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Migrazioni: rispondiamo alla paura con la conoscenza. Nella storia i muri sono sempre crollati

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LA SPEZIA – L’Associazione Culturale Mediterraneo e il Movimento dei Focolari hanno organizzato, al Liceo Costa e al Centro Allende, due incontri sul tema “Migrazioni Africa Medio Oriente. Le sfide dell’Europa”. Le iniziative, dopo i saluti iniziali di Giorgio Pagano e di Alessandro Carrozzi, sono state introdotte da Anna Colombo, Consigliere speciale del gruppo S&D al Parlamento europeo, che ha evidenziato come il mancato supporto dell’Europa sia stato alla radice del fallimento delle primavere arabe, il cui esito è sotto i nostri occhi: migrazioni forzate, terrorismo, guerre. L’unica risposta è il dialogo, “che è possibile perché in un mondo interconnesso siamo obbligati a parlarci”. L’obbiettivo è “una globalizzazione diversa, con al centro i diritti e lo sviluppo sostenibile”.

Hassan Bousetta, docente al Centro Studi Etnicità e Migrazioni dell’Università di Liegi, ha concordato sulla critica all’Europa circa le primavere arabe, e ha ricordato i precedenti, in particolare il fallimento del progetto di Unione per il Mediterraneo lanciato a Barcellona nel 1995, naufragato perché “l’Europa guardò solo a est e dimenticò il sud”. Sulle migrazioni Bousetta ha criticato “la scenografia mediatica che punta sulle emozioni” e ha evidenziato i dati: “si cerca di far passare la percezione che siamo invasi, ma in realtà su 60 milioni di migranti forzati nel mondo solo 160.000 sono arrivati in Europa, la grande maggioranza sta in Libano, Turchia, Pakistan… c’è una migrazione sud-sud che supera per quantità la migrazione sud-nord”. E ha aggiunto: “i cittadini pensano che i musulmani in Europa siano 50 volte di più che nella realtà”. Quindi “la prima forma di resistenza contro il sensazionalismo è intellettuale”. Ma Bousetta non è pessimista: “nella storia tutti i muri sono crollati, anche perché l’Europa e gli Stati Uniti hanno bisogno di manodopera, qualificata e non, proveniente dal sud del mondo: Trump è criticato sia dalla Silicon Valley dell’hi-tech sia dall’Arizona dei lavori manuali, perché tutta l’America ha bisogno di nuova forza lavoro”.

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Nicola Pedde, Direttore del Institute of Global Studies (IGS) di Roma e Direttore della rivista “Geopolitics of the Middle East”, ha insistito su due punti: le responsabilità, “che sono essenzialmente del colonialismo, che ha rapinato il sud, e dal quale siamo usciti malamente, per transitare nell’epoca dei regimi autoritari, strettamente funzionali ai nostri interessi”; e gli stereotipi: “abbiamo letto il sud con una nostra chiave interpretativa, quella per cui sta per arrivare il feroce Saladino che vuole cancellare la nostra cultura… è una narrazione che va cancellata perché falsa, incapace di comprendere i tanti Islam e di gestire il fenomeno migratorio, che non è affatto un rischio esistenziale per la nostra società”. Oggi, ha concluso, “gestiamo il fallimento della nostra politica, quella dell’invasione di Iraq e Aghanistan, che ci ha portato in una fase oscurantista: l’impegno della nuova generazione è enorme, è quello di costruire l’integrazione e di cancellare gli stereotipi”.

Infine Michele Zanzucchi, Direttore di “Città Nuova: “bisogna avere una visione universale del problema, evitare le scorciatoie, conoscere i nostri vicini, perché si ha paura di chi non si conosce”. Il dialogo, ha aggiunto, “nasce dalla vita normale, dai ragazzi del Liceo Costa che insegnano l’italiano ai migranti, dall’incontro, dal riconoscimento dell’altro”. Nella confusione con cui l’Italia sta affrontando il fenomeno migratorio, “forse sta sorgendo un modello: quello di prossimità, diffuso in tanti piccoli borghi che accolgono i migranti”. Tra i tanti interventi nei due incontri, quello di Elisa, studentessa che ha raccontato l’esperienza dei ragazzi del Costa, di Giovanni Ricchetti, dell’associazione Betania Amici del Sermig/Amici di S. Martin de Porres, che ospita dieci migranti a Brugnato, e del Direttore della Caritas Diocesana don Luca Palei, intervenuto a nome del Vescovo: “non si può distinguere tra i migranti che fuggono dalla guerre o dalla fame: nessuno viene qui per vacanza, chi fugge e rischia la vita, e spesso purtroppo la perde, è perché nel suo Paese non riesce più a vivere”.

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