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Contrabbando di viti in ferro e acciaio provenienti dalla Cina

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LA SPEZIA – I funzionari dell’Ufficio Antifrode della Dogana della Spezia, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno portato a termine un’attività anticontrabbando, diretta al contrasto di un’evasione fiscale attuata con il metodo della distorsione di origine, nel caso specifico relativa a viti in ferro e acciaio importate dall’Estremo Oriente.

Tale sistema si concretizza nella presentazione, all’atto dello sdoganamento, di documentazione commerciale falsificata al fine di fare apparire un’origine geografica del prodotto diversa da quella reale evitando il pagamento dei pesanti dazi antidumping, (74,1% del valore del prodotto), istituiti dall’Unione Europea in relazione a particolari prodotti originari della Repubblica Popolare Cinese.

L’indagine, durata oltre due anni, è stata condotta nei confronti di un imprenditore fiorentino già in precedenza accusato dello stesso reato.

Al termine delle prime indagini, conclusesi con il patteggiamento della pena di un anno e due mesi di reclusione, la Procura della Repubblica della Spezia ha delegato all’Ufficio Antifrode della dogana della Spezia una serie di ulteriori accertamenti, in collaborazione con l’O.L.A.F. (organo investigativo comunitario), il quale ha attivato un’indagine sovranazionale direttamente presso le competenti autorità di Taiwan per accertare la reale origine di una serie di partite di viti in ferro e acciaio importate in Europa e dichiarate di origine taiwanese.

Incrociando i risultati delle indagini con le banche dati in uso all’Agenzia, è stato possibile accertare che, per ulteriori cinque importazioni di merci, il medesimo soggetto aveva falsamente dichiarato l’origine taiwanese in luogo della reale origine cinese, evadendo così i diritti di confine per ulteriori € 151.000.

Pertanto, l’imprenditore è stato nuovamente denunciato a piede libero all’Autorità Giudiziaria e a suo carico gravano le accuse di falso indotto in atto pubblico (art. 48 e 479 c.p.), contrabbando aggravato (artt. 292 e 295 c. 2 lett. c e c. 3 T.U.L.D.) ed evasione I.V.A. all’importazione (artt. 1, 67 e 70 d.P.R. 633/1972 omesso versamento dell’IVA e mera detenzione della merce illecitamente introdotta nel territorio nazionale ).

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