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Consiglio Regionale di mercoledì 1 marzo

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Reddito di  cittadinanza

Con 7 voti favorevoli (Movimento5Stelle, Gruppo misto- Libera-Mente Liguria e Rete a Sinistra) e 23 contrari (maggioranza di centro destra e Pd) è stata respinta la proposta di legge “Disposizioni regionali sul Reddito di cittadinanza”, di iniziativa di Alice salvatore del movimento 5 stelle e degli altri componenti del gruppo. Il testo si proponeva di istituire il reddito di cittadinanza «quale misura regionale diretta a contrastare lo stato di povertà disuguaglianza ed esclusione sociale, a creare condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro, a valorizzare le competenze di base e professionali delle persone, a promuovere la coesione sociale e la crescita economica ed occupazionale del territorio». Venivano quindi individuati i beneficiari, i requisiti di accesso, le modalità di erogazione e di controllo ed il finanziamento degli interventi. L’erogazione dell’intervento era subordinato  alla sottoscrizione da parte del richiedente del Piano di Azione individuale (PAI). Per il finanziamento degli interventi si prevedeva l’istituzione del “Fondo regionale per il reddito di cittadinanza”, alimentato da risorse regionali. Il Fondo, secondo l’intento dei proponenti, poteva essere incrementato da ulteriori risorse derivanti da fondi europei.

Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) ha annunciato voto favorevole al provvedimento, ritenendo condivisibile qualsiasi intervento di contrasto alla povertà, ma ha richiamato i proponenti ad un maggiore rigore nei calcoli relativi alle risorse necessarie per finanziare la legge: «Sicuramente è stato fatto un errore nella valutazione economica». Pastorino ha quindi lamentato, da parte delle altre forze politiche, la mancanza di un «confronto costruttivo. Non fa parte della buona politica – ha detto – non cercare di fare sintesi e fare solo competizione». Secondo Pastorino, dunque, «la discussione è stata fatta male, non c’è stata nessuna convergenza né in commissione né in Consiglio. Credo – ha concluso – che queste misure avrebbero bisogno di una maturazione politica che fino ad ora non c’è».

Luca Garibaldi (Pd) ha dichiarato che la norma in discussione non può raggiungere l’obiettivo «perché priva di copertura finanziaria». E per questa ragione – ha puntualizzato – non avrebbe votato a favore della proposta. Garibaldi ha ribadito che non ci sono le risorse e, rivolgendosi ai consiglieri del Mov5Stelle, ha spiegato: «Non si può dire che si fanno determinate cose, se poi non ci sono le risorse: non si devono illudere le persone» e ha concluso: «Il compito della politica è dare soluzioni, non illusioni».

Marco De Ferrari (Mov5Stelle) ha ricordato che alcune Regioni, amministrate da partiti diversi, hanno già varato leggi analoghe sul reddito di cittadinanza: «A questo punto ci chiediamo perché il Pd voglia votare contro la nostra proposta quando la giunta del Friuli, a maggioranza proprio Pd, – ha detto – ha accolto con alcuni aggiustamenti la proposta di legge avanzata dal nostro Movimento». Dopo avere illustrato i dati sulla soglia di povertà sempre crescente a livello nazionale e, soprattutto fra i giovani, De Ferrari ha concluso: «Dobbiamo tutelare i poveri e un reddito di cittadinanza chiaro e mirato può essere la soluzione».

Angelo Vaccarezza (Forza Italia) è intervenuto in qualità di presidente della I Commissione (Affari generali, istituzionali e bilancio), di cui è vicepresidente Juri Michelucci, e ha spiegato che la commissione stessa ha evitato di votare il testo proprio per consentirne la discussione in aula: «Se l’avessimo sottoposta al voto in commissione, la proposta non sarebbe mai arrivata in Consiglio». Vaccarezza ha sottolineato, infatti, che il testo, a suo avviso, non aveva le caratteristiche per superare l’esame in commissione: «Votiamo sul nulla, un provvedimento che non esiste» ha aggiunto evidenziando che alcuni dei consiglieri del  Movimento 5 Stelle avrebbero dimostrato di non avere alcuna conoscenza di bilancio e finanza.

Alice Salvatore (Mov5Stelle) ha difeso la proposta di legge: «E’ un testo articolato e complesso con 14 articoli in cui si trovano i finanziamenti necessari. Noi abbiamo proposto anche emendamenti migliorativi per raggiungere un accordo con le altre forze politiche. Mi hanno stupito le pulci fatte al nostro provvedimento – ha aggiunto – per la copertura finanziaria mentre non si è entrati nel merito della proposta di legge in sé. Invece le altre parti politiche non hanno proposto emendamenti in commissione e in Consiglio in modo che questa misura del reddito di cittadinanza fosse applicabile». Secondo il consigliere, dunque, non c’è stata la volontà politica di portare avanti il provvedimento.

Sergio Rossetti (Pd) ha annunciato il voto contrario del suo gruppo. Secondo il consigliere questa vicenda avrebbe un significato «sulla capacità del Movimento5Stelle di essere una forza di governo. Questa legge non ha – ha aggiunto – la copertura finanziaria». Rossetti ha accusato i proponenti di avere scopi solo propagandistici: «In campagna elettorale si parlava di centinaia di milioni – ha aggiunto riferendosi al Mov5Stelle – ed era, evidentemente, un modo per cercare consensi, ma un ente non può solo rispondere ai bisogni reali della gente». Rossetti, infatti, ha spiegato che non è possibile distrarre risorse dal conto capitale, cioè destinate agli investimenti, per destinarle alla parte corrente e finanziare la legge: «Gli interventi strutturali – ha specificato – sono indispensabili per far crescere un paese, quindi oggi apriamo il coperchio sopra questa bufala elettorale». Il consigliere ha, dunque, concluso: «Questa proposta non è convincente e non la votiamo perché è inapplicabile».

Fabio Tosi ha ribadito il suo voto favorevole alla proposta di legge «cosciente che sarà bocciata, ma almeno servirà da stimolo per i consiglieri della maggioranza, affinché da loro arrivi una proposta per il sostentamento dei cittadini liguri in difficoltà». Tosi ha poi polemizzato sulle misure introdotte dal Governo in materia di povertà ed integrazione del reddito, soffermandosi in particolare sul bonus di ottanta euro, che molti italiani sono stati poi costretti a restituire.

Francesco Battistini (Gruppo Misto Libera-Mente Liguria) ha preannunciato voto favorevole: «La proposta, nonostante i suoi limiti, ha aperto un dibattito», ma ha criticato il modo con il quale alcuni consiglieri del Mov5Stelle hanno portato avanti la discussione del testo: «E’ stata una battaglia condotta nel peggiore dei modi, con offese rivolte ai colleghi» ha detto sottolineando che quando si combatte per una proposta di legge in cui si crede si cerca di costruire ponti e, anche se le posizioni sono distanti, si cerca di avviare un dialogo. «E’ questo che bisogna fare – ha concluso – se si ha davvero a cuore un provvedimento e non si vuole fare soltanto uno “spottone”».

L’assessore alle politiche sociali, Sonia Viale ha ribadito che il tema della povertà è fondamentale e chi amministra deve trovare delle vie per contrastarla. Alla luce di ciò, l’assessore ha preannunciato il voto contrario della giunta perché il documento «è sovrapponibile allo strumento licenziato recentemente dal governo, il Sia (Sostegno per l’inclusione attiva, ndr)». Pur non dicendosi d’accordo con l’impostazione governativa, Viale ha rimarcato la necessità di tenere in debito conto quanto previsto dal Sia e ha ricordato che il Governo ha stanziato per questo settore un miliardo e cinquecento milioni di cui circa 30 milioni, presumibilmente andranno alla Liguria. L’assessore ha, quindi, spiegato che la proposta della maggioranza è di attendere la ripartizione dei fondi nazionali e di verificare il funzionamento del Sia. «Come Regione, andremo poi ad aiutare chi rimane fuori» ha aggiunto, evidenziando che non avrebbe senso ora, in virtù di una legge regionale sovrapponibile ad un provvedimento nazionale, sottrarre fondi al bilancio regionale nel capitolo destinato al settore sociale, che ha già subito pesanti tagli.

Protocollo di intesa fra Regione e Università

Il Consiglio regionale ha approvato con 16 voti a favore (maggioranza di centro destra) e 12 astenuti (Pd, Mov5Stelle, Gruppo misto Libera-Mente Liguria e Rete a Sinistra) la proposta di deliberazione sullo schema del protocollo di intesa fra Regione e Università di Genova. Il testo è nato al termine di un confronto con tutti gli attori protagonisti della sanità regionale e dell’Università. Tra gli obiettivi principali dell’accordo ci sono l’ottimizzazione della qualità delle prestazioni e di cura, il miglioramento della formazione delle figure sanitarie, la tutela e valorizzazione delle funzioni didattiche e di ricerca, l’integrazione con le attività dell’Irccs San Martino, la definizione di reti formative integrate ed estese, il superamento delle criticità legate ai diversi studi economici garantendo omogeneità tra Universitari e Ospedalieri e, infine, una rapida risposta ai bisogni sanitari e di produzione specialistica in continua evoluzione. A.Li.Sa dovrà monitorare tutte le attività del Protocollo, insieme all’ospedale universitario San Martino.

Matteo Rosso (FdI-An), relatore di maggioranza e presidente della II Commissione (Salute e sicurezza sociale) ha dichiarato: «Oggi diamo una risposta attesa da anni. In Commissione è stata fatto un grande lavoro anche con il vicepresidente Ferrando che ha ampiamente collaborato». Secondo Rosso questo lavoro comune ha prodotto un documento che «mette al centro lo studente, l’università e, come obbiettivo ultimo che sta più a cuore, il miglioramento dell’attenzione verso i nostri pazienti».

Valter Ferrando (Pd) ha annunciato il voto di astensione del suo gruppo. «L’approvazione di questo provvedimento, a distanza di anni dalla scadenza del precedente, non può che trovare una giusta e attenta considerazione da parte nostra. Tuttavia – ha aggiunto – non possiamo non sottolineare alcune criticità che, seppure in parte, contraddistinguono il Protocollo Generale d’Intesa». Secondo Ferrando si è sedimentato lo sbilanciamento fra le unità operative universitarie e le unità operative ospedaliere, a favore delle prime. «Lo strumento utilizzato per determinare questo squilibrio – ha spiegato – è stato quello di rimpiazzare, anche a scavalco, dirigenti ospedalieri giunti alla quiescenza con dirigenti universitari. E’ un piano inclinato – ha aggiunto – che deve essere riportato in equilibrio attraverso un recupero che dia nuovo spazio alle direzioni ospedaliere». Un secondo elemento di criticità riguarda la formazione per gli studenti di medicina e per i medici specializzandi: «Ai medici che prestano attività di tutoraggio va attribuito un riconoscimento per l’attività svolta, anche di carattere non economico, e, nello stesso tempo, va garantita un’equa distribuzione per gli specializzandi fra cliniche universitarie e Unità Operative Ospedaliere». Ferrando si è dichiarato fiducioso che, come assicurato dall’assessore, queste criticità siano corrette nelle successive misure attuative.

Alice Salvatore (Mov5Stelle) ha preannunciato il voto di astensione manifestando «molte perplessità rispetto al protocollo», in quanto privilegerebbe la componente universitaria. «Non vedo la necessità di distribuire ruoli apicali a personale universitario e, se ricordiamo gli interventi di chi ha partecipato alle audizioni in commissione – ha aggiunto – ci sono state proteste dal corpo ospedaliero che non sono state sufficientemente ascoltate dalla giunta». Il consigliere ha, comunque, apprezzato il tentativo «di venire incontro ad alcune delle osservazioni fatte al testo originario ma – ha aggiunto – credo che, comunque, si potrebbe fare molto meglio» e ha rimarcato da parte della giunta «un’eccessiva attenzione al poltronificio di figure apicali, fin troppo presenti nel tema sanitario che, oltre a creare squilibri, impegnano risorse che potrebbero essere utilizzate diversamente».

L’assessore alla sanità, Sonia Viale ha evidenziato che l’ultimo Protocollo risale al 2003 ed era quindi necessario il rinnovo, che ha fatto seguito ad un iter approfondito da parte degli uffici e all’operato di tavoli tecnici di lavoro, coordinatati da A.li.sa. L’assessore ha ribadito che il nuovo protocollo rappresenta un «fondamentale strumento di lavoro per assicurare la funzionalità e la coerenza dell’attività assistenziale con le esigenze della didattica e della ricerca».

No ai licenziamenti a Telecity

Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno unitario  sulla difficile situazione  dei lavoratori dell’emittente Telecity. In particolare i componenti della redazione di Genova,   3 giornalisti, 3 tecnici , un amministrativo ed una segretaria,  sono stati inseriti  in quota esuberi  nell’ambito della pratica di licenziamento collettivo  avviata per Telecity e le società collegate in Lombardia, Piemonte e Liguria. «Più specificatamente – si legge nel documento – la famiglia Tacchino  ha deciso il licenziamento del  60 per cento delle lavoratrici e dei lavoratori di Telecity-Telestar-Italia 8   e la contestuale chiusura delle sedi di Torino e Genova». Si evidenzia che  «la proprietà ha ripetutamente lasciato cadere la disponibilità offerta nel corso degli anni  delle organizzazioni sindacali, di condividere un progetto di rinnovamento editoriale  del gruppo». «E’ incomprensibile  – spiega il documento – che l’azienda rinunci persino agli ammortizzatori sociali, tenuto conto che l’azienda ha subito rifiutato  il prolungamento  del ricorso agli ammortizzatori conservativi, che pure erano stati prospettati e che sarebbe stato possibile ottenere». L’ordine del giorno impegna, quindi, la giunta  ad attivarsi affinché  l’azienda fermi le procedure di licenziamento collettivo, riapra il confronto  sul rilancio editoriale, ripristini il rispetto  delle norme contrattuali e proceda al pagamento della tredicesima e del restante 50 per cento delle mensilità non ancora versate.

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