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Nuova settimana di eventi allo spazio BOSS della Spezia

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LA SPEZIA – Nuova settimana di eventi allo spazio BOSS della Spezia, l’area eventi alla Pinetina del Centro Allende della Spezia (Viale Mazzini).

Si apre domani, martedì 19 luglio alle 21.30, la seconda stagione della rassegna di teatro ragazzi a cura del Centro Giovanile Dialma Ruggiero e associazione Labulé dal titolo “BOSSino”.  Gli spettacoli teatrali per bambini e famiglie saranno inaugurati da “Appunti di un ragazzo volante” con Matteo di Somma, testo e regia di Geppina Sica, scenografia virtuale di Ines Cattabriga.

Leo è un ragazzo curioso che passa l’estate appollaiato sulla sua casetta sull’albero perché ha un unico sogno: imparare a volare come gli uccelli. Passa il tempo a sperimentare, osservare la natura, prendere appunti, a compiere numerosi tentativi di volo…tutti falliti! Una notte di tempesta Leo fa la bizzarra conoscenza con un uccello parlante, ancora non sa che è una spia, in missione per studiare da vicino i suoi tentativi di volo. L’amicizia con questo strano pennuto, a cui Leo da il nome di Diamantino, porterà il ragazzo volante a confrontarsi con la sua natura di essere umano “ben piantato sulla terra” ma con la testa sempre rivolta al cielo, continuando così a volare, sognando.

Costo del biglietto d’ingresso: 5 €.

Gli altri appuntamenti di BOSSino: Martedì 26 luglio “Ciccio il bagnino e Lisca la turista” minuetto surreal-demenziale per trampoli e tessuti aerei di e con Chiara Martini e Federico Faggioni; martedì 2 agosto “Neanda” con Davide Notarantonio e Giovanni Berretta per drammaturgia Toni Garbini e la regia Giovanni Berretta.

Sabato 23 luglio alle 22 è in programma il concerto dei “Tokyo Sex Destruction”. La band di RJ Sinclair, figlio illegittimo di James Brown. Probabilmente i padri putativi di questa band sono The Sonics, Sly And The Family Stone, Grand Funk Railroad e tutto il rock che tra gli anni ‘60 e ‘70 è andato a braccetto con la contestazione, il tutto mediato da un approccio garagero e psichedelico insopprimibile. Una band mai uguale a sé stessa, allo stesso tempo una garanzia e una costante sorpresa.

Ingresso: Up to You.

Tutti i giorni resterà aperta dalle 19.30 alla BOSS Gallery la mostra di Claudio Abate dal titolo “Testimonianza fotografica originale su Marisa e Mario Merz”. Esplora il significato del termine: «Sto in quella curva di quella montagna che vedo riflessa in questo lago di vetro. Al tavolo di Mario»: la rassegna — con una suggestiva selezione di immagini di Claudio Abate, il fotografo-testimone che è un po’ il cantore di tutta una generazione — si apre con questa citazione che anche simbolicamente introduce un sodalizio d’amore e di carriera durato oltre mezzo secolo. Cinquant’anni di vita e lavoro condivisi: Mario, scomparso a 78 anni nel 2003, e Marisa, classe 1926, tra i decani dell’arte italiana del secondo Novecento. «Un connubio alimentato da una strettissima relazione e un continuo scambio intellettuale, pur nella distinzione netta del proprio lavoro individuale», spiegano gli animatori dell’iniziativa. E in questa chiave di rapporto va vista anche questa mostra, che presenta alcune delle opere realizzate a quattro mani dalla coppia. Tavoli di Mario, ad esempio, che dialogano con sculture, teste o installazioni in cera di Marisa «nel segno di una collaborazione che è stata costante, anche se non sempre dichiarata» (Roma 1943) apre il suo primo studio fotografico giovanissimo, nel 1957, all’età di sedici anni. A via Margutta, all’epoca la strada romana dei pittori e degli scultori, fotografa le opere d’arte e frequenta gli artisti. Nonostante la sua collaborazione, nei primi anni sessanta, con un prestigioso membro della Magnum, Erich Lessing e la sensibilità neorealista diffusa in Italia, Abate non è tentato dalla fotografia di reportage. Preferisce l’arte, in particolare l’arte in movimento e inizia a fotografare quei giovani artisti che si preparavano a sovvertire tecniche e modi tradizionali. Nel 1959 incontra Carmelo Bene e a partire dal 1963 e per i successivi dieci anni ne documenta il teatro e il cinema. In quello stesso periodo collabora con la rivista “Sipario” e segue la nuova scena romana con le sue rivoluzionarie presenze e i luoghi d’eccellenza: Leo De Berardinis e Perla Peragallo, Carlo Quartucci, il Living Theatre, il Beat 72, tra i suoi scatti anche il Teatro Santo Spirito della compagnia D’Origlia Palmi che tra i tanti affascinò lo stesso Carmelo Bene. Alla fine degli anni sessanta Claudio Abate è già l’acclamato fotografo dell’avanguardia artistica romana, sono sue le fotografie delle azioni e delle opere di Pino Pascali, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci e Fabio Mauri. Con questi e con molti altri autori e con il gallerista Fabio Sargentini avvierà sodalizi destinati a protrarsi negli anni. Le sue fotografie suggellano in immagini esemplari quella particolare liaison tra arti visive e teatro che ha profondamente segnato la stagione degli anni sessanta e settanta e molti autori le scelgono come unico e accreditato documento visivo delle loro azioni, performance o installazioni. Kounellis, ad esempio, per i 12 cavalli vivi, Gino De Dominicis per lo zodiaco o Maurizio Mochetti per il punto di luce che corre a 180 chilometri all’ora. Di nuova generazione in nuova generazione, Abate continua ad essere il fotografo dell’arte, selettivo più di quanto la sua fama di uomo generoso e disponibile non faccia credere. La stima del gallerista Michael Werner lo ha portato più volte in Germania dove ha fotografato a lungo gli artisti della Neuen Wilden e dove nel 1986, su invito della vedova di Joseph Beuys, ha realizzato l’impegnativa documentazione delle opere disposte dall’artista poco prima della sua scomparsa nel Landesmuseum di Darmstadt. Alla fine degli anni ottanta trasferisce studio e abitazione nel quartiere romano di San Lorenzo dove trova un nuovo terreno di condivisione con gli artisti, inaugurato con la generazione dei Nunzio e dei Pizzicanella e rinnovato con i più giovani. Accanto all’attività dedicata agli artisti, Abate conduce una sua personale ricerca, per la prima volta mostrata a Roma nel 1972 agli Incontri Internazionali d’Arte con la cura di Achille Bonito Oliva.

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