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Gli scalpellini della Val di Vara

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Per Mangia Trekking sono un mestiere ed una cultura da non perdere.

VAL DI VARA – Partiti alla buonora da La Spezia, alcuni amici dell’alpinismo lento, sono saliti tra Valdipino e Casella nella Val di Vara, per andare a conoscere da vicino il significato di una parola, “scalpellino o scarpellino”, su cui anche wikipedia in internet, si ferma ad una descrizione minima. Un sostantivo che Mangia Trekking, ritiene sia importante per conservare l’identità culturale di tante comunità del nostro territorio.

Lo scalpellino è un antico mestiere a cui storicamente venne attribuito il significato di “scultore senza arte”. Era un semplice operaio di cava che tagliava le pietre e le lavorava con le punte e gli scalpelli per costruire opere in serie. Gli veniva riconosciuta la capacità di ben conoscere i materiali che doveva lavorare e trasformare.

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Conosceva dove segnare, dove battere e come tagliare la pietra nel modo desiderato. Tante piazze, fontane, monumenti, emblemi di famiglia, portali, e palazzi, furono costruiti con l’uso di pietre locali o importate, ed oggi sono ancora la miglior testimonianza del valore di questo preistorico mestiere. Dove le opere degli scalpellini oggi vengono tante volte dichiarate “senza prezzo”. Un’attività manuale, che purtroppo, poco a poco, da dopo la seconda guerra mondiale, è andata perdendosi. Cancellando quasi totalmente, una professione, una cultura e l’identità di tanti luoghi. Fortunatamente tra Valdipino e Casella, nel Comune di Riccò del Golfo, vive ancora la passione di Alberto Zattera, il quale come una rarità, tiene ben viva questa antica cultura locale. Animata dal medesimo spirito di attaccamento alle tradizioni dei luoghi, l’associazione Mangia Trekking, oltre che procedere sviluppando attività sportive, desidera contribuire a tenere alta l’attenzione circa la conoscenza e la preservazione di questi storici valori che caratterizzavano ed univano le comunità, nel lavoro e nella fatica. Così dopo la visita nei due paesi, dove sono ancora ben visibili tanti significativi segni del lavoro degli scalpellini, soprattutto il monumento allo “scarpellino” realizzato appunto dal bravissimo Alberto Zattera, i suoi amici dell’alpinismo lento, hanno proseguito il loro cammino lungo i sentieri verso le Cinque Terre, a conoscere ed approfondire un’altra storia locale.

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