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Aggregazione di ACAM ed ACAM ACQUE a Grandi Multiutility

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CITTADINANZATTIVA – COMITATO ACQUABENECOMUNE LA SPEZIA.

LA SPEZIA – In questo periodo i Consigli Comunali della nostra Provincia sono chiamati a deliberare su un Piano di Riassetto del Gruppo Acam (che vede coinvolta anche ACAM ACQUE che gestisce la NOSTRA acqua), Piano che prevede la necessità di aggregazione con una grande multiutility (si parla di IREN).

Per giustificare questa operazione vengono addotti sempre i seguenti “spauracchi” : il debito, l’occupazione, l’impossibilità attuale di Acam Acque di effettuare investimenti per il miglioramento del servizio

Il debito: per quanto riguarda il debito, stando al piano presentato in Tribunale ex art. 182 bis legge fallimentare, nessuna aggregazione era prevista per risollevare le sorti della societa’ e, considerando che quel piano sta funzionando bene, visti gli utili che Acam Acque sta producendo dal 2013, grazie soprattutto agli aumenti tariffari e ai recuperi delle partite pregresse, non si comprende perché quel piano oggi si debba cambiare.

Riguardo al debito, inoltre, non è che la scelta di un partner come IREN dia particolari garanzie, visto che ha un debito a lungo termine pari ad euro 2,5 miliardi, tanto da essere stata declassata nel 2015 dall’agenzia di rating Fitch al livello BBB -.

L’occupazione: premesso che ACAM ed Acam Acque dovrebbero spiegare perché, invece di utilizzare proprio personale, preferiscono spendere 1.220.000 + IVA per dare in appalto il servizio lettura contatori, non sembra proprio che l’aggregazione con aziende piu’ grandi, in questo caso Iren, garantirebbe l’occupazione risolvendo anche il problema degli esuberi, considerando che le economie di scala prevedono l’efficientamento anche delle risorse umane, con concentrazioni, soppressioni, trasferimenti. E infatti è proprio scritto nel piano di riassetto che, passati i primi 5 anni, i dipendenti ACAM potranno subire lo spostamento ad altra sede anche fuori provincia. Senza contare la più che probabile perdita di posti di lavoro nell’indotto per effetto dell’affidamento di appalti su scala nazionale o europea.

Gli investimenti: per quanto concerne gli investimenti, non si comprende in base a quali dati sia stata fatta la stima riferita dal dr. Garavini – Secolo XIX del 12.01.17 -, ma sappiamo che, mentre i ricavi di Iren nel periodo 2010/2014 sono aumentati del 18%, gli investimenti sono calati del 53%, con i risultati ben noti ai cittadini genovesi afflitti da continui guasti nelle reti idriche. Considerato che il direttore dell’ATO idrico e l’amministratore di Acam Acque, (in data 08.07.2016 in sede di Consulta delle associazioni), avevano sottolineato che (testualmente) ” Risulta quindi un livello di infrastrutture adeguato e nel Piano degli investimenti, che verra’ approvato da Acam Acque s.p.a., sono inseriti per lo piu’ interventi di consolidamento delle reti…a conferma della buona gestione di Acam Acque s.p.a.”, sorge il dubbio che questo matrimonio convenga di più a IREN che ad ACAM, dato che quest’ultima potrebbe essere considerata un boccone appetitoso per gli interessi politico-finanziari rappresentati in IREN.

Non vi sono viceversa dubbi sul fatto che lo spostamento dei centri decisionali e degli sportelli operativi locali produrra’, da un lato, la perdita di ogni potere effettivo dei nostri Sindaci nelle scelte rilevanti che riguardano il nostro territorio, la nostra acqua, la gestione dei nostri rifiuti. Dall’altra parte i cittadini si troveranno non piu’ a confrontarsi con un operatore di sportello (stesso concittadino e utente anche degli stessi servizi), ma con i soliti “mitici” call center ubicati in altre zone e gestiti da chissà chi.

In realtà l’ingresso nel nostro territorio del colosso IREN col suo corteo di azionisti metà privati (banche d’affari e fondi d’investimento) e metà “pubblici”, ma con logiche del tutto privatistiche, ha come scopo vero la messa a rendimento del business dei servizi pubblici.

Tra l’altro la stessa ministra Madia ha garantito, spinta da oltre 200.000 firme di cittadini, che l’acqua sarebbe stata al di fuori delle logiche aggregative e privatizzatrici che sono alla base del decreto omonimo.

Chiediamo a tutti i cittadini di partecipare al presidio che organizzeremo per il giorno 24 febbraio ad ore 9,30 presso la sede ACAM di via Picco n.22 in La Spezia per manifestare la loro volontà di salvaguardare i risultati del referendum del 2011:

NO ALLE PRIVATIZZAZIONI – FUORI I PROFITTI DALL’ACQUA

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