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Consiglio Regionale di martedì 7 marzo

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Verificare la bonifica dell’area Erzelli di Genova

Alice Salvatore (Mov5Stelle) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta  anche dagli altri componenti del gruppo, con cui ha ricordato che l’area di Erzelli è inserita nell’anagrafe regionale dei siti da bonificare, ma le dichiarazioni rilasciate in merito  dall’amministratore delegato della società che gestisce gli spazi «risultano assolutamente generiche rispetto alla spiegazione, quanto meno dei passaggi formali svolti per accertare in concreto il raggiungimento della qualità del suolo». Salvatore ha aggiunto che Erzelli è nell’elenco dei siti che hanno già avuto una caratterizzazione e «l’inserimento in questo  elenco significa che dalla caratterizzazione e successiva analisi di rischio deve essere emerso un inquinamento significativo tale da comportare automaticamente l’obbligo del proprietario dell’area o soggetto inquinatore di predisporre un progetto di bonifica con ripristino ambientale dell’area». Salvatore, quindi, ha chiesto alla giunta il livello di esecuzione degli interventi inerenti la difesa del suolo,  il monitoraggio dello stato di attuazione degli obiettivi dei due Piani di gestione del rischio alluvioni, lo stato dell’eventuale aggiornamento delle misure di salvaguardia e gli indirizzi di protezione civile allegati alle mappe di pericolosità e rischio di alluvioni.

L’assessore all’Ambiente e difesa del suolo Giacomo Giampedrone ha spiegato che, vista la tipologia del sito, la gestione  della bonifica  è attribuita al Comune di Genova, mentre è di competenza della Provincia  il rilascio della certificazione di avvenuta bonifica,  previa acquisizione di relazione istruttoria redatta da ARPAL. L’assessore ha, quindi, aggiunto che  agli atti del settore Aria, Clima e Rifiuti è presente l’approvazione del  progetto di bonifica  presentato da Genova High Tech spa , avvenuta con decreto dirigenziale del  2010. Circa lo stato di avanzamento degli interventi di bonifica  – ha aggiunto – la Città Metropolitana  di Genova ha accolto l’istanza di certificazione presentata da Genova Hig Tech. «L’iter – ha puntualizzato – non risulta concluso».

 

Compatibilità ambientale del biodigestore di Isola del Cantone

Sul progetto di un biodigestore a Isola del Cantone sono state presentate due interrogazioni: la prima da Marco De Ferrari (Movimento 5 Stelle), sottoscritta anche dagli altri componenti del gruppo, la seconda da Sergio Rossetti (Pd)

Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Giacomo Giampedrone

Marco De Ferrari (Movimento 5 Stelle) ha ricordato la delibera di giunta del 30 dicembre 2016  con la quale è stato espresso giudizio di compatibilità ambientale positivo per l’impianto di produzione di energia elettrica da biogas derivante dal trattamento dei rifiuti solidi urbani (rsu)  e speciali non pericolosi, nel Comune di Isola del Cantone in provincia di Genova. Secondo il Movimento 5 Stelle, però, ci sarebbero delle lacune istruttorie. Il consigliere ha chiesto, quindi, alla giunta di verificare queste ipotizzate lacune, «comprese quelle relative alla Inchiesta Pubblica e potenziali illegittimità procedurali per annullare in sede di autotutela la delibera». De Ferrari, inoltre, ha chiesto alla giunta un confronto con la Città Metropolitana, «quale autorità competente al rilascio della autorizzazione finale, per rivedere la procedura e un aggiornamento del Piano Regionale dei Rifiuti e Bonifiche, anche alla luce della sentenza del TAR, che ha annullato il Piano per la gestione transitoria dei rifiuti e modifica ai bacini di affidamento della Città Metropolitana di Genova».

Sergio Rossetti (Pd) ha ricordato che il 2 agosto 2016 erano stati votati in Consiglio regionale all’unanimità due mozioni e un ordine del giorno sulla realizzazione dell’impianto per la produzione di energia elettrica da biogas derivante dal trattamento dei rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi nel  Comune di Isola del Cantone (Ge) e che «l’assessore Giampedrone si era assunto l’impegno di verificare le procedure e gli atti sul percorso di autorizzazione all’impianto, di tenere in massima considerazione gli aspetti legati al rapporto rischio/beneficio e valutare la congruità dell’iter autorizzativo di questo impianto, che viene considerato – ha spiegato Rossetti – equiparabile agli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, vista la reale capacità dell’impianto di produrre energia elettrica». Il consigliere ha rilevato che il 30 dicembre scorso, però, è stata approvata in Giunta la delibera in cui viene espresso parere positivo di compatibilità ambientale per il progetto e che non è mai stata convocata la competente commissione consiliare. Rossetti, dunque, ha chiesto  all’assessore perché non avrebbe rispettato gli impegni presi in Consiglio e perché è stato espresso il parere positivo dalla Giunta

L’assessore all’ambiente Giacomo Giampedrone ha precisato che la Valutazione di impatto ambientale, che viene eseguita dai tecnici, non è stata ancora conclusa, benché sia stato espresso un parere tecnico.  Manca ancora, infatti, l’aspetto paesaggistico, che è vincolante rispetto alla valutazione definitiva. L’assessore ha puntualizzato che, per quanto concerne l’autorizzazione all’impianto, l’ultima parola spetta alla Città Metropolitana. Giampedrone ha chiarito che il progetto dell’impianto in questione poteva essere semplicemente sottoposto a screening e, invece si è ritenuto opportuno sottoporlo a procedura di Via per alcune sue peculiarità: in particolare perché sorgerebbe vicino ad un corso d’acqua e fra due Regioni.

 

Sovraffollamento del San Bartolomeo di Sarzana

Francesco Battistini (Gruppo misto Libera-Mente Liguria) ha presentato un’interrogazione con cui ha chiesto alla giunta di fare chiarezza su due delibere contrastanti, adottate dal presidio dell’ospedale San Bartolomeo di Sarzana e dalla direzione generale della Asl5 il 31 dicembre scorso per affrontare il forte afflusso di pazienti in ospedale, che aveva paralizzato tutti i reparti del presidio. Il consigliere ha chiesto alla giunta le motivazioni, vista l’esistenza di un chiaro regolamento interno sul “bed management” (la cui gestione spetta al medico del presidio ospedaliero), che hanno portato il direttore generale a diramare una direttiva ai comparti operativi del San Bartolomeo «smentendo la precedente lettera del direttore di presidio ospedaliero in cui si sospendevano temporaneamente tutti gli interventi in elezione per evidenti problemi di carenza di posti letto», di applicare e rispettare il regolamento di bed management e  di fare in modo che la direzione della ASL5 non evidenzi più simili contraddizioni e spaccature che potrebbero inficiare la fiducia degli utenti e dei cittadini nei confronti delle strutture sanitarie di ricovero e cura.

L’assessore alla sanità Sonia Viale ha risposto che il provvedimento di sospensione, sia pure temporanea, di tutti gli interventi di uno o più presidi ospedalieri, per la sua importanza certamente doveva essere adottato dalla Direzione generale e dalla Direzione sanitaria. «In ogni caso – ha precisato – la  Direzione generale e la Direzione sanitaria non hanno in alcun modo smentito la lettera del direttore di presidio ospedaliero, ma si sono limitate ad esercitare i poteri e le prerogative che sono assegnati loro dalla legge, ricordando i prioritari obiettivi aziendali».

 

Sicurezza della Strada Statale 28 del Colle di Nava.

Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini) ha presentato un’interrogazione in cui ha chiesto alla giunta di adottare misure adeguate per evitare ulteriori incidenti lungo la Strada Statale 28. Piana ha ricordato che nei primi mesi del 2016 si è verificato un incidente mortale lungo la Strada Statale 28 del Colle di Nava, tra Pontedassio e Chiusavecchia. La causa dell’incidente – ha spiegato – sarebbe stata una manovra azzardata che risulterebbe essere praticata da molti utenti della strada. Il consigliere ha rilevato che il “Progetto per la realizzazione del Centro Regionale Ligure di Monitoraggio e Analisi degli Incidenti Stradali – aggiornamento 2015” prevede che la Regione curi iniziative per migliorare viabilità e sicurezza per la circolazione sulla rete stradale ligure e per l’educazione e la promozione di un corretto comportamento da parte delle varie componenti degli utenti della strada. Secondo l’Istat, infine, il numero di incidenti stradali in Liguria è elevato in rapporto alla popolazione e al parco veicoli circolante.

Per la giunta ha risposto l’assessore alle infrastrutture Giacomo Giampedrone il quale ha spiegato che la strada è di competenza di ANAS, che provvede a fare interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e risponde direttamente al Ministero delle Infrastrutture dal quale riceve i finanziamenti. Nel Piano Nazionale Della Sicurezza – ha aggiunto – erano stati assegnati alla Regione Liguria nel 2012 circa 250 mila euro per realizzare il Centro Regionale di Monitoraggio ed Analisi della Sicurezza Stradale in modo da individuare i tratti più pericolosi su cui destinare le risorse economiche assegnate dai successivi programmi ministeriali attuativi, che al momento – ha concluso – non sono ancora stati finanziati dal ministero. Giampedrone ha sottolineato che le risorse vengono comunque assegnate ai Comuni, alle Province ed alla Città Metropolitana di Genova per la messa in sicurezza della rete stradale di competenza e non possono essere impegnate ad Anas.

 

Centro di accoglienza all’ex oleificio Capurro di Avegno

Matteo Rosso (FdI-An) ha presentato un’interrogazione in cui ha chiesto alla giunta  di intervenire in merito alla possibilità che 15 immigrati siano ospitati nell’ex oleificio Capurro ad Avegno, alle spalle di Recco. Secondo il consigliere la soluzione ipotizzata non è idonea poiché la struttura si trova in una posizione isolata, in una delle tante frazioni del Comune. «Si correrebbe il rischio, qualora venissero collocati i profughi – ha aggiunto –  di trasformare un’area ex artigianale in una terra di nessuno, con ripercussioni negative per il comune di Avegno e non solo. Inoltre il numero degli immigrati accolti con il passare del tempo aumenta, in nome dell’emergenza e della carenza di spazi, senza tenere conto che l’accoglienza in un’ex fabbrica – ha spiegato – non è di certo un’azione umanitaria per chi verrà ospitato né plausibile per la comunità locale che ne subirebbe gli effetti negativi».

L’assessore all’immigrazione Sonia Viale ha spiegato che gli uffici hanno inviato una nota in cui la Regione chiedeva al Comune se avesse dettagli sulla presenza o meno e la disponibilità di luoghi del Comune alla Prefettura,  ma «ad oggi non abbiamo ancora avuto risposta». Viale ha, quindi, precisato che la Regione non ha competenza in materia «e, con questo sistema, anche i Comuni devono accettare le indicazioni della Prefettura, ma neanche il piano ANCI che vedeva il coinvolgimento dei Comuni avrebbe risolto il problema perché significava scaricare, soprattutto sui sindaci dei piccoli Comuni, il peso di un’accoglienza» ha concluso, criticando l’inadeguatezza del sistema programmato a livello nazionale .

 

Istituto idrografico della Marina di Genova

Matteo Rosso (FdI-An) ha illustrato un’interrogazione con la quale ha ricordato che il 20 dicembre 2014 è stato firmato l’accordo di programma tra Ministero della Difesa, Autorità portuale di Genova, Regione Liguria, Comune di Genova, Capitaneria di Porto e Ministero dell’Economia e delle Finanze  finalizzato al trasferimento dell’IIM nella palazzina SELOM a Calata Gadda, nel Porto Antico di Genova, e che in quell’occasione è stato firmato anche l’accordo di collaborazione fra la Regione Liguria e Marina Militare. Rosso ha chiesto alla giunta se la Regione intenda attivarsi presso il Ministro «per effettuare nuove assunzioni che possano incrementare i livelli occupazionali necessari a mantenere e migliorare la competitività e la produttività dei reparti dell’Istituto Idrografico della Marina di Genova».  Il consigliere, inoltre, ha voluto sapere «che sviluppi abbiano avuto fino ad oggi l’accordo finalizzato al trasferimento dell’IIM nella palazzina SELOM e l’accordo di collaborazione tra Marina Militare e Regione Liguria».

L’assessore alla cultura Ilaria Cavo ha evidenziato che la ricollocazione è un’operazione piuttosto complessa, per la quale è stata istituita un’apposta commissione, sotto la guida della Capitaneria di Porto. In particolare – ha evidenziato – ci sono problemi catastali inerenti l’utilizzo della palazzina e la commissione è al lavoro per individuare in tempi stretti le soluzioni migliori. L’assessore ha ribadito che l’occupazione «è di piena competenza del ministro della Difesa». La Regione, quindi, su quest’ultimo tema può impegnarsi a riproporre il tema al ministero, per cercare di arrivare alla soluzione.

 

Bonifica dell’area contaminata dalla rottura dell’oleodotto IPLOM

Sulla bonifica dell’area contaminata dalla rottura dell’oleodotto IPLOM sono state presentate due interrogazioni, una da Giovanni Lunardon, Raffaella Paita, Sergio Rossetti, Valter Giuseppe Ferrando del Pd e l’altra da Gianni Pastorino (Rete a Sinistra).

Giovanni Lunardon (Pd) ha ricordato che, a seguito dell’incidente all’oleodotto, avvenuto il 17 aprile 2016, c’è stato lo sversamento di migliaia di litri di greggio nel quartiere genovese di Fegino. Il 3 agosto – ha sostenuto il consigliere – la IPLOM ha inviato agli enti preposti il Piano di Caratterizzazione per l’area fino alla foce del torrente Polcevera. Il 14 dicembre – ha ricordato Lunardon – Iplom ha inviato al Comune una documentazione con cui comunicava l’intenzione di continuare il procedimento solamente sul versante interessato dalla rottura della tubazione, «ritenendo che la restante parte dell’area oggetto dello sversamento fino alla foce del Polcevera, oggetto del Piano di Caratterizzazione già presentato, debba essere inquadrata esclusivamente nell’ambito del procedimento amministrativo già avviato presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare». Lunardon ha chiesto, quindi, alla giunta di condividere le preoccupazioni espresse dal Comune di Genova secondo il quale la prima procedura è più tutelante nei confronti della salute dei cittadini e dell’ambiente di quanto previsto dal procedimento amministrativo. Il consigliere, inoltre, ha chiesto «di intervenire presso il Ministero per assicurare che la procedura possa proseguire con la prima procedura per tutta l’area interessata» e di dare seguito ai rilievi e alle prescrizioni di ARPAL al Piano di Caratterizzazione di IPLOM, qualsiasi sia la procedura adottata.

Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) ha, tra l’altro, ricordato  che la decisione di chiedere al Ministero di poter utilizzare il procedimento amministrativo per tutti i tratti dei torrenti ha affidato la regia dell’esecuzione di un eventuale ripristino direttamente al Ministero dell’ambiente, lasciando alla competenza degli enti locali, e sotto regole più stringenti solo i 100 metri dal luogo della rottura della tubatura, dalla quale sono fuoriusciti quasi 700 mila litri di petrolio. Il consigliere ha, quindi, chiesto alla giunta di intervenire in modo deciso nei confronti del Ministero, affinché tutte le operazioni di bonifica restino sotto la regia degli Enti Locali che, fino ad ora, hanno seguito tutte le fasi, compresi i rapporti con i cittadini.

Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Giacomo Giampedrone il quale ha condiviso le preoccupazioni dei consiglieri e ha annunciato una riunione fra Comune, Regione e Arpal giovedì prossimo per definire le ulteriori prescrizioni necessarie per gli interventi da parte di Iplom in modo da avere tutta la documentazione utile per la prossima Conferenza dei servizi. Giampedrone ha ribadito, inoltre, che è necessario tenere alta «l’attenzione nei confronti del ministero dell’Ambiente, che deve agire per il risarcimento danni ambientali secondo il principio sacrosanto che chi inquina paga».L’assessore si è impegnato a consegnare ai consiglieri la relazione tecnica successiva alla riunione di giovedì, che anticiperà la imminente Conferenza dei servizi di metà mese, affinché possano essere garantiti gli interventi di bonifica necessari per tutto il territorio colpito e affinché siano attivate le procedure di risarcimento.

 

Modifica della viabilità a Sestri Levante.

 Alessandro Puggioni  (Lega Nord Liguria-Salvini) ha illustrato un’interrogazione con la quale ha sottolineato che, a causa della riorganizzazione dell’assetto stradale, a Sestri Levante è stato registrato un sensibile aumento di traffico in via Terzi, via Nazionale e viale Dante, con rallentamenti e code di automobili. I mezzi fermi incolonnati –  ha evidenziato – contribuiscono ad una maggiore produzione di inquinamento ambientale, arrecando gravi danni alla salute dei cittadini e, in particolare, di chi soffre di patologie respiratorie. Puggioni ha, quindi, chiesto alla giunta e all’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente ligure «di attuare controlli specifici ed approfonditi in merito a questa problematica».

Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Giacomo Giampedrone il quale ha premesso che  il monitoraggio della qualità dell’aria viene eseguito attraverso la rete pubblica, che risponde a criteri dettati dalle direttive europee e da disposizioni nazionali. La valutazione della qualità dell’aria  è, quindi, eseguita su scala regionale per ciascun inquinante – ha aggiunto –  ma può essere integrata  con campagne di misura,  a supporto della valutazione stessa e ha ribadito: «In tal senso si ritiene che sia un utile supporto alle decisioni il monitoraggio delle sostanze organiche attraverso campionatori passivi». Sarà quindi cura  dell’amministrazione regionale valutare la fattibilità di un ulteriore monitoraggio attraverso Arpal  nell’area.

 

Traversa di Tirreno Power a monte del Comune di Millesimo

Giovanni Lunardon (Pd) ha illustrato un’interrogazione sottoscritta anche dai componenti del gruppo Luigi De Vincenzi e Raffaella Paita, con la quale ha ricordato che la Tirreno Power ha eseguito durante l’estate degli interventi per liberare l’invaso, a monte della Traversa sulla Bormida di Millesimo, da ingenti quantitativi di sedimenti trasferendoli  nel bacino a valle.   Secondo quanto  evidenziato dal consigliere,  all’inizio del mese di ottobre 2016, in un sopralluogo è stato rilevato che «il materiale messo in movimento dai lavori a monte della traversa Tirreno Power ha occupato la zona immediatamente a valle per circa 200 metri di alveo». L’esito del sopralluogo ha suscitato le preoccupazioni anche di natura idraulica e idrogeologica del Comune che ha, tra l’altro, evidenziato il forte impatto ambientale.  Il Comune di Millesimo ed un’azienda – ha aggiunto – sono in procinto di depositare un esposto in Procura contro Tirreno Power. Lunardon, inoltre, ha chiesto alla giunta di intervenire affinché Tirreno Power rimuova i detriti a valle e sostenga il Comune di Millesimo nell’esposto alla Procura.

Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Giacomo Giampedrone il quale ha precisato che  l’evento alluvionale del 24 novembre 2016 risulta aver rimosso per la quasi totalità il materiale derivante dalla manutenzione dell’invaso, a monte  della traversa. Il competente settore territoriale regionale per la difesa del suolo – ha puntualizzato – ha effettuato numerosi sopralluoghi e allo stato attuale non si sono riscontrati depositi localizzati eccedenti la normale evoluzione del corso d’acqua:  «Non si ravvisa quindi – ha spiegato – la necessità di particolari  interventi di rimozione del materiale inerte presente nell’alveo del fiume Bormida di Millesimo, nel tratto antistante il centro abitato capoluogo». Giampedrone ha aggiunto che il materiale risulta formato  da sabbie che verosimilmente nulla hanno a che vedere con il materiale a suo tempo presente in alveo a seguito degli interventi di Tirreno Power. L’assessore ha concluso annunciando che si sta valutando se debba essere avviata una segnalazione all’autorità giudiziaria: «Tuttavia questa valutazione parrebbe dover essere principalmente rivolta – ha detto – al contributo che il malfunzionamento della paratoria mobile della traversa possa aver fornito all’esondazione sulla sponda sinistra del fiume  Bormida».

 

Sulle delibere della Giunta regionale.

Alice Salvatore (Mov5Stelle) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche dagli altri componenti del gruppo, con cui ha chiesto alla giunta di rendere disponibili le delibere agli utenti del Consiglio nello stesso momento in cui le rendono disponibili a quelli della Giunta «in modo da permettere un corretto svolgimento dell’attività politica delle opposizioni». Il consigliere ha rilevato che l’ordine del giorno preliminare delle sedute della giunta è disponibile il giorno stesso, mentre quello definitivo circa una settimana dopo l’incontro, inoltre «durante le sedute di Giunta è possibile che vengano prodotte delibere non presenti nell’ordine del giorno preliminare ma che, data la loro natura di urgenza, sono presentate direttamente in Giunta senza che altri assessori siano preventivamente a conoscenza del contenuto delle stesse». Inoltre sui sistemi interni della Regione i procedimenti sarebbero disponibili agli utenti della Giunta prima che a quelli del Consiglio: «Ai fini dell’espletamento delle funzioni di Consiglieri regionali di opposizione – ha concluso – il ritardo con cui è possibile accedere alle delibere di Giunta rischia sovente di causare un danno politico poiché impedisce la tempestività di eventuali interventi».

Per la giunta ha risposto, dietro delega del presidente della giunta Giovanni Toti, l’assessore Giacomo Giampedrone: «La procedura consolidata – ha esordito – vede modalità di accesso differenziate fra gli utenti della Giunta e del Consiglio anche in considerazione del diverso ruolo istituzionale dei due organi regionali Gli schemi degli atti da sottoporre all’esame della Giunta sono portati a conoscenza degli assessori almeno due giorni prima delle sedute. I consiglieri regionali possono visualizzare e stampare l’ordine del giorno preliminare con la facoltà di conoscere gli oggetti degli schemi degli atti in quanto i provvedimenti non sono stati ancora approvati dalla giunta e non rivestono, quindi, alcun valore giuridico». Con la predisposizione dell’ordine del giorno definitivo, dopo la seduta di giunta, gli atti sono disponibili – ha aggiunto – una volta espletate le procedure di verifica, di registrazione e stesura del verbale definitivo della seduta, che richiedono 3 -4 giorni lavorativi. «In questa fase fase – ha spiegato – gli utenti della giunta possono stampare l’ordine del giorno definitivo e l’accesso agli utenti del Consiglio è sostanzialmente analogo». Rispetto alle delibere “fuori sacco” – ha concluso – la giunta ha adottato nel dicembre 2015 una modifica del regolamento per limitarne la presentazione e la media di quelle presentate nel 2016 è stata, infatti molto inferiore.

 

Riavvio della centrale Enel a Genova Sampierdarena.

Su questo argomento sono state presentate due interrogazioni: una da Gabriele Pisani (Mov5Stelle) , sottoscritta anche dagli altri componenti del gruppo, la seconda da Sergio Rossetti (Pd) .

Gabriele Pisani ha chiesto alla giunta di avviare un immediato confronto con il Ministero dello Sviluppo Economico per non permettere il riavvio della centrale Enel di Genova Sampierdarena sottolineando i rischi dell’impianto in caso di riapertura, «vista la sua riconosciuta vetustà in rapporto al sito densamente abitato e alle possibili deroghe ai valori di emissione prevista dalla normativa vigente». Secondo il consigliere il presunto “buco” nella domanda di energia elettrica, dovuta al fermo del nucleare francese, può essere colmato utilizzando al meglio le centrali a gas a ciclo combinato, che sarebbero più efficienti e meno impattanti dal punto di vista sanitario e ambientale. «Le motivazioni alla base della richiesta di riapertura – ha concluso – risultano discutibili e soprattutto non adeguatamente motivate anche da parte di Terna e del Ministero dello Sviluppo Economico».

Sergio Rossetti (Pd) ha chiesto le misure che la giunta intende adottare nei confronti di Enel, Ministero dello Sviluppo Economico, Autorità Portuale, Capitaneria di Porto ed ARPAL per evitare il riavvio della centrale a carbone di Sampierdarena e fenomeni di inquinamento. Il consigliere ha precisato che nel 2015 l’aggiornamento dell’AIA relativo alla centrale Enel del porto ne consentiva il funzionamento per un numero di ore residue molto limitate concedendo, così, una deroga molto restrittiva ai limiti delle emissioni vigenti. «Una delle criticità derivava anche – ha aggiunto – dal parco carbone scoperto, che disperde le polveri anche a grande distanza ed è stato causa di gravi disagi per gli abitanti di Sampierdarena e San Teodoro. La copertura – ha specificato – non è stata portata avanti proprio in vista della chiusura della centrale». Rossetti ha ricordato che la stessa Enel ha classificato la centrale di Genova tra quelle da portare rapidamente in chiusura in quanto «inefficiente, improduttiva, vetusta e ad alto impatto sull’ambiente e sulla salute» e che alla fine del 2016 si era già proceduto allo spegnimento della centrale e alla ricollocazione del personale in altri impianti o per altre mansioni.

Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Giacomo Giampedrone il quale ha assicurato l’attenzione della Regione rispetto alle scelte del ministero dello Sviluppo economico e ha ricordato che a settembre Enel aveva chiesto la dismissione anticipata dell’impianto, ma il ministero dello Sviluppo economico aveva risposto negativamente vista la situazione di potenziale fabbisogno energetico nazionale in questa fase di emergenza. Rispetto ai rischi per la salute degli abitanti della zona, in caso di riavvio dell’impianto, l’assessore ha rilevato che questi sarebbero gli stessi che i cittadini hanno corso durante gli anni di attività dell’impianto. «L’auspicio di tutti – ha concluso – e che non ci sia la necessità di riattivare la centrale, l’auspicio del presidente della giunta, in particolare, è di incontrare quanto prima il ministro dello sviluppo economico per chiedere, vista la vetustà dell’impianto, di non farlo rimanere ancora potenzialmente riattivabile e di rivedere la posizione assunta nei confronti di Enel. Giampedrone ha suggerito al Consiglio di presentare un ordine del giorno che impegni la giunta proprio in questo senso rispetto al ministero.

 

Lavori della Gronda 

Marco De Ferrari (Movimento 5 Stelle) con un’interrogazione, sottoscritta dall’intero gruppo, ha ricordato che il 20 gennaio 2017 la Giunta regionale ha deliberato l’approvazione dello schema di Accordo di programma tra Comune, Regione e Società Autostrade per l’Italia per l’attuazione della prima fase del piano di rialloggiamento degli abitanti delle case che si trovano lungo il percorso della Gronda autostradale di Ponente. Il consigliere ha evidenziato che l’opera costerà 3,6 miliardi di euro che saranno coperti da Autostrade attraverso un aumento dei pedaggi sull’intera rete nazionale. Allo stato attuale – ha aggiunto – si stima un rincaro delle tariffe del 15 – 20 per cento. De Ferrari ha, quindi, chiesto alla giunta «di rinunciare definitivamente a questa “grande opera” e indirizzare i 3,6 miliardi di euro previsti per contrastare il dissesto idrogeologico diffuso su tutto il nostro territorio regionale».

Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Giacomo Giampedrone il quale ha spiegato che i fondi necessari per realizzare la Gronda sono nelle disponibilità del ministero e non della Regione e, quindi, non possono essere dirottati su altri tipi di finanziamento. Giampedrone ha, però, ribadito la necessità di tutelare i cittadini che dovranno trovare una nuova abitazione. «La questione molto delicata e difficile” relativa agli espropri – ha concluso – è oggetto da anni di approfondimenti, sopralluoghi e sedute del Comitato che attua la norma del PRIS, unico esempio in Italia di legge regionale volta a tutelare ed accompagnare i soggetti interferiti mediante indennizzi».

 

Concessioni a privati per la gestione di servizi in alcuni ospedali del ponente

Andrea Melis (Movimento 5 Stelle) ha illustrato un’interrogazione, sottoscritta anche dagli altri componenti del gruppo, relativa all’ipotesi di concessioni a soggetti privati, accreditati con il servizio sanitario regionale, per la gestione dei servizi erogati in regime di ricovero e ambulatoriale presso gli  ospedali Saint Charles di Bordighera, Santa Maria di Misericordia di Albenga e San Giuseppe di Cairo Montenotte. In particolare il consigliere ha chiesto alla giunta  «le tipologie dei contributi e prestazioni richiesti agli operatori economici privati». Melis ha chiesto alla giunta se abbia già idea «di quale sarà il peso dell’intervento pubblico, qualora ci fossero le condizioni la definizione di un rapporto concessorio tra stazione appaltante e soggetti privati ovvero nell’ipotesi in cui s’intenda procedere direttamente con appalto».

Per la giunta ha risposto l’assessore alla sanità Sonia Viale la quale ha ribattuto che su questo tema c’è stata una forte disinformazione: «E’ legge dello Stato la possibilità che i sistemi sanitari regionali, nell’ambito della sanità pubblica, attivino la gestione privata o pubblica. Questo – ha precisato – non comporta nulla per il cittadino, anche rispetto al trattamento economico delle prestazioni rispetto alle due diverse gestioni. Viale ha definito «scellerate le politiche adottare nel passato» per i tre ospedali oggetto dell’interrogazione. Per quanto riguarda le richieste specifiche del consigliere ha rinviato agli atti della giunta e all’avviso pubblicato sull’albo pretorio.

 

Presunta discriminazione nei confronti di una giovane puerpera imperiese

Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini) con un’interrogazione ha ricordato che a fine gennaio i familiari di una giovane puerpera imperiese hanno riferito ai media che la donna, ricoverata nel reparto di ostetricia dell’ospedale di Imperia, era stata spostata in un’altra stanza perché era subentrata un’altra giovane donna di origine turca e di religione musulmana. Secondo i parenti della puerpera imperiese, la donna straniera era stata trasferita «perché  in sostanza, i responsabili dell’ospedale avevano mostrato un’inaccettabile accondiscendenza verso taluni diktat ed usanze islamiche, a discapito della loro congiunta». Anche se – ha sottolineato il consigliere –  la direzione sanitaria dell’ASL1 Imperiese aveva giustificato il trasferimento spiegando ai media che era avvenuto “solo ed esclusivamente per motivi di natura sanitaria”. Piana ha, quindi, chiesto alla giunta chiarimenti in merito alla vicenda e, in particolare, se sia vero che in presenza del sospetto di malattie infettive il protocollo medico – ospedaliero non preveda l’isolamento in apposite strutture e specifiche condizioni, e perché la malattia non sia stata segnalata dal medico all’ASL1 Imperiese e alla Regione, come previsto dall’obbligo di legge. Il consigliere, infine, ha chiesto se risponda al vero,  «che nel reparto di ostetricia esista una prassi o un protocollo per sfavorire situazioni di disagio”» e «il reale motivo per il quale le stanze singole esistenti nel reparto di ostetricia erano occupate da altre gestanti di origine straniera e di religione musulmana e se lo specialista ostetrico maschio, in servizio proprio la notte in cui la signora di origine turca stava per dare alla luce il bimbo, sia stato sostituito con un’ostetrica femmina, poi presente in sala parto per dare assistenza durante la nascita».

L’assessore alla sanità, Sonia Viale  ha spiegato che la direzione generale della Asl ha assicurato che ogni iniziativa dal punto di vista sanitario è stata assunta a difesa delle pazienti tutte ed è stato applicato il protocollo  che prevede determinate disposizioni  rispetto a patologie.  Viale ha poi aggiunto di essersi consultata anche con il presidente Toti, perché ritiene «corretto vietare, anche in Liguria, l’ingresso in strutture sanitarie a chi indossa  il burqa ». Per l’assessore il provvedimento di divieto  rappresenterebbe una misura fortemente antidiscriminatoria a difesa della libertà delle donne e consentirebbe il rispetto  delle normative di sicurezza vigenti «che vanno applicate anche nelle nostre strutture»

 

Appalto relativo ai servizi archivistici  

Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) con un’interrogazione ha ricordato che a partire dal 1999 la società MultiService gestisce per conto della Regione Liguria  i servizi archivistici, biblioteconomici e di supporto alle politiche del lavoro e statistica a partire dal 1999 , in virtù di una convenzione stipulata nel 1999, di una proroga e della gara di appalto vinta nel 2010 e seguìta da diverse proroghe, l’ultima della quale scade il prossimo 30 aprile. Pastorino ha  ricordato che nel giugno scorso la Regione ha indetto una gara d’appalto per  4 milioni e 526 mila euro per l’affidamento degli stessi servizi e che la prima in graduatoria ha offerto un ribasso del 33%. «Questo ribasso – ha affermato –  comporta un valore dell’offerta inferiore addirittura al costo del personale, senza tener conto delle spese generali, oneri finanziari e imprevisti». Pastorino ha evidenziato, inoltre, che «il vincitore del nuovo appalto è stato pesantemente coinvolto nell’indagine di “Mafia Capitale”. Il consigliere ha chiesto alla giunta se  «il nuovo accordo non appare in grado di garantire il costo del personale, con rischi palesi di violazione di accordi contrattuali» e di porre maggiore attenzione sulla possibilità reale di fornitura del servizio.

L’assessore Giacomo Giampedrone  ha puntualizzato che, in ordine alla congruità dell’offerta presentata dalla società risultata prima classificata, la stessa è stata dichiarata anomala in seguito ad un accertamento normativo. Il responsabile del procedimento di affidamento ha, quindi, formalmente richiesto i giustificativi,  precisando che non sono ammesse le giustificazioni che contrastano i trattamenti salariali minimi e inderogabili stabiliti dalla legge. L’assessore ha detto che la disamina dei giustificativi è attualmente in corso. Per quanto concerne il  segnalato coinvolgimento della società nell’indagine denominata Mafia Capitale,  gli uffici hanno effettuato delle verifiche  sul portale  dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e nulla è stato rilevato. Giampedrone ha, infine, ricordato che al momento non è stato firmato alcun accordo da parte dell’amministrazione regionale con la società stessa poiché non è ancora intervenuta neppure la proposta di aggiudicazione, essendo la  procedura di scelta del contraente nella fase di disamina dell’offerta.

 

Tempi di attesa degli esami e visite mediche nell’Asl 4 

Luca Garibaldi (Pd) con un’ interrogazione ha evidenziato che nell’Asl 4 i tempi di attesa per accedere ad alcune prestazioni mediche sono significative. In particolare – ha ricordato –  per le prestazioni con codice di priorità B (Risonanza magnetica della colonna, Tac del capo, dell’addome  o del torace) si registrano tempi di attesa massimi di 21 giorni, rispetto ai dieci previsti per questo tipo di codice mentre sulle prestazioni con codice di priorità D si registrano tempi di attesa massimi di 264 giorni (colonscopia) e di 147 giorni (mammografia) rispetto ai 60 giorni previsti. Analoghe criticità si rilevano sulle visite generali (neurologia, ortopedia, chirurgia vascolare-angiologia), per esami e visite programmate e – ha citato fra le altre – ecografie della mammella, mammografie e visite oculistiche. Garibaldi ha, quindi, chiesto alla giunta se sia al corrente dei motivi di tali criticità e quali iniziative intende intraprendere per la riduzione dei tempi di attesa.

Per la giunta ha risposto l’assessore alla sanità, Sonia Viale la quale ha premesso che spesso è il criterio di appropriatezza a richiedere che un esame non debba essere ripetuto con troppa frequenza e ha fornito una dettagliata relazione sui tempi delle prestazioni. Viale ha spiegato, fra l’altro, che il 96% delle visite prenotate sono state eseguite entro l’anno. In particolare il 96% delle viste da effettuare entro 30 giorni sono state prenotate entro il mese e il 99% delle prestazioni brevi sono state effettuate entro sette giorni.

 

Reparto di geriatria all’ospedale San Bartolomeo di Sarzana  

Juri Michelucci (Pd) ha illustrato un’interrogazione sottoscritta anche da un altro componente del gruppo, Raffaella Paita, con la quale ha ricordato che nel giugno 2014 è stata inaugurata presso l’ospedale di Sarzana la nuova struttura complessa di geriatria. Nel reparto – si evidenzia – vengono effettuati annualmente circa 1200 ricoveri e 3000 visite ambulatoriali. Secondo quanto riportato da Michelucci, però, «l’attuale presenza di 11 “appoggi”, 22 fino a qualche giorno fa, in altri reparti testimonia la difficoltà di far fronte alla domanda di posti letto per la struttura». Lo staff clinico – ha rimarcato – è attualmente costituito da 3 medici a tempo indeterminato e 2 a tempo determinato, di cui uno è stato trasferito solo da qualche giorno mentre «per l’attività occorrerebbero 6 medici». Michelucci ha chiesto, quindi, alla giunta di implementare l’attuale organico con la dotazione di un numero di medici almeno pari a 3, di « dare seguito a quanto disposto dal Piano Sanitario Regionale per raggiungere i 32 posti letto» e di «realizzare dell’impianto di condizionamento prima dell’estate».

Per la giunta ha risposto l’assessore alla sanità Sonia Viale la quale ha spiegato che la degenza presso l’ospedale è stata completamente rivisitata per dedicare alla degenza dei pazienti acuti gli spazi disponibili. Sono previste – ha aggiunto – la ricollocazione di tutte le chirurgie sullo stesso piano, l’ampliamento dell’attività operatoria al pomeriggio, la ricollocazione dei reparti di area medica al primo piano, mantenendo la geriatria, spostando la medicina, che ora è al secondo piano, e ampliandola di ulteriori 24 letti. Al secondo piano sarà realizzato – ha concluso – un nuovo reparto per il week surgery multidisciplinare.

Reparto di rianimazione all’ospedale “San Bartolomeo” di Sarzana

Juri Michelucci (Pd) ha illustrato un’interrogazione con la quale ha chiesto alla giunta se rispondano al vero «le preoccupanti voci che vedrebbero il ridimensionamento ad unità di terapia sub-intensiva» del reparto di rianimazione del San Bartolomeo. Il consigliere ha chiesto, inoltre, alla giunta di valorizzare il reparto «dotandolo dei posti letto previsti nel piano sanitario, del personale e della strumentazione tecnica necessaria». Nel documento Micheluccci ha ricordato che attualmente il reparto non è dotato della strumentazione tecnica necessaria e conta solo tre posti letto effettivamente attrezzati per la rianimazione e di uno utilizzato come appoggio, contro i 5 previsti.

Per la giunta ha risposto l’assessore alla sanità Sonia Viale la quale ha spiegato che il reparto di rianimazione è dotato di 3 letti con la disponibilità di un quarto letto prontamente attivabile e che la riduzione era stata richiesta dalla precedente amministrazione della Asl, a causa del basso indice di occupazione legato al riassetto aziendale: i posti letto erano dotati di un’assistenza infermieristica sovrastimata (tre infermieri per turno) e, con la riduzione dei letti, l’amministrazione aveva ridotto il personale, ma rispettando sempre gli indici nazionali. L’assessore ha concluso ricordando la strumentazione in dotazione al reparto.

 

Assenti: Berrino, Scajola

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