presidente e la Giunta regionale affinché nell’ambito della programmazione da effettuarsi al termine della riforma della sanità venga adottata la formale definizione di “Stroke Unit” di I livello presso l’Ospedale San Paolo di Savona”, e cioè un centro ictus di primo livello.”. Nel documento si ricorda che  “l’ictus, o “stroke”, è la terza causa di morte, la seconda causa di demenza (dopo l’Alzheimer) e la prima causa di invalidità nel mondo occidentale” e che “tra le urgenze neurologiche rappresenta la patologia di maggiore rilevanza, sia per la sua gravità, sia per la sua frequenza. Il trattamento effettuato in “Stroke Unit”, rispetto ad altri reparti, riduce la mortalità del 3% e la dipendenza del 5%” . In aula sono state apportate alcune modifiche al dispositivo, richieste dall’assessore alla sanità, Sonia Viale

Matteo Rosso (FdI-An), presidente della Commissione sanità, si è detto favorevole alla mozione, sottolineando la sua valenza per i pazienti.

Favorevole anche l’assessore alla sanità, Sonia Viale che ha ricordato che attualmente c’è un’adeguata risposta sanitaria per gli abitanti del  savonese, in merito alla patologia in oggetto ed in particolare per quanto riguarda l’emergenza. Viale ha detto di considerare comunque  ragionevole e legittima la richiesta di voler formalizzare la struttura, ma ha chiesto che, per l’attuazione di quanto proposto dalla mozione, si attenda un ragionevole termine dopo l’approvazione della riforma regionale della sanità, per poterlo così inserire nella programmazione. La richiesta dell’assessore è stata formalizzata con una modifica al testo.

Luigi De  Vincenzi (Pd) ha detto che quanto affermato dall’assessore Viale è di buon senso e va nella giusta direzione.

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