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La Festa di San Tommaso nel seminario di Sarzana

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LA SPEZIA – L’annuale festa di San Tommaso d’Aquino, patrono degli studi seminaristici, è stata dedicata quest’anno, nel seminario vescovile diocesano di Sarzana, ad un tema che ha saputo legare insieme le due grandi dimensioni della vita cristiana, e tanto più di quella sacerdotale: la dimensione spirituale, sino al confine della mistica, e quella della carità. E’ consuetudine che ogni anno, in questa circostanza, la comunità del seminario, guidata dal rettore don Franco Pagano, inviti all’incontro un relatore esterno con l’incarico di svolgere una meditazione. Quest’anno la scelta è caduta sul teologo domenicano padre Angelo Bellon, il quale ha svolto il tema “La contemplazione e l’inabitazione di Dio: il frutto più bello della carità”. Padre Bellon, valente teologo tomista ed evangelizzatore, docente di teologia morale, è conosciuto a livello nazionale anche perché risponde abitualmente alle domande dei fedeli relative alla teologia, alla morale ed in particolare alla bioetica in alcuni siti web specializzati. All’incontro nella sala convegni del seminario sarzanese hanno partecipato alcune decine di sacerdoti di tutta la diocesi, oltre ai seminaristi. I lavori sono stati brevemente introdotti dal rettore don Pagano. Il vescovo diocesano Luigi Ernesto Palletti ha quindi presentato il relatore, ringraziandolo per avere accolto l’invito ad intervenire all’incontro. E’ seguita la meditazione di padre Bellon. Il tema da lui trattato della “inabitazione di Dio” si è in qualche modo inserito nel percorso formativo della diocesi in preparazione alla cerimonia di beatificazione della serva di Dio spezzina Itala Mela. La mistica di Itala Mela è infatti incentrata sul tema, da lei sviluppato in molti scritti e ampiamente documentato nel corso del processo di beatificazione, della cosiddetta “inabitazione trinitaria”. L’”inabitazione di Dio” in noi, ha spiegato padre Bellon, è frutto straordinario di una vita cristiana dominata dall’amore e dalla carità verso Dio e verso il prossimo. Al termine della meditazione, il vescovo ha presieduto, nella cappella del seminario, l’Adorazione eucaristica, la recita dell’ora Sesta e la benedizione. E’ seguito il pranzo in comune tra sacerdoti e seminaristi.

Si è tenuta a Ceparana la Giornata della vita diocesana

Grande partecipazione di giovani e famiglie nella chiesa di Ceparana per la veglia in occasione della Giornata della Vita. “Educare alla vita significa entrare in una rivoluzione civile che guarisce dalla cultura dello scarto, dalla logica della denatalità e dal crollo demografico, favorendo la difesa di ogni persona umana, dallo sbocciare della vita fino al suo termine naturale”. E’ stato questo, preso dal messaggio dei vescovi italiani, il tema portante della veglia. Ogni anno nel mondo si attuano 56 milioni di aborti. E’ un’Italia che ogni anno sparisce. Un “olocausto silenzioso”, lo ha definito Madre Teresa, come ricordava uno dei testi della veglia, preparati dal Centro di Aiuto alla Vita della Spezia. Durante la celebrazoone, sono state proiettate le suggestive immagini del conferimento del premio Nobel per la Pace a Madre Teresa di Calcutta, nel 1979. Il discorso pronunciato a braccio da Madre Teresa porta alla luce la relazione stretta tra l’aborto e la violazione della pace: “Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla”. A rappresentare il vescovo Luigi Ernesto Palletti, influenzato, era presente il vicario generale monsignor Enrico Nuti. Nella riflessione finale, Nuti ha sottolineato che «noi tutti siamo immersi nella “cultura della morte”, o “dello scarto”, come dice Papa Francesco, in un mondo segnato dalla mancanza di speranza, dalla chiusura in sé stesso. “Io sono venuto perchè abbiano vita e in abbondanza”, ha detto Gesù. La cultura della morte nasce quando non ci si sorprende di fronte alla creatura, all’uomo, specialmente quando esso si trova nelle condizioni di massima debolezza, come un bimbo che viene rifiutato». Riguardo a queste “strutture di peccato” (come le leggi sull’aborto) «dobbiamo rinnovare la nostra coscienza. Nulla deve diventare abitudine. Dobbiamo stupirci, scoprirci amati indipendentemente da ogni nostro gesto o capacità. Un amore così spaventa. Perché richiede impegno, capacità di accogliere il dono e pervicacia nel custodirlo». «Le nostre iniziative pro–life sono un piccolo segno per riaffermare questa verità. Non bisogna avere paura, ma speranza e coraggio. Il Signore ce li dà, se glieli chiediamo nella preghiera. Non bisogna avere paura di amare. Bisogna rispondere all’Amore. Il Signore strada facendo ci aiuterà. Così la cultura della morte viene vinta dalla cultura della vita, dal Vangelo della vita, che è Gesù». La Veglia è stata allietata dal coro della Pastorale giovanile diocesana e da quello della parrocchia di Ceparana.

Ora il Canaletto avrà una “via don Pertile”

Sabato prossimo18 febbraio alle 11 verrà intitolata a don Bortolo (Bartolomeo) Pertile, nel quartiere del Canaletto, la strada che da viale San Bartolomeo porta a via Carducci, sulla quale si affacciano la chiesa di Maria Ausiliatrice, il grande oratorio, il teatro, gli impianti sportivi e le opere parrocchiali. L’iniziativa è partita dalla popolazione, con consenso unanime e con il desiderio di ricordare l’attività svolta per oltre mezzo secolo dal religioso salesiano. Nato a Gallio in provincia di Vicenza, nel 1991, don Pertile (nella foto) morì alla Spezia il 9 ottobre 2003, a novantadue anni. Venuto in città nel 1949, operò sempre al Canaletto, nella seconda delle parrocchie spezzine assegnate ai Salesiani, in particolare come guida per i giovani. Ma frequentava le strade del quartiere con apertura e capacità di dialogo con tutti, visitava le famiglie e gli ammalati, applicava con umiltà e mitezza uno stile di vita che sintetizzava nei tre verbi “amare, ringraziare, portare gioia”. Il dialogo era con tutti, comprese le istituzioni, in continuità con l’azione sociale e religiosa del progetto di Don Bosco di formare “buoni cristiani ed onesti cittadini”. Operò con passione negli ambienti di lavoro, specie alla Termomeccanica, importante azienda a partecipazione statale. Nel mondo del lavoro l’azione sua e di altri sacerdoti attenti e sensibili è ricordata tutt’oggi con apprezzamento e rispetto. Ma certo fu soprattutto in oratorio che la persona di don Pertile fu riferimento per generazioni di giovani, che ancora lo ricordano con l’affetto di sempre. (C.B.)

Federico diventa accolito

Mercoledì prossimo 15 febbraio il seminarista Federico Ratti, che si prepara per il sacerdozio, verrà istituito accolito, ultimo gradino prima del diaconato. La celebrazione, presieduta dal vescovo Luigi Ernesto Palletti, avrà luogo alle 18 a Sarzana, nella basilica concattedrale di Santa Maria Assunta. Felicitazioni ed auguri da parte nostra.

Bongiovanni, una vita spesa per la comunità

di Egidio Banti

Colombo Bongiovanni si è spento martedì sera, nella sua casa di Lerici. Si è spento sereno, circondato dall’affetto della moglie, del figlio, dei familiari e degli amici. Poco prima, all’ora del Vespro, era ancora riuscito ad intonare “Ave Maria” in gregoriano. Stava per compiere ottantanove anni: una vita lunga e generosa, dedicata alla famiglia, al lavoro ed in modo davvero straordinario alla “sua” Lerici, intesa sia come comunità cristiana, la parrocchia, sia come comunità civile. La vita di “Bongio”, come era per tutti, è a suo modo, senza tante parole, la conferma di come le radici siano davvero fondamentali per compiere bene il cammino che a ognuno è stato affidato. In quelle duplici radici – Lerici e la fede cristiana – si è costruita una testimonianza che, per questo giornale e per questa pagina, ha anzitutto un’immagine precisa: i quarant’anni della festa estiva di “Avvenire”. “Bongio” sin dall’inizio, a metà degli anni Settanta, ne fu tra gli organizzatori, al fianco di don Franco Ricciardi. Il suo compito, com’era nel suo carattere, non fu mai appariscente, ma essenziale sì: si riservava, prima che l’età lo costringesse a limitare gli sforzi, il ruolo del regista dietro le quinte. Non era l’unico, certo, ma a lui non importava primeggiare, bensì ottenere il risultato. Nella vita, diceva, bisogna essere coerenti con le proprie idee, testimoniarle, magari in minoranza, ma compiendo sempre il proprio dovere. Anche nell’impegno politico: l’estrazione sindacale Cisl lo aveva portato ad aderire, nella Democrazia cristiana (per la quale fu anche consigliere comunale), al gruppo di “Forze nuove”, legato a Carlo Donat–Cattin. Gruppo di minoranza “storica”, a livello nazionale e locale, ma non gli importava questo. Gli importava – ecco la differenza con tanta politica di oggi ! – che alla fine, dal dibattito interno, emergesse comunque una linea comune. Per questo non si era mai rassegnato alla fine dell’unità politica dei cattolici. La passione per la cultura ed anche per la liturgia lo portò ad organizzare per anni il coro polifonico della parrocchia, così come, su un altro fronte, a difendere il dialetto lericino in tutte le sue espressioni, pubblicandone alcuni anni or sono un ponderoso vocabolario. Le prossime feste di “Avvenire” le vedrà dal Paradiso – ne siamo sicuri –, insieme a don Franco, che ha raggiunto dopo meno di due anni, ad Angelito Marchini e ad altri. Noi, rimasti qui, dobbiamo ringraziarli ancora, e ringraziare la Madonna di Maralunga per aver dato persone così a Lerici e a questo giornale.

Portovenere, un presepe rivolto al mare

Un presepe che guarda il mare, proprio come fa da tanti secoli, a protezione di quella comunità, il castello di Porto Venere, nella cui ricostruzione è stata sistemata la culla del Bambino. Intorno, barche a vela di diverse dimensioni, simbolo di una Natività avvenuta davvero a beneficio di tutti. E’ questo, realizzato dalla parrocchia di San Lorenzo guidata da don Maurizio Comparoni, il presepe che ha vinto il primo premio assoluto del concorso diocesano 2016 per il miglior presepe cristiano. La premiazione è avvenuta alla Spezia nei giorni scorsi, al termine del periodo natalizio. Davvero numerosa è stata, anche quest’anno, la partecipazione al concorso di famiglie e di comunità associative, a conferma di quanto il presepe resti radicato nella vita e nella storia del popolo spezzino. Numerosi anche i premi assegnati, messi a disposizione dall’ufficio diocesano per l’Arte sacra e dalla società “Dante Alighieri”. Ecco l’elenco dei principali premiati. Per la sezione famigle, premio speciale a quella di Mattia Grimaldi (La Spezia). I premi dal primo al terzo, nell’ordine, alle famiglie Alma Torre (La Spezia), Susanna Plet (Calice al Cornoviglio) e Cozzani – Lacagnina (La Spezia). Per le parrocchie, premiate, nell’ordine, quelle di Ponzano Madonnetta, delle Grazie e di San Venerio, con premio speciale alla cattedrale di Cristo Re della Spezia. Nella sezione scuola, premio speciale alla primaria di Ponzano Belaso, e premi, nell’ordine, alla primaria di Deiva Marina, alla primaria “Garibaldi” (La Spezia) ed alla scuola media di Monterosso al mare. Infine, per le associazioni, premio speciale al Comune di Santo Stefano Magra e premi, nell’ordine, al Goto Club di Santo Stefano Magra, all’oratorio di Cristo Re (La Spezia) e all’Eliporto Marina militare di Luni – San Lazzaro. Felicitazioni a tutti i premiati …

Nuovo dormitorio Caritas

Giovedì prossimo16 febbraio alle 20.45, alla Cittadella della pace di Pegazzano, in via XV giugno, il vescovo Luigi Ernesto Palletti benedice i locali del nuovo dormitorio Caritas, realizzato dalla diocesi, attraverso i fondi dell’8 per mille. Si tratta dell’opera segno, offerta a Papa Francesco, a conclusione dell’Anno della Misericordia. Il servizio è stato allestito per venire incontro nel periodo invernale alle esigenze dei numerosi senza tetto.

Assemblea di Azione cattolica

Domenica prossima 19 febbraio si terrà alla Spezia la sedicesima assemblea elettiva dell’Azione cattolica, che raccoglierà oltre ottanta delegati chiamati ad eleggere il nuovo consiglio diocesano per il triennio 2017–2020. Il tema sarà “Fare nuove tutte le cose: radicati nel futuro, custodi dell’essenziale”. Aprirà la giornata la Messa del vescovo alle 9.30 nella cripta di Cristo Re. I lavori proseguiranno nel salone “Fanelli” per terminare alle 16.30, ancora in cripta, presso la tomba di Itala Mela. Interviene il consigliere nazionale Paolo Seghedoni. Tutti sono invitati.

Una mostra di Giovanni Santernecchi

Venerdì prossimo 17 febbraio si inaugura alla Spezia una mostra personale di Giovanni Santernecchi. Appuntamento alle 17 in via Don Minzoni 62, presso l’Unione cattolica artisti italiani. La mostra rimane aperta sino al 28 febbraio, dalle 17.30 alle 19 (domeniche escluse).

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