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Meningite batterica, nessun rischio alla Spezia: lo dice il primario Stefania Artioli

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I bambini stranieri i più vaccinati rispetto agli italiani

LA SPEZIA – “A La Spezia non c’è nessun rischio meningite, anche se il livello di guardia non va abbassato.  L’importante è vaccinarsi e rivolgersi al proprio medico di famiglia per gli adulti e al pediatra per i bambini”. Bisogna sfatare tanti falsi miti e fare meno terrorismo sul web. Questo è quanto è emerso dalla conferenza “Meningiti batteriche: reale  emergenza?” svoltasi ieri sera nella biblioteca del Liceo Classico Costa dalla dottoressa Stefania Artioli direttore dell’U.O.C. malattie  infettive dell’Asl 5 e organizzata  dal Soroptimist Club La Spezia.

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«In Italia  – dichiara il primario – la meningite da meningococco è solo un terzo. Il rischio vero e proprio si riscrontra nella regione Toscana  dove in un anno i casi di meningite sono stati 62 di cui 13 decessi. Anche nell’ultimo incontro al Ministero della Salute dove io ho partecipato – prosegue la dottoressa Artioli- è emerso che non si  è ancora riusciti a capire che cosa possa sviluppare questo ceppo così resistente  e perchè permenga  solo in quella  Regione. Quindi chi soggiorna per lungo tempo in Toscana deve “vaccinarsi” , ma  i ragazzi che sono già stati vaccinati non  devono ripetere nessun richiamo in quanto sono coperti. Il vaccino “tetravalente per la meningite ” dura 10 anni , quindi sarà  poi l’Ufficio di Igiene a chiamare  per fare il richiamo, ma solo allora.In Italia e anche nella nostra Regione dal 2000 al 2015  i casi di meningite sono diminuiti.

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La vaccinazione è indispensabile per salvaguardarsi da certe malattie , i bambini  senza il  certificato delle vaccinazioni non potranno essere ammessi a scuola oppure all’asilo. Un dato che  emerge – rileva  ancora Artioli –  che gli stranieri  vaccinano i propri  figli più di noi  italiani, quindi dico alle mamme  di  non aver “paura” del bambino straniero in classe. Si parla  tanto  di meningite invece bisognerebbe parlare anche  di altre infezioni  come la polmonite che ogni anno colpisce molte persone e in particolar modo gli anziani, e molte  volte  con rischi letali.  Anche in questo caso c’è il vaccino  che – conclude la dottoressa Artioli – dovrebbe essere  somministrato  alle persone con più  di 65 anni».

Claudia Verzani

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