laspezia.cronaca4.it - La Spezia News in Tempo Reale

Marcello Delfino: «La verità sul caso Moro ci impegni tutti»

Più informazioni su

LA SPEZIA – «Venerdì 5 agosto, alla Festa dell’Unità di S. Stefano Magra, il sen. Miguel Gotor riaprirà la discussione sul caso Moro, rivisitato recentemente nella nostra città dall’intervento dell’on. Gero Grassi, appassionato animatore della Commissione interparlamentare ad esso dedicata.

Il prossimo settembre ricorre il centenario della nascita di Aldo Moro ed è pertanto anche doveroso restituire qualche credibilità ai risvolti di un evento clamoroso che ha segnato profondamente la storia del nostro Paese dalla liberazione ad oggi.

Capire cosa è accaduto il 16 marzo 1978 e durante i cinquantacinque giorni seguenti fino al 9 maggio, giorno del ritrovamento del cadavere di Moro nel bagagliaio della Renault rossa in via Caetani, non è solo un dovere delle Istituzioni che si sono viste privare con la violenza di uno dei suoi uomini più lungimiranti e prestigiosi, è anche utile per ricostruire un quadro delle dinamiche sociali che caratterizzavano il Paese in quegli anni e che non si sono certamente esaurite con la tragica conclusione di quella vicenda.

La ricerca di una verità che abbia riscontro anche negli atti processuali è la necessaria conferma rispetto ad un contesto che in questi anni ci si è presentato comunque nella sua chiarezza, al di là delle nebbie alzate da quelle forze occulte e meno occulte che hanno decretato la condanna dell’on. Moro.

Oltre e nonostante le bugie distribuite a piene mani dalle B.R., nelle diverse fasi processuali abbiamo scoperto l’esistenza di formazioni armate più o meno segrete, Gladio, di una loggia massonica che ricopriva i più alti livelli delle istituzioni dello Stato, in particolare proprio quei ruoli che avrebbero dovuto operare per il ritrovamento e la liberazione di Moro, l’ospitalità di un signore di Arezzo che convocava nella propria villa i comandanti delle Forze Armate, servizi segreti al servizio di golpisti e di nemici dello stato democratico, strane figure inviate in Italia dal governo americano per “dare una mano”.

E’ sempre più chiaro che Aldo Moro è stato un martire che ha pagato per il bene del Paese.

Minacciato da tutto un mondo complesso ed articolato, interno ed internazionale, che non voleva il Partito Comunista nell’area di governo, Moro ha proseguito con coerenza la sua politica di allargamento popolare e democratico richiamando democristiani e comunisti a quei valori che li avevano visti, insieme ad altri, dar vita al patto costituzionale sul quale si era formata la repubblica democratica.

Era un programma per il Paese che, con il suo sguardo lungimirante, Moro riteneva necessario per evitare il degrado verso quei livelli di scollamento fra politica e popolo che siamo invece costretti a constatare ogni giorno.

Moro ha pagato per la sua onestà intellettuale, per la sua coerenza, per il suo essere servitore dello Stato, per aver anteposto anche alla sua vita quello che riteneva essere il bene del Paese.

Sosteniamo lo sforzo di chi generosamente si ostina a fare emergere questa verità.

Ad Aldo Moro lo dobbiamo.»

Più informazioni su