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Coldiretti: “Sabotaggio reti anti cinghiali non diventi alibi”

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LA SPEZIA – “Non ci sono parole per commentare chi periodicamente arreca danno al sistema contenitivo dei cinghiali. Ma questo non può divenire un alibi. Manca infatti da sempre un sistema di contenimento complessivo del paesaggio terrazzato e la manutenzione e la sorveglianza delle barriere sono carenti. Riteniamo che le recinzioni fatte nella zona delle Cinque Terre per contenere la fauna selvatica siano opere importanti, ma come sempre, per svariati motivi, si verificano episodi o fatti che alla fine minimizzano lo sforzo che viene fatto per tutelare un territorio già di per se fragile.

Non possiamo più assistere giornalmente alla continua e costante demolizione del paesaggio agrario da parte della fauna selvatica, in particolare da parte dei cinghiali, e poi parlare di tutela, rilancio dell’agricoltura, prodotti tipici, ecc. Vanno bene i contapassi sui sentieri, ma servono interventi più importanti e un sistema di difesa del suolo e delle coltivazioni più efficace. Non siamo contrari alle barriere di contenimento a salvaguardia di tutto il paesaggio terrazzato, anzi ne auspichiamo l’ampliamento, però crediamo sia giunta l’ora di affrontare il problema con serietà e senso di responsabilità. Come possiamo parlare di riduzione del rischio idrogeologico, di tipicità delle produzioni, di valorizzazione del territorio quando non riusciamo neanche a tutelare il territorio stesso dalle scorribande della fauna selvatica. Come possiamo parlare di rilancio del settore agricolo in quel contesto, quando non riusciamo a tutelare i produttori che in modo eroico coltivano le fasce delle Cinque Terre? Cosa deve succedere affinché le istituzioni a qualsiasi livello si assumano la responsabilità di intervenire per tutelare chi ha avuto il coraggio di investire per creare reddito e occupazione.
Invitiamo pertanto le istituzioni preposte a dare precedenza assoluta alla realizzazione delle barriere più volte annunciate, e di completare quelle già in essere per potere poi finalmente aprire un tavolo propositivo sugli innumerevoli problemi agricoli esistenti.

Non è possibile che il problema della fauna selvatica sia irrisolvibile e privo di soluzioni, non è ammissibile che tutti sappiano quello che succede e nessuno abbia il coraggio di affrontare il problema in modo da intraprendere una soluzione politica percorribile. In questi ultimi decenni abbiamo assistito alla contrapposizione tra produttori, cacciatori, associazioni ambientaliste e istituzioni. Alla fine il problema continua a persistere. Non vogliamo arrivare a formulare un ultimatum alle istituzioni affinché intervengano in modo energico, però non possiamo neanche più tacere dinanzi a quanto accade. Noi siamo pronti con una serie di proposte serie e concrete che vanno ben oltre al semplice contenimento in termini numerici degli animali selvatici. Siamo pronti al confronto, se ciò non dovesse avvenire, saremmo pronti alla mobilitazione nei termini più assoluti del concetto”.

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