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Liederabend al XXV Festival Massimo Amfiteatrof

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Carolina Krogius mezzosoprano, Ettore Prandi pianoforte.

LEVANTO – Giovedì 11 agosto il XXV Festival Massimo Amfiteatrof accoglierà presso la Chiesa di S. Andrea di Levanto la Liederabend, serata totalmente dedicata ailieder, composizioni per voce solista e pianoforte.
La parola “lied” è traducibile in tedesco come “canzone”: nella storia musicale tedesca i lieder rappresentano una componente essenziale e determinante e nell’opera di Schubert e Schumann assumono un valore di alto significato tecnico ed estetico.
Il concerto vedrà protagonisti il mezzosoprano Carolina Krogius e il pianistaEttore Prandi.

Il Lied attraversa l’intera storia della lingua e della musica tedesche e indica sin dalle più remote origini una poesia lirica cantata su una determinata melodia. Il termine medio-alto tedesco “das liet” significa propriamente la singola strofa e, al plurale, “diu liet”, la somma delle strofe di una poesia destinata al canto. Ciò si distingue da “gesang”, indicante il canto in genere, e da “gedicht”, con cui si individua il componimento poetico in senso lato.
Dal 1750, dopo un calo di interesse dovuto all’affermarsi dell’opera italiana nei paesi di lingua e cultura tedesca, il lied conobbe una decisa rinascita. L’accompagnamento passò man mano dal basso continuo al pianoforte, gettando le basi della straordinaria stagione del lied romantico. Nel Settecento iniziò ad essere propugnato un ritorno a forme vocali di semplice e schietta cantabilità, in contrapposizione al gusto operistico italiano. In particolar modo, si considerava fondamentale l’unità di musica e poesia.

L’origine del lied romantico risale al nascente spirito nazionalista nella musica tedesca nel XVIII secolo. Haydn e Mozart scrissero lieder e il ciclo di Beethoven, “An die ferne Geliebte” (All’amata lontana) può essere ritenuto un precedente ai grandi cicli narrativi di Schubert, l’autore che meglio ha rappresentato lo splendore del liederismo romantico.
La produzione di lieder ha una singolare importanza con Schubert, non solo per il numero di opere (più di 600 brani) ma soprattutto perché in questo genere il compositore austriaco arrivò prestissimo alla maturità stilistica: in ciò fu aiutato, oltre che dalla sua straordinaria capacità di percepire in profondità il senso poetico, anche dalla mancanza di modelli troppo vincolanti ed autorevoli. Il lied infatti, sebbene fosse praticato dagli autori classici, era considerato una forma minore, che non poteva conferire all’autore quel prestigio e quella fama che allora era attribuita dalla musica strumentale e soprattutto dall’opera.
Il lieder schubertiano assunse a espressione della sensibilità e della cultura della borghesia colta.
Con Schubert l’espressione musicale dell’io giunse al punto di massima e feconda tensione con il testo poetico: il soggetto della lirica musicata e il soggetto creato nei suoni convergono formando una superiore unità che sempre si rinnova e di continuo riplasma la configurazione architettonica generale. L’autore riesce ogni volta ad avvicinare il suono alla parola in un modello che non ha eguali nella musica europea.
Nell’insieme i lieder di Schubert formano una grandiosa antologia della poesia tedesca coeva, a cominciare da Goethe, senza dimenticare i maggiori esponenti della letteratura romantica, da Novalis a Schiller.

La tradizione dei lieder ha trovato fioritura anche in altri ambiti e compositori, come, ad esempio, Jean Sibelius e Benjamin Britten: nel contesto inglese di Britten del XX secolo alla canzone d’arte furono preferiti brani di matrice folkloristica.
Il programma di Carolina Krogius ed Ettore Prandi includerà i grandi lieder di Schubert, Britten e Sibelius: di questi ultimi due compositori verranno proposti i corpus liederistici, rispettivamente A Charm of Lullabies op. 41 e i Cinque Lieder, op. 37

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