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Franco Cardini agli studenti: Tocca a voi superare l’ingiustizia nel mondo

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LA SPEZIA – Lo storico Franco Cardini, invitato dall’Associazione Culturale Mediterraneo, ha presentato nell’Auditorium dell’Istituto Superiore Fossati i suoi libri “Europa e Islam” e “Il Califfato e l’Europa”. La tesi di fondo dello storico è che “non si può parlare di scontro tra civiltà”. Le tre religioni monoteiste, ha detto Cardini, “hanno molti aspetti simili” e in particolare “cristianesimo e islamismo sono andati abbastanza d’accordo”: “ci sono state guerre, ma poi sono sempre seguite le paci”. Noi occidentali e i musulmani ci conosciamo da 13 secoli: “loro ci hanno insegnato la filosofia, la matematica, l’architettura, la medicina, l’astronomia, saperi che hanno ereditato da greci e latini”. Circa la critica di fanatismo all’islamismo, Cardini ha affermato: “Il Dio musulmano è un Dio d’amore… chi uccide in nome di Dio non ha nulla a che fare con il vero Islam… va certamente condannato, ma domandiamoci: è forse meglio uccidere in nome del petrolio?”. In realtà “quello che sta rovinando il mondo non è l’estremismo islamista, e nemmeno le guerre… queste sono conseguenze del problema principale, le diseguaglianze”.

La vera differenza tra Occidente e Islam è che “noi pensiamo in termini economici e tecnologici, siamo quelli dell’avere e del fare, del costruire”, mentre gli arabi “pensano di più alla poesia e alla religione”, così in Cina e in India, dove “pensano a migliorare se stessi, non solamente a far soldi”. Tra ‘400 e ‘500 gli europei “si sono impadroniti del mondo, mettendo al centro non la natura e Dio, ma l’essere umano, l’io”, mentre “le altre culture pensano per categorie comunitarie”. Il nostro mondo “sta vincendo, tant’è che scappano per venire da noi”: ma “non possiamo lamentarci per le migrazioni e poi fare i colonialisti”. La sintesi , il punto d’incontro tra Europa e Islam, tra Occidente e Oriente, è “il superamento di un mondo assolutamente squilibrato”. Questa la conclusione rivolta ai ragazzi: “Perché c’è l’ingiustizia? Come superarla? La risposta tocca a voi darla nel prossimo mezzo secolo”.

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I due volumi, scritti a vent’anni di distanza, si soffermano su un rapporto che ha una genesi lontana e complessa e si sviluppa attraverso mille anni di alterne vicende, di pace e massacri, di scambi commerciali e alleanze. L’ottica dell’autore è tesa a fornire dati storici oggettivi che non intendono esprimere giudizi di merito né nei confronti dell’uno né dell’altro “contendente”. In definitiva l’interrogativo da porsi è: ma davvero l’Europa -ma anche l’Occidente in senso lato- è in guerra con l’Islam? Siamo davvero allo scontro di civiltà? E soprattutto davvero l’Occidente è la sola realtà che incarna i valori di democrazia, libertà e tolleranza nei quali continuiamo a riconoscerci? In realtà l’attenta lettura degli eventi storici confuta queste affermazioni e riconduce molto spesso i conflitti più che a uno scontro di civiltà ai più biechi interessi economici e di potere. Troppo spesso l’Occidente tende a considerare l’Islam come una realtà monolitica, trascurando invece la sua complessità e le numerose variabili che lo contraddistinguono. I musulmani nel mondo sono oltre un miliardo e mezzo e tra questi vi è di tutto, dal credente più scrupoloso e osservante, al credente distratto, ai mistici, ai fanatici. È con questa complessa realtà che dobbiamo confrontarci, analizzandola e imparando a conoscerla, rilevando le differenze identitarie, laddove sussistono, ed esaltando le similitudini, le affinità che pure vi sono. Un cammino lungo e faticoso, che di certo non potrà svolgersi in armonia se continuerà a essere costellato dalla superficialità di analisi che tendono alla generalizzazione e alla mistificazione, e dove l’odio e la violenza continueranno ad autoalimentarsi in una spirale senza fine.

 

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