laspezia.cronaca4.it - La Spezia News in Tempo Reale

“Non arrendiamoci al fatalismo e al conformismo, la Resistenza ci insegna che un’alternativa c’è sempre”

Più informazioni su

Giorgio Pagano a Pignone.

LA SPEZIA – La presentazione di “Eppur bisogna ardir. La Spezia partigiana 1943-45” di Giorgio Pagano è stata l’occasione, anche a Pignone, di una riflessione sulla memoria della Resistenza e sull’attualità dei suoi valori. Silvano Zaccone, presidente del Consorzio Il Cigno, che ha organizzato l’iniziativa, ha introdotto la serata, dopo il saluto della Sindaca Mara Bortolotto. “In un periodo di forte crisi della politica e di mancanza di passioni, la possibilità del riscatto -ha detto Zaccone- sta nelle virtù civiche che, come spiega il libro di Pagano, costituiscono l’eredità perenne della Resistenza”.

L’autore si è soffermato soprattutto su questo punto, leggendo pagine del libro dedicate a episodi che testimoniano l’umanità e la solidarietà della popolazione contadina della Val di Vara durante la lotta di Liberazione. “I partigiani dei nostri monti sopravvissero nei durissimi inverni 1943-44 e 1944-45 soprattutto grazie alle famiglie contadine e alle coraggiose donne della Val di Vara, che li ospitarono e li sfamarono per mesi”, ha detto Pagano, che ha così proseguito: “lo sforzo costante del libro è quello di rievocare non solo lo scontro bellico ma anche la corposità e l’intensità della Resistenza non armata, e di far parlare non solo i comandanti militari, ma anche le donne, gli operai, i contadini, i ragazzi, i sacerdoti”. L’umanità e la solidarietà, ha spiegato Pagano, “si manifestarono già subito dopo l’8 settembre 1943, sia con i primi barlumi di iniziativa di molti militari sbandati per combattere tedeschi e fascisti, sia con le manifestazioni di aiuto concreto che gran parte della popolazione offrì ai soldati fuggiaschi”. E ha citato lo storico Claudio Pavone: “Lo scatenarsi di un tendenziale bellum omnium contra omnes trovò un contrappeso nell’aiuto che disinteressatamente si prestavano persone tra loro sconosciute. L’asprezza della guerra civile e della guerra contro l’occupante batteva alle porte, e la gente sembrava avesse scoperto che l’unico punto di appoggio rimaneva la fiducia nel prossimo”.

Pagano ha così concluso: “La crisi attuale della politica e della democrazia si può superare solo tornando, nei tempi nuovi, ai valori di allora. Dobbiamo fare come i partigiani: essere attori e non spettatori. Scegliere il bene contro il male, la libertà contro la dittatura. La dignità del lavoro contro la sua mercificazione. L’accoglienza dei migranti contro il loro respingimento. L’eguaglianza tra i sessi contro il femminicidio. Dobbiamo concepire la vita come cammino non solo individuale ma collettivo. Dobbiamo ricominciare a dire di no, a contrastare l’accettazione supina della realtà. Oggi trionfa l’acronimo Tina (There is no alternative”), inventato dalla Thatcher. Ma non dobbiamo arrenderci al fatalismo e al conformismo, un’alternativa c’è sempre. Dipende da noi stessi, dalla nostra passione critica individuale che si incrocia con quella altrui. Torniamo a esprimere un no consapevole e fiero ai tanti soprusi, troveremo nuovi e sconosciuti compagni di viaggio”.

Più informazioni su