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Costituito il comitato “Spezzini per il NO”

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In vista dell’imminente consultazione referendaria, si è costituito il comitato “Spezzini per il NO”, fondato da cinque persone – Antonio Galante, Debora Mazzoni (Presidente), Diego Perfigli, Riccardo Pratesi (Portavoce), Roberto Quadrelli – che hanno raccolto in pochi giorni più di cento adesioni tra i cittadini.

LA SPEZIA – Il 26 settembre è nato il Comitato “spezzini per il NO”, con l’intento di sostenere pubblicamente le diversificate motivazioni che hanno condotto, in prima persona, i soci fondatori a schierarsi, sulla base di principi che ritengono inviolabili, in favore del “no” al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre.

«Questi ultimi tempi – spiegano i soci fondatori – sono stati percorsi da venti inquietanti, che hanno travalicato i principi costituzionali e le ideali volontà dei Padri Costituenti, portando all’approvazione di una riforma della Carta dello Stato, il ddl Boschi, la cui riconferma in sede referendaria limiterà sensibilmente la democrazia nel Paese. È in questo angosciante contesto – affermano con trasporto – in questa “bonaccia” pericolosa perché senza direzioni precise, che il Comitato nasce con l’intenzione di riaffermare il dovere civico che animava i nostri Padri Costituenti, oggi affievolitosi a vantaggio di interessi privati e transnazionali».

Questo nuovo soggetto civico è privo di una specifica connotazione partitica, e guarda opinione pubblica con favore. «Ci rifacciamo idealmente – spiegano – a quelle forze che si definiscono “correnti di opinione”, e che trovano, in seno alla società civile, la loro ragion d’essere nella difesa della libertà di pensiero e di espressione». Così, per i prossimi due mesi, il programma degli “spezzini per il NO”, che già hanno raccolto un centinaio di adesioni, è stare tra la gente allestendo gazebi, stampando volantini, promuovendo eventi a tema, «per indicare – dichiarano i cinque esponenti – con la chiarezza e la semplicità necessarie i molteplici elementi che fanno bella la nostra democrazia, ed i conseguenti diritti e doveri che abbiamo avuto da essa in eredità con animo sincero, tra i quali oggi s’impone la difesa della carta costituente da qualsiasi tentativo di perversione come quello in atto».

Il rifiuto alla riforma costituzionale è dunque netto, così come la volontà di accettare qualsiasi contradditorio. «Vogliamo batterci per salvaguardare, ovunque ne avremo l’occasione, quanto ancora rimane della sovranità del popolo – concludono – che non deve essere limitata, e piuttosto ulteriormente ampliata, un domani, dopo aver bocciato questa riforma pericolosa».

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