laspezia.cronaca4.it - La Spezia News in Tempo Reale

“Gli appetiti di IREN”

Più informazioni su

Comitato spezzino acquabenecomune

LA SPEZIA – «A proposito di quanto letto sulla stampa, circa l’interesse di Iren spa per Acam, oltre a qualche brivido, alcune considerazioni sono assolutamente indispensabili.

Iren Spa, multiutility di cui fa parte Mediterranea delle Acque (MdA), e’ azienda che gestisce il servizio idrico a Genova (alla ribalta in questi giorni per i disastri provocati ai cittadini genovesi con le rotture di tubazioni in diverse parti della città; rotture causate probabilmente da una scarsa o nulla manutenzione) ha avuto dal 2010 al 2013, un utile netto che è passato da € 13,4 mln a € 23,23 mln, mentre nello stesso periodo gli investimenti sono scesi da105 mln a 76 mln di euro.

Il Gruppo Iren spa a Genova e territori limitrofi ha avuto in questi ultimi anni utili da record.

Nel bilancio al 31.3.16 ci sono 114,1 mln di ricavi, rispetto ai 110,01 dell’anno precedente, ed un margine operativo lordo di 38,1 mln di €, 4,5% in piu del 2015, dovuti sia dal trasferimento al gruppo di rami d’azienda es. Acque Potabili (già gestore a Bolano), ma soprattutto per riduzioni dei vincoli dei ricavi per revisione del tasso di remunerazione del capitale investito, come dichiarato dal gruppo Iren nel 2014, dichiarazione che citiamo testualmente (relazione semestrale 2014) “Il Servizio idrico integrato ha registrato nel primo semestre 2014 ricavi per 221,6 milioni di euro, in aumento (+8,6%) rispetto a 204,0 milioni di euro dell’analogo periodo 2013, in forza principalmente dell’aggiornamento tariffario in applicazione del nuovo metodo deliberato dall’AEEGSI per gli anni 2014-2015 e a conguagli tariffari connessi all’applicazione del Metodo Tariffario Transitorio per gli anni 2012-2013″.

Alla faccia della democrazia, del referendum e dei cittadini.

Quando si parla di privatizzazioni, si parla di un processo che comincia con la separazione nel servizio pubblico tra l’infrastruttura e la struttura tecnica che la fa funzionare. Questa diventa un’azienda a cui viene attribuita una forma giuridica privatistica (società di capitali, spa o srl), in modo da sottrarla allo spazio pubblico e al controllo democratico dei cittadini. Nel caso di Iren, e non solo, si parla di multiutility, cioe’ società finanziarie che acquistano e controllano altre società finanziarie, che a loro volta direttamente o indirettamente, tramite altre finanziarie, controllano le società di gestione. Facile perdersi in questi meandri, ma per semplificare, ad es. a Genova Iren- MdA ha distribuito utili nel periodo 2010-2013 di 81,2 mln di €, di cui 29 circa ai comuni, e 52,5 a Banche, Assicurazioni, Fondi di investimento ecc., quindi una minima e irrisoria parte ha ricadute positive sul territorio. Abbiamo conferme quotidiane che in realtà nella privatizzazione, non si verifica nessun aumento di efficienza, né migliori risultati economici, ne’ tantomeno vi è incremento occupazionale. Anzi, meno personale, meno investimenti, significa piu’ utili ai soci, unici beneficiari di tutto ciò. E naturalmente maggior vendita di acqua vuol dire maggiori profitti, anche a scapito dello spreco di una risorsa fondamentale anche per le generazioni future.

L’acqua non può e non deve essere soggetta ai mercati, alla finanza, perché come ribadiamo da tempo, è fonte indispensabile di vita e quindi l’unica gestione possibile è la gestione pubblica del servizio idrico.

Per la situazione spezzina e quindi per il manifestato interesse di Iren verso Acam s.p.a. tenuto conto che ormai Acam ha ceduto tutti i propri rami di attivita’ (tra cui il gas recentemente ceduto a Eni, il trattamento dei rifiuti a Saliceti che passera’ probabilmente ad un’associazione temporanea di imprese ove e’ gia presente Iren) ci sorge il piu’ che legittimo dubbio che gli appetiti di Iren siano diretti verso il settore idrico – attualmente gestito da Acam Acque – con gli evidenti rischi esaminati

Naturalmente, anche in questo caso, i nostri Sindaci – in maniera unanime, almeno per quel che e’ noto dalla stampa – si guardano bene dal leggere questi dati e dal porsi qualche domanda, ma come gia’ successo per altre situazioni, spinti dall’interesse delle banche che hanno in mano i titoli del debito Acam, non sanno far altro che, come direbbe uno spezzino puro, “o beva, o anega…”»

Più informazioni su