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«Blocchiamo il parcheggio della Curia»

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A Sarzana contro i box interrati scendono in campo i cattolici con una lettera al vescovo e una raccolta di firme. 

SARZANA – «Fermiamo quel progetto!». Scendono in campo i cattolici contro il parcheggio interrato sotto l’oratorio adiacente la cattedrale di Santa Maria a Sarzana. Quel parcheggio, voluto dalla Curia, ha sollevato molte critiche e perplessità. Ma la raccolta di firme organizzata da tre autorevoli esponenti del mondo cattolico sarzanese, Lorenzo Franco, Paola Gari e Corrado Bernardini, sembra destinata a creare impreviste e imbarazzanti lacerazioni. «Ogni volta che una parrocchia è coinvolta in operazioni immobiliari di carattere speculativo, avvertiamo un forte senso di smarrimento» scrivono Franco, Gari e Bernardini nella lettera inviata al vescovo Luigi Ernesto Palletti e a tutta la comunità cristiana sollecitata a riflettere ed, eventualmente, a sottoscrivere il documento.

La contrarietà al progetto, attualmente bloccato dalla Sovrintendenza dopo che dal sottosuolo sono affiorati reperti storici, viene spiegata con le ragioni di difesa dei valori ambientali, dell’identità e della storia della città, del consenso e della trasparenza che sono mancati. Nella lettera queste ragioni vengono suffragate dai recenti pronunciamenti di Papa Francesco. Ecco il testo del documento inviato al Vescovo:

Ci permettiamo di intervenire pubblicamente sulla tanto dibattuta questione del parcheggio interrato a fianco della cattedrale della nostra città. Ogni volta che sentiamo che una parrocchia è coinvolta in operazioni immobiliari di carattere speculativo, avvertiamo un forte senso di smarrimento e ripensiamo al pontificato di Francesco:

«Mantenete soltanto ciò che può servire per l’esperienza di fede e di carità del popolo di Dio.»

Con questa esortazione rivolta ai vescovi italiani, il papa ha aperto la LXIX assemblea generale della CEI dello scorso maggio, ricordandoci il suo disegno di chiesa: povera di sostanze ma ricca di fede e di carità, i cui presbiteri sappiano guidare il popolo di Dio verso il Bello e il Vero. Dove trovare la Bellezza il papa ce lo suggerisce con l’enciclica Laudato si’, che al paragrafo 143 recita:

«Insieme al patrimonio naturale, vi è un patrimonio storico, artistico e culturale, ugualmente minacciato. È parte dell’identità comune di un luogo e base per costruire una città abitabile. […] Bisogna integrare la storia, la cultura e l’architettura di un determinato luogo, salvaguardandone l’identità originale. Perciò l’ecologia richiede anche la cura delle ricchezze culturali dell’umanità nel loro significato più ampio.»

L’enciclica prosegue suggerendo anche una modalità pratica con cui compiere alcune difficili scelte urbanistiche (par. 182,183):

«La previsione dell’impatto ambientale delle iniziative imprenditoriali e dei progetti richiede processi politici trasparenti e sottoposti al dialogo […].

Uno studio di impatto ambientale non dovrebbe essere successivo all’elaborazione di un progetto produttivo o di qualsiasi politica, piano o programma. […] È sempre necessario acquisire consenso tra i vari attori sociali, che possono apportare diverse prospettive, soluzioni e alternative. Ma nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano su ciò che vogliono per sé e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalità che trascendono l’interesse economico immediato.»

Davvero la cattedrale di Sarzana (con il beneplacito della diocesi e della Soprintendenza) ha necessità di compiere questa violenza urbanistica per risistemare il proprio oratorio? Davvero i sarzanesi (che stanno comprando i box) hanno bisogno di parcheggiare l’auto proprio all’interno delle mura, nel sottosuolo dell’area più antica della città? Quali conseguenze per il patrimonio archeologico che costituisce il cuore più antico della città? E quali strascichi lascerà questa vicenda nei cittadini che si sentono depredati di un bene tanto prezioso quanto possono esserlo le proprie radici storiche?

Ci siamo chiesti se fosse il caso di condividere pubblicamente queste nostre riflessioni e abbiamo trovato risposta al paragrafo 232 dell’enciclica:

«Non tutti sono chiamati a lavorare in maniera diretta nella politica, ma in seno alla società fiorisce una innumerevole varietà di associazioni che intervengono a favore del bene comune, difendendo l’ambiente naturale e urbano. […] Così una comunità si libera dall’indifferenza consumistica. Questo vuol dire anche coltivare un’identità comune, una storia che si conserva e si trasmette.»

Con questo spirito ci rivolgiamo alla comunità cristiana della diocesi e a chiunque abbia a cuore questo bene comune: fermiamo insieme questo progetto!

Lorenzo Franco, Paola Gari, Corrado Bernardini

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