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“Le Guerre Sante: le Crociate Cristiane e la Jihad”

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Alessandro Barbero a Lerici e in Sala Dante.

LA SPEZIA – Lo storico Alessandro Barbero, docente all’Università del Piemonte Orientale, assai noto per gli interventi televisivi nelle trasmissioni di divulgazione “Superquark” e “Il tempo e la storia”, ha affascinato il pubblico che ha affollato la Sala consiliare del Comune di Lerici e la Sala Dante alla Spezia, su invito dell’Associazione Culturale Mediterraneo, dell’Università delle Tre Età del Golfo dei Poeti e della Consulta Studentesca Provinciale. Il tema “Le guerre sante: le crociate cristiane e la Jihad” ha le sue radici nel mondo medievale ma assume una bruciante attualità, come è emerso dalle domande che tanti studenti hanno posto in Sala Dante a Barbero. Secondo lo storico “le crociate cristiane e la Jihad sono due fenomeni culturalmente molto diversi”. I primi cristiani -ha spiegato- “erano pacifisti integrali, ancor più dei cristiani di oggi, e un cristiano non poteva fare il soldato”.

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Poi le cose cambiarono a poco a poco, fino all’Impero di Costantino, un Impero cristiano che doveva avere un esercito. Se Sant’Agostino si tormentò accettando infine la “guerra giusta” ma non la “guerra santa”, San Bernardo invece diede ragione ai Templari e alla “guerra santa”, alla religione che ha come missione il combattere. La prima Crociata nacque come “moto di un’Europa in crescita, con tanti giovani senza lavoro pronti a partire per liberare Gerusalemme, conquistarla e poi fermarsi per dare vita a un regno, il primo esempio di colonialismo”. I musulmani decisero di contrattaccare, fino alla riconquista di Gerusalemme duecento anni dopo. Lo spirito crociato si spense, fino all’Illuminismo e ai giorni nostri, con la Chiesa “che cominciò a criticare la ‘guerra santa’ e arrivò al pacifismo”. Eppure “i testi sacri non cambiano: l’Antico Testamento ammette la guerra, a differenza del Vangelo”: cambia invece “il modo di interpretare i testi nelle diverse fasi storiche”.

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Così, ha proseguito Barbero, “è accaduto per il Corano”, un testo “in cui ci sono sia la pace che la guerra”, e in cui “la guerra è ammessa quando si è attaccati, per difendere la fede, senza eccedere, senza esagerare”: “il passo più guerresco del Corano è quello che cita l’Antico Testamento”. Barbero ha spiegato che nell’Islam “domina la frammentazione, perché non ci sono Papa, Chiesa e clero come nella Chiesa cattolica” e i maestri musulmani “sono tanti e dicono cose diverse”. La conclusione: “i fanatici sono fanatici perché lo sono, non perché hanno letto il Corano”.

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