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L’arte di Ketty La Rocca a Spazio 32

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Il 5 dicembre il secondo incontro dedicato all’artista spezzina. 

LA SPEZIA – Si svolgerà lunedì 5 dicembre alle ore 18.00 il secondo dei due appuntamenti in programma a Spazio 32 – biblioteca della Fondazione Carispezia e centro culturale dedicato alle arti visive – per ricordare l’artista spezzina Ketty La Rocca (1938-1976) – protagonista dell’avanguardia italiana fra gli anni ‘60 e ’70 – a quarant’anni dalla sua scomparsa. Ospiti dell’incontro saranno le autrici Francesca Gallo e Raffaella Perna (Università La Sapienza, Roma) che presenteranno il libro “Ketty La Rocca. Nuovi studi (Postmedia Books, 2015), assieme a Michelangelo Vasta, docente universitario e figlio di Ketty La Rocca.

L’appuntamento, che sarà arricchito dalla proiezione di fotografie, immagini e un video tratto dalla produzione multimediale dell’artista, prosegue il percorso dedicato a Ketty La Rocca, già avviato dalla Fondazione con la pubblicazione di un volume a lei dedicato (1999), in collaborazione con la Galleria Il Gabbiano della Spezia – circostanza che aveva già visto la partecipazione di Michelangelo Vasta – e ricordato in occasione del primo incontro sull’artista programmato a Spazio 32, lunedì 28 novembre scorso, cui hanno partecipato Luca Scarlini, scrittore e storyteller, e Lucilla Saccà, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Firenze.

Ketty La Rocca nasce a La Spezia il 14 luglio 1938 e si spegne a Firenze il 7 febbraio 1976. Registrata all’anagrafe con il nome Gaetana – nome che definirà “una vergogna” e inadeguato per lo spazio operativo dell’arte, come riporta Carlotta Sylos Calò in un articolo recente di Doppiozero –, si trasferisce a Firenze nel 1956, all’indomani degli studi magistrali, dove inizia a frequentare l’ambiente della poesia visiva fiorentina del Gruppo ‘70 realizzando collage basati sul rapporto tra immagine mediatica e parola.

La Rocca si indirizza alle ricerche verbo-visuali con l’obiettivo di ribaltare gli stereotipi del linguaggio, evidenziando una precoce attenzione per la condizione femminile: crea collage di parole e fotografie riprese da giornali e rotocalchi, in cui l’immagine della donna è uno dei temi più frequentemente affrontati, ribattendo, con le stesse armi, al bombardamento di immagini e messaggi della civiltà di massa.

Presto accompagna alla produzione dei collage l’adozione di altre tecniche e l’esecuzione di performance incentrate sul tema del corpo e del gesto: sempre nell’ottica dei limiti del linguaggio iconico e di quello verbale, intende sovvertirli entrambi. Il suo obiettivo è coerente a quello delle neoavanguardie internazionali: guardare al presente, e implicitamente criticarlo, usando i suoi stessi mezzi per creare immagini ironiche o incriminanti, alla ricerca di nuove catene semiologiche ed esperienziali.

All’inizio degli anni Settanta l’artista si concentra sul linguaggio dei gesti attraverso pratiche e media diversi: fotografia, video, performance, libro d’artista. La fotografia, in particolare, diventa per La Rocca il mezzo privilegiato, mai neutrale, capace, come la parola, di fornire diversi livelli di lettura; lo strumento adeguato alla «lenta rievocazione della funzione del vedere libera da pregiudizi su ciò che è reale» che l’artista ricerca.

Nel 1972 è invitata alla XXXV Biennale di Venezia, e da questo momento il suo lavoro ottiene un’ampia visibilità nazionale e internazionale. Nel 1978 le viene dedicata una mostra retrospettiva sempre nell’ambito della Biennale di Venezia. Le sue opere sono oggi conservate in numerose collezioni di musei e fondazioni, tra cui il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (MART), il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo (MAXXI), il Museo Novecento a Firenze e le Gallerie d’Italia a Milano. Negli ultimi anni i suoi lavori sono stati inclusi in alcune importanti mostre dedicate ai rapporti tra arte e femminismo, in particolare Wack! Art and Feminist Revolution al MOCA di Los Angeles (2007) e Donna: avanguardia femminista negli anni ’70 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (2010).

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