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Federico Barli: «“Meno siamo, meglio stiamo” non può essere la filosofia del partito che governa l’Italia»

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LA SPEZIA – «Non ho mai amato né il ruolo di gufo né quello di Cassandra. Sento però il dovere di intervenire pubblicamente dopo aver letto delle paventate dimissioni dal Partito Democratico di Massimo Baudone, un dirigente di lungo corso con cui mi sono spesso trovato in posizioni divergenti.

Nel suo accorato sfogo, pubblicato in queste ore, Baudone evidenzia la mancanza di democrazia interna al partito sarzanese, il clima di caccia alle streghe e la volontà di affermare un pensiero unico e conformista . Mi sembra di rileggerci gli allarmi lanciati proprio da me già durante il congresso provinciale del Pd, quando denunciavo l’assenza di una vera discussione interna e il rigonfiamento anomalo degli iscritti con l’obiettivo di mettere le mani sul partito.

Il Congresso è finito, ma i problemi sono rimasti sul tavolo. Ho teso subito la mano, riconoscendo il risultato e rendendomi disponibile a collaborare – con le proposte programmatiche e il capitale umano di chi mi aveva sostenuto – per il bene del nostro territorio e dello stesso Pd. Purtroppo è servito a poco: la bulimia di poltrone era così forte, nella composita maggioranza che aveva contribuito all’elezione di Federica Pecunia, da non lasciare alla minoranza nessuno degli organi di garanzia –nemmeno la presidenza dell’assemblea – venendo meno a ogni prassi consolidata e a ogni galateo politico.

Alcuni dei miei sostenitori l’hanno comprensibilmente interpretata come una mancanza di rispetto nei nostri confronti; io preferisco leggere il tutto come un errore di inesperienza da parte di una segretaria che, dovendo rendere conto a decine di piccoli e grandi portatori di voti, ha perso un po’ la bussola e si è trovata accerchiata da persone interessate a controllare la gestione quotidiana della vita di partito.

Proprio la vita di partito, purtroppo, ne ha risentito immediatamente: l’unione comunale spezzina, ad esempio, non è stata ancora convocata, eppure manca meno di un anno alle amministrative nel capoluogo. Per non parlare del Congresso di Lerici, dove i commissariamenti prolungati e la sconfitta alle ultime comunali richiederebbero invece un’attenzione particolare alla ricostruzione del Pd.

Una nuova segreteria dovrebbe portare nuova linfa, nuove idee, nuovo entusiasmo. Accade invece il contrario: in diversi esponenti del partito si diffonde un malessere che ha già portato alcuni – come Alessandro Pollio, Maurika Lazzoni e Andrea Bertucci – ad annunciare che non rinnoveranno la propria adesione. Ora si apprende che anche Massimo Baudone si potrebbe aggiungere alla lista, e non è certo una buona notizia: lo slogan “Meno siamo, meglio stiamo”, tanto caro a Renzo Arbore, non può essere la filosofia del partito che governa l’Italia.

Chiedo dunque a Massimo Baudone di ripensarci e alla segretaria Federica Pecunia di recuperare il tempo perduto finora. Non è difficile, ma la strada è obbligata: il nuovo corso, infatti, non potrà iniziare fino a quando non ricorderà a se stessa di essere la segretaria di tutto il Pd e non solo la portavoce dei gruppetti eterogenei che l’hanno sostenuta.»

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