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Spesa vs fabbisogno: Comuni liguri poco efficienti

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Il focus sul grado di efficienza della spesa dei Comuni mostra una situazione poco virtuosa in Liguria, con 69 casi di inefficienza. La Spezia e Imperia tra le peggiori d’Italia. Grasso (Confartigianato): «Pesano soprattutto i costi per la burocrazia, che non sono compensati da servizi efficienti e di qualità»

GENOVA – Liguria ed efficienza pubblica non vanno a braccetto: a farne le spese sono cittadini e imprese che devono farsi spesso carico degli eccessivi costi sostenuti per burocrazia e servizi pubblici, a fronte di una scarsa qualità. A dimostrarlo sono i dati Istat e del ministero dell’Economia e delle Finanze-Sose diffusi dalla recente analisi dell’Ufficio studi Confartigianato (i dati si riferiscono al 2013 e sono gli ultimi disponibili).

L’analisi sulla nostra regione ha riguardato quasi la totalità dei Comuni. Sui 225 presi in considerazione emerge una spesa effettiva di oltre 1,2 miliardi. Ben 69 Comuni (il 30,7%, quinta percentuale in classifica nazionale) risultano inefficienti: la loro spesa (283 milioni di euro) è di 39 milioni maggiore rispetto al loro reale fabbisogno (gap del 16,2%), ma offrono servizi di peggior qualità. Altri 92 Comuni (il 40,9%) sono considerati sotto livello, spendono cioè meno del fabbisogno standard, ma offrono anche meno servizi. La loro spesa è di 591 milioni, 90 in meno rispetto al fabbisogno reale. 49 Comuni in Liguria (il 21,8%) sono sopra livello, il che significa che spendono una cifra maggiore rispetto allo standard (in questo caso 350 milioni, 92 in più rispetto al fabbisogno), ma offrono anche servizi migliori. Infine, solo il 6,7% dei Comuni liguri (15) risultano efficienti: meno spesa (11 milioni), servizi migliori. Il risparmio è di 2 milioni di euro.

Guardando al resto dell’Italia, i Comuni inefficienti sono 1.284, circa il 20%, ma rappresentano il 30,7% (oltre 10 miliardi) del totale della spesa. Il gap più consistente tra spesa effettiva e fabbisogno standard è quello di Caserta (40,9%), seguito da Reggio Calabria (40,5%) e Rieti (39,5%). In valore assoluto colpisce Roma, in cui il divario è di quasi 585 milioni di euro.

Torniamo alla Liguria e osserviamo le diverse situazioni nelle province. La Spezia spicca per la più alta incidenza nazionale di inefficienti (ben il 60,7%), a fronte di nessun Comune virtuoso. La spesa effettiva degli inefficienti è di quasi 125 milioni di euro (il 74% di quella totale, 168,5 mln) e il gap con il fabbisogno standard è di 111 milioni. All’interno di questa spesa, il capoluogo di provincia spezzino incide per 76,6 milioni, 5 milioni in più rispetto allo standard. Un’inefficienza, quella della città della Spezia, dovuta principalmente alla viabilità e a servizi generali, mentre la città risulta efficiente in termini di istruzione e servizi di anagrafe e simili.

Imperia: qui, il 53,1% dei Comuni (34) sono sotto livello, il 25% (16) sono inefficienti. A questi ultimi sono imputabili quasi 69 milioni di euro di spesa effettiva (il 20,7% in più rispetto al fabbisogno standard). La maggior parte della spesa (81,2 mln, quasi la metà del totale) è invece quella effettuata dai 10 Comuni imperiesi sopra livello. Con una spesa di quasi 30 milioni a fronte di un fabbisogno di 28,6, Imperia è un Comune inefficiente, soprattutto a causa di servizi come gli asili nido, la viabilità, lo smaltimento rifiuti, la polizia locale. Efficienza solo nell’istruzione pubblica.

Proprio La Spezia e Imperia rientrano nei primi 20 capoluoghi di provincia italiani che spendono più del fabbisogno standard: rispettivamente 12esima e 17esima, con un gap del 7,3% e del 3,7%.

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Veniamo a Genova: nella provincia i Comuni inefficienti sono il 30,8%, ma la maggior parte (il 33,8%) risulta sotto il livello standard (meno spesa, servizi di minor qualità). A questi Comuni, 22 in totale, è riconducibile il grosso della spesa effettiva, pari a 498,2 mln sui 672 totali (il 74%). Ne fa parte la stessa città di Genova, sotto livello del 13,9% rispetto allo standard (478 milioni effettivi contro 555,3 di fabbisogno). Risparmio e scarsa efficienza toccano soprattutto il settore del sociale, la gestione del territorio, lo smaltimento di rifiuti, gestione entrate tributarie, fisco e altra burocrazia.

Anche in provincia di Savona la maggior parte dei Comuni esaminati sono sotto livello: 30, pari al 44,1%. Gli inefficienti sono il 23,5% (16). Rispettivamente, la loro spesa effettiva è di 60 e 47,7 milioni. Ma la fetta più consistente di spesa (114 milioni, quasi la metà del totale) è riconducibile ai 15 Comuni savonesi sopra il livello standard, che cioè offrono più servizi (e migliori) a fronte di una spesa maggiore. Non rientra tra questi la città di Savona, anch’essa sotto lo standard come la maggior parte delle altre città della provincia. Risparmia (spesa di 40,7 milioni sui 44 di fabbisogno) ma è poco efficiente soprattutto in tre settori: smaltimento rifiuti, polizia locale e altri servizi generali. Inefficiente su Tpl e ufficio tecnico, efficiente per ciò che riguarda invece la gestione del territorio, la viabilità, l’istruzione e i servizi come anagrafe, statistica, elettorale.

«Ne emerge una situazione di scarsissima virtuosità, in cui la Liguria purtroppo spicca in negativo – commenta Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – Un panorama in cui a prevalere sono gli alti costi per la burocrazia a fronte di inefficienze allargate a moltissimi settori e alla qualità dei servizi. Tutto ciò va a pesare sui cittadini e sulle piccole imprese, costrette ancora una volta a sostenere le spese di una cattiva gestione».

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